Uno dei classici consigli su cosa fare a Torino quando piove è quello di approfittare dei suoi lunghi portici per passeggiare restando al riparo.
In realtà, i portici di Torino sono un ottimo rifugio anche durante la calura estiva. Sotto le arcate in penombra si crea sempre quel minimo di corrente, una piccola benedizione nelle giornate più torride.
Insomma, che faccia caldo o tiri vento, che ci sia un sole abbacinante o un temporale in corso, i portici di Torino sono sempre pronti a fare da ombrello o da ombrellone all’occorrenza.
Ma i portici non sono soltanto una soluzione pratica contro il maltempo o il sole. Percorrerli significa attraversare secoli di storia urbana, seguire l’evoluzione degli stili architettonici e osservare come Torino sia cambiata nel tempo. Proprio come la Mole Antonelliana o i toret, anche i portici sono diventati parte integrante dell’identità cittadina.
Ho preparato un itinerario che te li farà scoprire isolato dopo isolato, come fossero i capitoli di una storia avvincente fino alla Torino dei giorni nostri.
Immaginalo come un modo diverso di esplorare il centro, concentrandoti più sui cambi di atmosfera che sui singoli monumenti e luoghi.
Cosa sapere dei portici di Torino prima di iniziare l’itinerario
-Quanto sono lunghi i portici di Torino
Si parla per l’esattezza di 18 km di portici, che rendono Torino la seconda città porticata d’Italia, dopo Bologna.
-Perché Torino ha così tanti portici
Si racconta sempre che i portici di Torino siano nati per consentire ai Savoia e alla loro corte di passeggiare per la città sempre al riparo.
Ma esiste anche una ragione più strategica e politica. I portici sono stati un accorgimento urbanistico dei Savoia per trasformare una semplice città di provincia com’era Torino, in un’elegante capitale moderna, perfetta emanazione del potere dinastico.
I portici di Torino sono stati costruiti parallelamente allo sviluppo della città come elemento urbanistico che tutelasse ordine e omogeneità.
-Si possono percorrere i portici di Torino senza interruzioni?
Non completamente. Sono 12 i km di portici senza interruzioni.
-Come sono fatti i portici di Torino
Passeggiando sotto le loro arcate noterai come evolvono in stile e materiale, mantenendo però sempre una certa omogeneità, ariosità ed eleganza.
Lo stile di base prende spunto dall’arte classica con pilastri e colonne che reggono arcate e volte, con gli immancabili capitelli nelle varie declinazioni dell’ordine dorico, ionico e corinzio.
A me paiono anche navate laterali di una chiesa infinita, con la strada a fare la parte della navata centrale.
Sotto queste ariose arcate si nasconde una carrellata di bei negozi e vetrine storiche, deliziosi caffè e ristoranti con dehors, librerie particolari e bancarelle di ogni tipo.
Itinerario lungo i portici di Torino: 9 tappe da vedere
Caratteristiche dell’itinerario + Mappa
- Lunghezza portici: 18 km
- Miglior punto di partenza: Piazza Castello
- Durata itinerario: 2–4 ore
- Periodo ideale: mattina
- Come seguire l’itinerario: le tappe sono divise in tre parti per garantire pause.
- Mappa di riferimento: consulta quella del sito di Torino Storia
Prima parte: Da Piazza Castello alla Stazione di Porta Nuova
I portici di Torino si sviluppano senza interruzione collegando tra loro Porta Nuova e Porta Susa, le due stazioni principali della città.
Non solo. Da ciascuna stazione i portici si diramano in modo continuo fino alla centralissima Piazza Castello per poi arrivare fino al Po e a Piazza Vittorio.
Noi partiremo da Piazza Castello.
-Prima tappa: Piazza Castello
Ho scelto Piazza Castello come punto di inizio perché qui possiamo ammirare i portici più antichi della città, risalenti ai primi anni del Seicento.

