L’Armeria Reale di Torino è molto più di una collezione di armi

Scopri come una collezione di armi antiche riesca ad avere un fascino incredibile grazie al suo allestimento in una delle gallerie più belle di sempre.
Armeria Reale di Torino

Indice

L’Armeria Reale di Torino è uno di quei luoghi capace di farti dire “Wow” per lo stupore.

Conta più di 5 mila armature, dalla Preistoria all’inizio del Novecento, al punto da essere considerata una delle più grandi e importanti collezioni di questo tipo nel mondo.

Ma a renderla un posto veramente speciale è l’allestimento in una delle gallerie più scenografiche della storia dell’arte: la Galleria Beaumont.

In questa guida ti farò conoscere tante curiosità, a cominciare dai dettagli più affascinanti degli spazi espositivi. Poi ti indicherò le opere più originali e infine ti racconterò gli aneddoti più interessanti della sua storia

Tra le sale dell’Armeria Reale di Torino

L’Armeria Reale di Torino è ospitata all’interno del Palazzo Reale di Torino.

Per visitarla si fa lo stesso percorso che faceva il re, ovvero si attraversano gli appartamenti di Palazzo Reale fino alla Sala del Consiglio, poi si continua a destra nel Gabinetto Cinese, si supera la sala del Medagliere e infine si entra nell’Armeria Reale.

Cavalli e cavalieri nella suggestiva Galleria Beaumont

Il primo ambiente dell’Armeria Reale è l’affascinante Galleria Beaumont. Per me basta solo questa sala per motivare la sua visita.

Armeria Reale di Torino - Galleria Beaumont

La sua denominazione rende merito alla meravigliosa volta affrescata nel Settecento dal pittore Claudio Francesco Beaumont con le storie dell’eroe troiano Enea.

affreschi Galleria Beaumont Torino
affreschi della Galleria Beaumont a Torino

A fare da cornice agli affreschi, una sontuosa decorazione in stucco dorato ideata dal celebre architetto della galleria, Filippo Juvarra, proprio negli stessi anni in cui stava realizzando un’altra famosissima galleria, quella di Diana alla Reggia di Venaria.

A completare la sala ci pensa l’architetto Benedetto Alfieri, che aggiunge i marmi alle pareti e i quattro camini con i bassorilievi in stile neoclassico, realizzati dai fratelli Collino, autori tra l’altro delle quattro statue allegoriche raffiguranti le virtù del sovrano, alle due estremità della galleria.

L’elegante Galleria Beaumont viene scelta nell’Ottocento come perfetto palcoscenico di una parata di armature in piedi o a cavallo, tra grandi vetrine con armi, elmi, scudi e balestre.

Colpisce il realismo dei cavalli, tanto da dare l’impressione di essere veri. In realtà si tratta di sculture in legno, rivestite da vera pelle equina provenienti dalle scuderie dei Savoia.

La scultura più curiosa è forse quella con il manto maculato, appartenuto a un cavallo americano donato a re Carlo Alberto.

In generale, le armature e le armi sono così ricche di decorazioni che mi paiono più degli oggetti preziosi che degli strumenti di combattimento.

La Rotonda dell’Armeria Reale, una “biblioteca” d’armi

Percorsa la galleria, si è accolti nella cosiddetta Rotonda, realizzata nell’Ottocento dall’architetto di corte Pelagio Palagi, su incarico di re Carlo Alberto.

La prima impressione è quella di entrare in una specie di biblioteca. Ed infatti, questo spazio era stato pensata da re Carlo Alberto proprio come la biblioteca dell’armeria, con un ballatoio pieno di libri e trattati militari.

Rotonda dell'Armeria Reale di Torino

Oggi sul ballatoio corre invece un’infilata di alabarde che puntano verso il soffitto a cassettoni, decorato con tele dipinte, tra cui le “Scene dell’Iliadedi Francesco Gonin.

In basso, le pareti sono percorse da una continua teca in legno, dove si possono ammirare le collezioni di armi più moderne. Quelle che mi colpiscono di più sono quelle risalenti alle guerre di indipendenza perché hanno contribuito alla nascita dell’Italia.

