La Mole Antonelliana è l’edificio simbolo di Torino. E lo è perché rappresenta l’anima più autentica, creativa e folle di una città da sempre conosciuta per la sua eleganza e il suo rigore.
Protagonista assoluta dello skyline cittadino, la vedi sbucare per la città quando meno te lo aspetti. Come se fosse sempre pronta a stupirti e a farti da bussola.
Un simbolo che si fa voce dei messaggi della sua città, che la rappresenta nel mondo e che la rende una città che non ha nulla da invidiare alle altre grandi capitali.
In questa guida
– ti spiegherò perché la Mole è così unica, a partire dal suo nome, descrivendoti la sua architettura così originale e raccontandoti la storia dell’architetto Alessandro Antonelli, che dedicò gran parte della sua vita a questo progetto monumentale.
– Infine ti svelerò alcune curiosità che non tutti conoscono.
La Mole Antonelliana in breve
Dove si trova
In via Montebello 20, nel centro di Torino, a pochi minuti da Piazza Castello.
Perché è famosa
È il simbolo di Torino ed una delle costruzioni più uniche al mondo.
Altezza
Circa 167,5 metri.
Cosa c’è dentro
Il Museo Nazionale del Cinema e un ascensore panoramico per ammirare una vista spettacolare sulla città e sulle Alpi. –> Scopri se la salita sulla Mole e il Museo del Cinema fanno per te.
Perché la Mole è unica al mondo
La Mole Antonelliana è una delle costruzioni più originali del mondo, con una sagoma così particolare da risultare inconfondibile.

Osservandola dal basso pare un tempio antico, ma poi una strana cupola allungata si innalza sempre più verso il cielo, fino ad assottigliarsi in una specie di guglia gotica.
Per scoprire come sia stato possibile progettare un edificio così strano, partiremo dal nome perché ci fornirà una premessa significativa.
Perché si chiama Mole Antonelliana?
Questa domanda è davvero un classico. E la sua risposta lascia sempre sorpresi.
In architettura il termine “mole” indica una costruzione di grosse dimensioni.
E infatti la Mole di Torino è stata per lungo tempo l’edificio in muratura più alto del mondo, grazie ai suoi 167,5 metri di altezza.
L’aggettivo “antonelliana” deriva invece dal nome del suo progettista, il geniale Alessandro Antonelli. Solo un architetto con il suo estro poteva ideare una costruzione così originale. Ed è per questo che porta il suo nome.
Una forma che sfugge a ogni definizione

Scopriamo insieme la Mole Antonelliana, un livello alla volta.
- Nella parte più in basso troviamo l’ingresso, preceduto da un colonnato in stile neoclassico, a imitazione di un tempio antico. Il basamento è scandito da pilastri alternati a semicolonne e da ampie superfici vetrate.
- Ora cominciamo ad alzare lo sguardo progressivamente: una copertura a falde (ovvero una specie di tetto inclinato), un loggiato di 20 colonne per ciascun lato e poi delle vetrate semicircolari.
- Siamo arrivati alla grande cupola allungata, una sorta di guscio dalle pareti convesse.
- Saliamo ancora. Dai 70 ai 90 metri si eleva un colonnato a due piani, il cosiddetto tempietto. L’ascensore panoramico di cui ti ho parlato prima arriva proprio qui.
- Sopra al tempietto parte la guglia. Dai 90 ai 113 metri svetta la cosiddetta lanterna a base circolare, per poi lasciare posto alla cuspide a base ottagonale di ispirazione neogotica.
- Dieci terrazzini si susseguono uno sopra l’altro, sempre più piccoli, fino alla stella tridimensionale, a 12 punte. Siamo arrivati ai 167, 5 metri di altezza.
La Mole Antonelliana è senza dubbio una delle costruzioni più ardite dell’Ottocento, un edificio a tratti visionario, una vera sfida in muratura, senza l’uso di una struttura in ferro, come invece accade per la contemporanea e altrettanto vertiginosa Torre Eiffel.
