La Porta Palatina ha più storie di quante immagini

Scopri il suo valore strategico, tanti dettagli da osservare, il mistero sul suo nome e e le peripezie della sua lunga storia.
Porta Palatina Torino - particolare torre merlata

Indice

La Porta Palatina di Torino è uno dei capolavori di architettura militare romana meglio conservato nel mondo.

Ma per Torino rappresenta molto di più. È il luogo dove riemerge il passato più antico della città, uno degli ultimi varchi rimasti che può condurci alle origini di una città partita in sordina, ma destinata a diventare una protagonista indiscussa della Storia d’Italia.

In questa guida ti mostrerò il suo ruolo strategico nella Torino romana, ti farò scoprire tanti dettagli segreti e ti svelerò tutte le peripezie a cui è scampata.

Cos’era esattamente la Porta Palatina

In epoca romana era una delle quattro porte di accesso a Iulia Augusta Taurinorum, come allora si chiamava Torino.

La città era infatti circondata da mura e la Porta Palatina garantiva l’ingresso settentrionale, lungo la strada che collegava Torino a Milano e Pavia.

Dettagli da osservare: cos’è originale e cos’è posteriore

L’attuale Porta Palatina porta i segni della sua lunga storia. Osserviamola con attenzione per capire cos’è davvero originale e cosa invece risale a fasi successive.

Porta Palatina Torino vista dall'alto

Le torri

La Porta Palatina ha due torri alte più di 30 metri, in mattoni. Se ci fai caso, non sono identiche.

La torre est non ha merli, quella ovest sì.

Porta Palatina lato corso Regina Margherita

→La merlatura diversa è conseguente all’ultimo restauro. Non sapendo con certezza come fossero i merli in origine, una torre ne è stata lasciata sprovvista per far capire che non esistono più le strutture originali; mentre l’altra è stata dotata di una merlatura squadrata perché era la tipologia più in uso in epoca romana.

La parte centrale (detto interturrio)

Il corpo centrale è composto da

  • due fila di finestre sovrapposte;
  • quattro aperture, dette fornici: due più grandi per il passaggio dei carri e due più piccoli ai lati per il transito dei pedoni.

Lungo le pareti interne dei fornici puoi ancora vedere le guide di scorrimento delle saracinesche con cui si chiudevano tutte e quattro le aperture.

Porta Palatina Torino - segni delle saracinesche

Il basolato romano

Nei pressi della porta è ancora visibile parte della pavimentazione di epoca romana, il cosiddetto basolato, persino con i segni del passaggio dei carri.

Porta Palatina Torino - basolato romano con segni del passaggio dei carri

Le statue di fianco alle torri

Fanno senza dubbio la loro scena ma, giusto per saperlo, le due statue bronzee raffiguranti l’imperatore Augusto e Giulio Cesare non sono originali romani, ma risalgono al 1934.

Ad ogni modo trovo che abbiano un loro perché. Tu che ne pensi?

La Porta Palatina è incompleta

In realtà, la Porta Palatina che possiamo ammirare oggi è solo una parte della costruzione che era in origine. Manca completamente il cosiddetto cavedio, ovvero il cortile interno scoperto.

Porta Palatina -disegno di ©Francesco Corni
Porta Palatina – disegno di ©Francesco Corni

In pratica, alla struttura conservata fino ai giorni nostri era addossato un avancorpo quadrato circondato da alte mura, ma con un spazio interno a cielo aperto, ovvero senza copertura.

Si trattava di un corpo di guardia, in cui si controllava chi arrivava in città, si riscuotevano le tasse d’ingresso ed eventualmente si respingevano gli assalti dei nemici.

Curiosità sulla Porta Palatina

Come spesso accade agli edifici di origine molto antica, molti dettagli si perdono nella nebbia del tempo, dando vita a misteri non facilmente risolvibili.

L’origine del nome

La denominazione attuale della Porta Palatina risale alla II metà dell’Ottocento e si ricollega al nome che la porta assunse nel XIII secolo: Porta Palacii (letteralmente “Porta del Palazzo”).

Una delle ipotesi più plausibili per spiegare questo soprannome si basa su fonti storiografiche, finora non avvalorate da prove concrete.

Secondo queste testimonianze, i duchi longobardi e i conti franchi stabilirono la loro sede ufficiale proprio nella zona della porta romana. La Porta Palatina si chiamerebbe quindi così per la vicinanza al loro palazzo.

E proprio in questo palazzo avrebbero soggiornato brevemente anche personaggi famosi come Carlo Magno e Federico Barbarossa.

La confusione sul nome: Porta Palatina, Porte Palatine o Torri Palatine?

“Porte Palatine” è un’altra denominazione molto usata, probabilmente nata perché la porta ha quattro aperture.

Ma ti potrebbe anche capitare di sentir parlare di Torri Palatine.