– Il centro della sala è occupato da una vetrina che inaspettatamente ospita delle armature giapponesi. Si tratta di un dono da parte dall’imperatore Meiji a re Vittorio Emanuele II, qualche anno dopo la firma del trattato di amicizia e commercio tra il Regno d’Italia e l’Impero giapponese.

Armatura giapponese dell'Armeria Reale di Torino

-Fa la sua scena anche l’ultima novità dell’allestimento: la carrozza privata di Vittorio Emanuele II, il primo re d’Italia, proprio a pochi passi dalla loggia da cui suo padre Carlo Alberto proclamò l’inizio della I Guerra d’Indipendenza.

Da questo balcone si può ammirare piazza Castello da un’inedita prospettiva. Ogni volta che mi affaccio da qui provo a immaginare la manica di collegamento che un tempo collegava Palazzo Reale a Palazzo Reale più o meno a questa altezza. È stato un rovinoso incendio a distruggerla, e da allora i due edifici sono separati l’uno dall’altro.

Lo scalone di ingresso

La Rotonda dà poi su un monumentale scalone, realizzato da Benedetto Alfieri nel 1740, come snodo tra gli Appartamenti Reali e la manica che ospitava le Segreterie di Stato e che oggi è sede della Prefettura.

Scalone dell'Armeria Reale di Torino

Quando l’Armeria fu aperta al pubblico nell’Ottocento, svolse anche il ruolo di scalone d’accesso per i visitatori da Piazza Castello. A quei tempi, mica potevano passare dagli Appartamenti Reale, come possiamo fare oggi.

Suggestivo il gioco di luce che entra dai finestroni, così come la ricca decorazione in stucco, le quattro colonne grigie, le solenni sculture e i bassorilievi in marmo raffiguranti mostri marini.

Le opere più curiose da notare

Come ti ho già detto, l’Armeria Reale di Torino possiede una collezione di armi tra le più grandi e importanti al mondo.

Ecco una mia selezione delle opere più curiose.

– Il controrostro a forma di testa di cinghiale

Questo reperto, unico al mondo, è stato ritrovato nei fondali del porto di Genova alla fine del Cinquecento, per poi entrare nelle collezioni dell’Armeria nel 1833.

controrostro del III secolo a. C. dell'Armeria Reale di Torino

Probabilmente era collocato sulla chiglia di una trireme romana del III secolo a. C. per proteggerla dal rostro delle navi nemiche, ovvero dallo sperone fissato alla prua per attaccare lo scafo avversario.

Lo vedrai esposto su un basamento in legno, disegnato da Pelagio Palagi nell’Ottocento.

La spada di San Maurizio

Nel passato fu considerata una delle reliquie più importanti di Casa Savoia perché si pensava fosse appartenuta a San Maurizio, il generale romano a capo della famosa Legione Tebea, che nel III secolo d.C. si rifiutò di giustiziare alcune famiglie di cristiani, pagando con il martirio l’insubordinazione all’imperatore Diocleziano.

In realtà, si tratta di una spada duecentesca, che nella I metà del Quattrocento viene dotata di una preziosa custodia in cuoio, con la raffigurazione del santo cavaliere, perfettamente conservata.

Un rarissimo morso di cavallo

Se lo osservi bene, questo morso pare più un oggetto di oreficeria che un semplice finimento per la bardatura di un cavallo.

La presenza di due stemmi sui paraocchi fa pensare a un dono di nozze, e questo spiegherebbe l’elegante lavorazione con smalti chaplevè limosini, un’antica tecnica dell’oreficeria di Limoges, che consisteva nel decorare gli oggetti metallici con piccoli alveoli scavati, per poi riempirli di smalto vitreo.

L’olifante da caccia

Si tratta di un corno da guerra, ricavato da una zanna di elefante e poi finemente intagliato con scene di caccia popolate da cervi, leoni e coccodrilli, e da altri animali fantastici.

Fa parte di una tipologia di oggetti commissionati tra la fine del 400 e i primi decenni del 500, da mercanti portoghesi ad artigiani della Sierra Leone, esperti nella realizzazione di questo genere di manufatti e in stretti rapporti commerciali con i portoghesi.  