Alessandro Antonelli sceglie di rimanere fedele alla tradizione torinese del mattone e della pietra, ma la trasforma in un’avanguardia ingegneristica così rivoluzionaria da influenzare e affascinare tutte le generazioni successive.
Con le sue colonne, i suoi pilastri e la sua cupola, la Mole pare subito un tributo al neoclassicismo, la corrente stilistica diffusasi a partire dalla II metà del Settecento, che si ispira all’arte greca-romana.
Tuttavia l’estremo verticalismo della guglia la associa ad influssi più eclettici, di matrice neogotica.
Una commistione paradossale se ci pensiamo, ma dall’esito incredibilmente affascinante.
Il sogno visionario di Antonelli
La storia della Mole Antonelliana è legata a filo doppio con quella del suo architetto, Alessandro Antonelli.
È la storia di un uomo speciale e appassionato, che non si fece intimorire dagli ostacoli ma rimase tenacemente aggrappato al suo sogno fino alla fine dei suoi giorni.
Scopriamola insieme passo dopo passo.
La Mole Antonelliana doveva essere una sinagoga
Già, la storia della Mole Antonelliana parte dall’iniziativa della comunità ebraica di Torino che voleva festeggiare il diritto di culto acquisito grazie a re Carlo Alberto nel 1848.
Fino ad allora gli ebrei di Torino erano vissuti stipati nel ghetto, negli isolati compresi tra piazza Carlo Emanuele II e le vie Maria Vittoria, Bogino e Principe Amedeo.
Grazie a Carlo Alberto, la comunità era finalmente libera di vivere dove voleva e di costruirsi un luogo in cui pregare.
E così, la Mole Antonelliana sarebbe dovuta essere la nuova sinagoga di Torino.
Il progetto di partenza della Mole Antonelliana
Nel 1862 il cantiere della sinagoga di Torino viene affidato ad Alessandro Antonelli, un architetto di formazione neoclassica, ma con una certa propensione per la sperimentazione in campo stilistico e costruttivo.
Secondo gli accordi iniziali, il progetto prevedeva un edificio comprendente locali ad uso ufficio, una scuola e una grande aula per il culto coperta da una cupola emisferica. Per un totale di 47 metri di altezza.
No, non sto scherzando. Scommetto che ora ti stai chiedendo come si è arrivati alla bellezza degli attuali 167,5 metri, vero?
Una costruzione sempre più ambiziosa e… onerosa
Diciamo che la Mole diventa sempre più alta un poco alla volta. Ed è tutta colpa o, meglio, è tutto merito dell’ossessione di Antonelli per l’altezza.
Fin da subito, il nostro architetto non si accontenta dei soli 47 metri previsti. Per convincere i committenti, fa leva sul loro orgoglio puntando sul fatto che Torino era la capitale d’Italia e che la sinagoga che stava costruendo sarebbe stata la sinagoga nazionale.
E così l’edificio inizia a salire, ma con qualche problema di troppo. Si dilatano i tempi di realizzazione, ma soprattutto i prezzi salgono alle stelle.
In più, pure la Storia si mette di traverso: nel 1865 Firenze ruba il ruolo di capitale a Torino e la comunità ebraica capisce che la nuova costruzione non sarà mai la sinagoga nazionale, ma piuttosto l’edificio della titanica sfida di Alessandro Antonelli alle leggi della fisica.
La comunità ebraica si sfila ma la Mole si salva grazie ai torinesi
Ma a prescindere da questi sogni di gloria infranti, nel 1869 i soldi previsti per il cantiere finiscono inesorabilmente. A questo punto la comunità ebraica saluta Antonelli, lasciandogli l’edificio con la cupola tronca a 70 metri di altezza.
Qualche anno più tardi la vera Sinagoga di Torino sorgerà dov’è ancora oggi, nel quartiere di San Salvario.