Ad ogni modo, direi che è più corretto l’uso dell’appellativo al singolare, visto la funzione originale della porta.

A quando risale precisamente la Porta Palatina?

In età romana gli ingressi alla città avevano una loro autonomia costruttiva rispetto alle mura e in alcuni casi venivano costruiti prima del completamento della stessa cinta, con lo scopo di fornire subito monumentali accessi ufficiali alla città appena fondata.

Probabilmente ciò è accaduto anche per la Porta Palatina, che dovrebbe essere stata edificata nel periodo compreso tra la fine del I secolo d. C. e l’inizio del II secolo d. C., durante l’età augustea o, al massimo, all’inizio dell’età flavia.

Invece la cortina muraria è stata terminata più tardi, verso la fine del I secolo d. C.

Cosa c’entra Ponzio Pilato con la Porta Palatina?

Non ci crederai, ma la storia della Porta Palatina si incrocia con quella di Ponzio Pilato.

Esiste infatti una leggenda che narra che Ponzio Pilato fosse stato imprigionato in una delle sue torri.

Intorno al 36 d.C., dopo aver ordinato l’ennesima sanguinosa repressione contro i Samaritani, Pilato viene rimosso dai suoi incarichi e spedito a Roma per essere giudicato dall’imperatore romano.

Il verdetto fu l’esilio in Gallia. Ed è proprio sulla strada per la Francia che Pilato avrebbe sostato a Torino, in catene presso la Porta Palatina.

Pensa che questa leggenda si è talmente radicata nel tempo che si racconta anche che il suo fantasma si aggiri inquieto tra i resti della porta.

Tutte le peripezie superate dalla Porta Palatina

La storia della Porta Palatina è piena di colpi di scena. Passano i secoli e miracolosamente riesce a salvarsi da trasformazioni urbanistiche, demolizioni e persino dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Cambio di ruolo nel periodo medievale

Un documento del 1047 ci dice che a partire dal XI secolo la porta diventa un castrum, ovvero una fortezza di proprietà dei canonici del Duomo di Torino.

È in questo periodo che inizia a cambiare nome. Prima è indicata come Porta Doranea per la prossimità del fiume Dora, poi diventa Porta Palacii che, come ti ho spiegato prima, forse si può spiegare con la vicinanza al Palatium dei duchi longobardi e dei conti franchi.

Come si salvò dalla demolizione e divenne un carcere

Nei secoli successivi la porta perde progressivamente il suo ruolo e delle quattro aperture rimane aperta solo quella più orientale.

A inizio Settecento corre persino il rischio di essere demolita, ma per fortuna l’ingegnere Antonio Bertola riesce a salvarla.

Così, nel 1724 la porta e gli edifici che le si erano addossati vengono ceduti al Comune, che l’adibisce a carcere.

Prima rinascita con Carlo Promis e Alfredo D’Andrade

metà Ottocento la struttura versa in una condizione talmente critica che nel 1872 Carlo Promis ottiene l’autorizzazione all’avvio del suo progetto di restauro da parte del comune.

La porta Palatina fotografata nella seconda metà del XIX secolo prima dell'avvio dei restauri © Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie
La porta Palatina fotografata nella seconda metà del XIX secolo prima dell’avvio dei restauri © Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie
La porta dopo i restauri del 1861-1873 ©Soprintendenzaper i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie
La porta dopo i restauri del 1861-1873 ©Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie

Questo intervento di recupero prosegue nel 1906 con l’opera di un altro grande architetto e archeologo, Alfredo D’Andrade, ma viene purtroppo interrotto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Il grande restauro del 1934 e la salvezza miracolosa dalle bombe

È il grande restauro del 1934 a restituirci la Porta Palatina com’è oggi.

La Porta Palatina durante i lavori di scavo del 1934, ©Fondazione Torino Musei, Archivio Fotografico, Fondo Mario Gabino
La Porta Palatina durante i lavori di scavo del 1934, ©Fondazione Torino Musei, Archivio Fotografico, Fondo Mario Gabino

Ma tempo qualche anno e la Porta Palatina è di nuovo in pericolo: i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale danneggiano tutta la zona circostante, ma la porta romana si salva miracolosamente.

La Porta Palatina oggi

Nel 2006 è stato inaugurato il Parco Archeologico della Porta Palatina, che ha finalmente ridisegnato tutta l’area nel suo insieme, creando una suggestiva area verde aperta a tutti, da cui ammirare la Porta Palatina e i resti delle mura romane rinvenuti a fianco.

Parco Archeologico Porta Palatina visto dal campanile del Duomo di Torino

–>Se vuoi farti un’idea più precisa di tutti i cambiamenti che ha avuto la Porta Palatina nel corso dei secoli, ti invito a sfogliare la galleria di foto antiche di Me Piemont.

->Scopri altri monumenti e luoghi imperdibili di Torino.

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