L’armatura del duca Emanuele Filiberto

Proprio con questa armatura, lo scultore Carlo Marochetti ha raffigurato il duca Emanuele Filiberto nel famoso monumento equestre di piazza San Carlo, il cosiddetto “Caval ëd Brons”. Pure la posa del cavallo è la stessa.

Ma non è tutto. Se visiti la Galleria Sabauda, puoi trovare un ritratto del duca, realizzato dal pittore Giacomo Vighi, detto l’Argenta, sempre con questa armatura.

Nella vetrina affianco sono poi esposti altri componenti, una sorta di pezzi di ricambio, a seconda che il duca la usasse per un combattimento o per occasioni di rappresentanza.

I fucili donati dal duca Massimiliano I di Baviera al duca Carlo Emanuele II di Savoia

Mai usati come armi, perché fabbricati come dono di nozze, questa coppia di fucili da caccia del Seicento è riccamente decorata con intarsi in avorio raffiguranti temi mitologici e con rilievi a grottesche in argento, oro e madreperla.

Anche in questo caso, il loro valore è legato all’alta manifattura.

La spada di Napoleone Bonaparte

Si pensa che questa sia la spada usata da Napoleone durante la campagna d’Egitto e la battaglia di Marengo.

Verso l’impugnatura la lama diventa azzurrata ed è decorata con trofei e motivi vegetali, incisi e dorati; l’impugnatura ha invece un pomo dalla particolare forma di elmo.

Le armi orientali

All’interno di una delle vetrine della Rotonda sono esposti i pezzi più prestigiosi di una collezione di oltre 500 armi di vario tipo, come coltelli, sciabole, spade, pugnali di notevole fattura, provenienti da un’area geografica molto vasta, dai Balcani all’Estremo Oriente.

Lasciati incantare dai disegni dorati delle lance di stato di Giava; dalla sciabola ottomana con il nome di Solimano il Magnifico inciso nel fodero; dalla decorazione a smalto dei due pugnali persiani; e dalla sciabola del Siam, la cui impugnatura termina con un naga a tre teste, il mitico serpente custode di tesori.

Come nasce una delle più grandi armerie d’Europa

La storia dell’Armeria Reale comincia negli anni Trenta dell’Ottocento, per iniziativa di re Carlo Alberto di Savoia.

La sua fondazione faceva parte di un più ampio progetto culturale voluto dal re, con un duplice scopo: da una parte arricchire le collezioni di arte e storia di Casa Savoia, per non sfigurare di fronte alle altre dinastie europee; dall’altra mettere questo patrimonio a disposizione di tutti, aprendolo al pubblico.

  • Vengono quindi ampliati i fondi librari della Biblioteca Reale con importanti acquisti;
  • La Pinacoteca Regia diventa un museo pubblico, fondando il primo nucleo della futura Galleria Sabauda, oggi visitabile all’interno dei Musei Reali di Torino;
  • E infine, la Galleria Beaumont di Palazzo Reale diventa la sede dell’Armeria Reale, uno spazio dedicato alla celebrazioni della gloria militare sabauda, attraverso l’esposizione delle armi e delle armature di famiglia.

L’allora direttore della Pinacoteca Regia, Roberto d’Azeglio, viene quindi incaricato di radunare tutte le collezioni d’armi disperse tra gli arsenali di Torino e di Genova e le raccolte di antichità dei Savoia.

Ma oltre a dare lustro alla propria casata, Carlo Alberto voleva ampliare le collezioni, creando un vero e proprio museo che fornisse una panoramica completa sulla manifattura degli oggetti legati all’arte della guerra.

Iniziano così una serie di prestigiose acquisizioni sul mercato antiquario, che accrescono a tal punto il patrimonio da richiedere un ingrandimento dello spazio espositivo.

L’architetto di corte Pelagio Palagi realizza pertanto la cosiddetta Rotonda, per ospitare le collezioni più moderne, come la raccolta di armi orientali e le collezioni dei re d’Italia.

Nel frattempo, nel 1837 l’Armeria viene aperta al pubblico per poi diventare un museo statale più di un secolo dopo, con la nascita della Repubblica italiana nel 1946.

->Scopri anche gli appartamenti dei Savoia a Palazzo Reale oppure fatti affascinare dagli altri musei di Torino.

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