Ma torniamo alla Mole. Nonostante il defilarsi della comunità ebraica, Antonelli è davvero fortunato. Il suo edificio è ormai famoso in tutta la città e il Comune decide di sobbarcarsi l’onere di terminare il cantiere per poi trasformarlo in un museo dedicato a re Vittorio Emanuele II.
Antonelli seguì il suo sogno fino all’ultimo respiro
La Mole riparte con la sua salita verso il cielo e neppure il terremoto del 1887 ha il potere di infrangere le ambizioni di Antonelli. La guglia subisce danni, ma l’edificio regge perfettamente, dimostrando la sua solidità agli scettici.
E così, il cantiere prosegue ancora, anno dopo anno, di pari passi con l’avanzare dell’età dell’architetto.
Pensa che, ancora alla bellezza di 90 anni, Antonelli si issa su un rudimentale montacarichi per verificare lo stato dei lavori di persona.
La sua ultima trovata è quella di sostituire la prevista stella a cinque punte come coronamento della guglia con una statua raffigurante un genio alato, nume tutelare dell’Italia e di Casa Savoia.
In questo modo l’altezza raggiunta è di 165 metri.
Purtroppo Antonelli non vedrà mai la fine del suo cantiere. Muore nel 1888, sei mesi prima dell’inaugurazione della statua alata.
È suo figlio Costanzo a portare a termine questa lunghissima vicenda costruttiva che regala ai torinesi di allora l’edificio in muratura più alto del mondo.
Come si arriva ai 167,5 metri della Mole
Se ci hai fatto caso, ho detto che alla fine della sua costruzione la Mole era alta 165 metri di altezza, ma prima ti avevo parlato di 167,5 metri.
Da dove arrivano allora questi 2 metri e mezzo in più?
Dunque, nel 1904 un violento uragano rovescia la statua del genio, ma per fortuna rimane miracolosamente in bilico sul terrazzino sottostante.
Si decide pertanto di rimpiazzarla con una stella a cinque punte. Ed è proprio questa sostituzione che fa guadagnare alla Mole quei metri che mancavano per portarla alla sua massima altezza, i 167 metri e mezzo di oggi.
-> Se vuoi vedere la statua del genio alato, la trovi esposta all’interno del Museo del Cinema.
Le disavventure della Mole continuano nel Novecento
La Mole scampa miracolosamente ai bombardamenti della II guerra mondiale, ma non al ciclone del 1953 che causa il crollo di 47 metri di cuspide, senza fortunatamente alcuna vittima.

La cuspide viene ricostruita in metallo e viene aggiunta la stella tridimensionale a 12 punte che ancora oggi svetta in cima. Questo intervento garantisce di sicuro maggior stabilità, ma priva la Mole del primato di costruzione in sola muratura più alta del mondo.
La nascita del Museo Nazionale del Cinema
L’ultimo capitolo della storia della Mole risale agli anni Novanta, quando viene scelta come sede permanente del Museo Nazionale del Cinema.
È l’architetto Gianfranco Gritella a predisporre un adeguato riassetto per l’uso museale, avviando pure un restauro che riporta la Mole al suo originario splendore.
Il museo apre al pubblico nel 2000, rivelandosi una scelta vincente fin da subito.
Quattro curiosità che non sai sulla Mole Antonelliana
Oltre che per la sua originale architettura e alla storia avvincente, la Mole è ancora più speciale grazie a una serie di curiosità che non ti aspetti.
Ad esempio, lo sapevi che ha un legame con la serie di Fibonacci; che manda messaggi luminosi a tutta la città; che ha trovato un modo di entrare nelle “tasche” di tutti; e che incute timore negli studenti?
Ora ti svelerò come riesce a fare tutto ciò.
Il legame della Mole con i numeri di Fibonacci
In alcuni mesi dell’anno, la cupola della Mole Antonelliana è illuminata di sera da quella che da lontano sembra essere semplicemente una linea rossa.
In realtà, si tratta dell’installazione “Il volo dei numeri”, realizzata dall’artista Mario Merz in occasione di Luci d’Artista, l’ormai tradizionale manifestazione d’arte contemporanea a cielo aperto che ogni anno, da metà ottobre a metà gennaio, illumina Torino dal centro alla periferia.

La linea rossa è in realtà una fila di numeri, per l’esattezza la serie dei numeri di Fibonacci, uno dei più grandi matematici di sempre. In pratica consiste in una successione di numeri interi in cui ciascun numero è la somma dei due precedenti, eccetto i primi due che sono 1 e 1.
Questa sequenza numerica si ritrova nelle leggi della natura, della botanica, della musica e del corpo umano.
Mario Merz ne rimane così affascinato da usarla nelle sue opere come simbolo dell’energia contenuta nella materia e del continuo ciclo vitale del mondo naturale.
Per lui questi numeri sono “qualcosa di razionale che rende possibile l’avvicinarsi all’irrazionalità della vita”.
Proprio come i calcoli matematici di Antonelli che hanno permesso di sfidare l’altezza, fino quasi a toccare il cielo.
Messaggi luminosi mandati dalla Mole
L’installazione di Merz non è l’unica forma di illuminazione della Mole Antonelliana.
Infatti, in determinate ricorrenze, il simbolo di Torino è diventato una sorta di cinema a cielo aperto, uno schermo multimediale sul quale proiettare immagini statiche o in movimento, grazie ad innovative tecniche di videoproiezione.
Giusto per citare qualche esempio, mi vengono in mente le celebrazioni per i 20 anni del Museo del Cinema oppure gli spettacoli visivi per la festa di San Giovanni, patrono della città.
E poi ci sono le migliaia di lampadine LED installate lungo tutta la guglia e la cupola, grazie a cui la Mole può cambiare colore in occasione di precise ricorrenze.
Dal rosso e blu del periodo natalizio ai colori dell’arcobaleno per celebrare il mese dell’orgoglio LGBTQ; dal granata in memoria del “Grande Torino” al rosa per la manifestazione “Just the Woman I Am”.
Tutti abbiamo la Mole in tasca
La Mole Antonelliana è l’edificio simbolo di Torino. Ma è talmente famosa in tutta Italia che la troviamo raffigurata persino sulle monete da 2 centesimi.
Visto che siamo in tema, controlla anche le tue monete da 1 centesimo.
Non so se lo sai, ma nel 2001 la Zecca dello Stato ha coniato per errore alcune monete da 1 centesimo con la Mole Antonelliana sul retro al posto di Castel Del Monte. E ora queste rare monetine valgono un bel po’.
Leggende e superstizioni sulla Mole Antonelliana
Come capita a tutti i luoghi più famosi di Torino, anche la Mole è protagonista di una serie di leggende.
Ad esempio, secondo la tradizione esoterica, la Mole è in realtà un catalizzatore di energia positiva, grazie alla guglia che l’assorbe dal cielo, per poi trasmetterla fino a terra attraverso la base piramidale.
Ma c’è anche un’altra diceria che la riguarda, questa volta dai risvolti negativi. Agli universitari e a tutti gli studenti in generale è sconsigliato salire in cima perché allungherebbe la durata del loro percorso di studi. Insomma, sarebbe l’esatto contrario del dito di Cristoforo Colombo in piazza Castello.
Era nel destino della Mole Antonelliana diventare il simbolo di Torino.
Oggi, però, è difficile immaginarla senza il Museo Nazionale del Cinema.
Se stai organizzando un viaggio a Torino e vuoi capire se vale la pena salire sulla Mole Antonelliana o visitare il Museo Nazionale del Cinema, ->ti consiglio anche questa guida. Ti spiegherà come si svolge la visita, a chi la consiglio e come inserirla al meglio nel tuo itinerario di viaggio.