L’architetto Ascanio Vittozzi prima e poi il suo erede Carlo di Castellamonte stabiliscono il modello di riferimento per tutte le arcate successive: doppi possenti pilastri quadrati che reggono archi a tutto sesto, con aperture quadrangolari poste tra gli archi, in modo da fornire luce al mezzanino, il piano ad altezza ridotta posto tra il piano terreno e il primo piano, tipico dei palazzi aristocratici.
-Seconda tappa: il primo tratto di Via Roma
Si prosegue in via Roma.
La storia di questa via comincia nel periodo barocco, quando il duca Carlo Emanuele I di Savoia incarica l’architetto di corte Carlo di Castellamonte di realizzare una Via Nuova, per estendere la città verso sud, tra il 1620 e il 1630.
Fino agli anni Trenta del Novecento Via Nuova fu una strada stretta, caotica e trafficata, molto simile a via Garibaldi. Poi la rivoluzione a partire dal 1931. La via fu totalmente smembrata e ricostruita ex novo. Era nata via Roma.
Nel primo tratto della via, tra piazza Castello e piazza San Carlo, si realizzarono due lati porticati in stile eclettico, con riferimenti all’originario stile barocco.
—Nel primo isolato partendo da piazza Castello, le colonne sono stranamente grigie e lucide perché sono in marmo, esattamente come la pavimentazione. L’effetto risultante è quello di maggior eleganza, del resto via Roma ospita molti negozi firmati.
—Nell’isolato successivo i portici sono retti da coppie di colonne (le cosiddette colonne binate), sempre in marmo.
—Nell’ultimo isolato fino a piazza San Carlo, sopra le arcate compare un fregio con mascheroni dalle facce buffe.


-Terza tappa: Piazza San Carlo
Entriamo in Piazza San Carlo
Questi ariosi portici sono tra i più antichi in città. Risalgono infatti allo stesso ampliamento urbanistico di cui ti ho parlato prima a proposito di Via Nuova.
Se li osservi bene, noterai che sono scanditi da massicci pilastri su cui sono addossate due colonne ciascuno.
Tra le arcate ci sono le cosiddette panoplie, decorazioni composte da parti di armature e armi assortite, come fossero un trofeo.

-Quarta tappa: il secondo tratto di Via Roma
Oltrepassiamo le due chiese, entriamo in Piazza CLN e proseguiamo su via Roma.
Il secondo tratto di Via Roma viene costruito sempre negli anni Trenta, ma in pieno stile razionalista secondo il progetto dell’architetto Marcello Piacentini.
Qui i portici hanno un che di geometrico, sono senza decorazioni e comunicano un maggior senso di austerità. Le stesse doppie colonne in marmo non sostengono più archi, ma architravi e vengono sostituite da massicci pilastroni nei punti che necessitano di maggior sostegno strutturale.
Pensa che è proprio con questo secondo tratto di via Roma che si completa il lunghissimo percorso di portici continui di Torino.

-Quinta tappa: Piazza Carlo Felice
Continuiamo in piazza Carlo Felice, dove l’atmosfera cambia di nuovo.
Una struttura di raccordo semicircolare (chiamata “esedra”) collega via Roma ai suoi eleganti portici che ci riportano in pieno periodo ottocentesco.
In questo periodo gli architetti si ispirano al senso di robustezza dei portici di Piazza Castello. Il riferimento stilistico era perfetto per rappresentare la solidità del potere economico e la fedeltà alla tradizione della ricca borghesia in ascesa che viveva in questa zona.

Seconda parte: i portici da Corso Vittorio a Via Pietro Micca
Questa parte dell’itinerario ci porterà a Porta Susa, la seconda stazione di Torino e poi ritorneremo verso Piazza Castello passando per i portici ottocenteschi di via Cernaia e via Pietro Micca.
-Sesta Tappa: il tratto tra Porta Nuova e Porta Susa
(corso Vittorio, corso Vinzaglio, Piazza XVIII dicembre)
A questo punto imbocchiamo i portici di corso Vittorio Emanuele II, sul lato a destra rispetto alla stazione di Porta Nuova.
Fino all’incrocio con corso Re Umberto, i portici sono caratterizzati da un’alternanza di archi e di aperture rettangolari, sorretti da pilastri decisamente massicci. Com’era accaduto per piazza Carlo Felice, continua il riferimento ai portici di Piazza Castello.
Oltre corso Re Umberto, notiamo subito un netto cambiamento. La struttura si alleggerisce grazie a eleganti colonne in pietra e prosegue in modo uniforme quando si gira in corso Vinzaglio.
Il gusto eclettico prende il sopravvento, come puoi notare osservando la varietà di decorazione dei capitelli.

Arriviamo in via Cernaia e giriamo a sinistra verso piazza XVIII dicembre.
Abbiamo così percorso il tratto di porticati che uniscono le due stazioni principali di Torino, Porta Nuova e Porta Susa.
-Settima tappa: via Cernaia e via Pietro Micca
Ora ritorniamo indietro su via Cernaia che prima abbiamo trascurato.
Per prima cosa, osserviamo il tratto di porticato sotto il grattacielo che un tempo era di proprietà della RAI e che oggi è in fase di ristrutturazione.
Siamo negli anni Sessanta quando viene costruito, e quindi questi portici sono i più moderni di Torino. E lo capiamo al primo sguardo.

Se finora abbiamo parlato di porticati composti da colonne o pilastri a sorreggere arcate, che di fatto nascondevano la loro funzione strutturale per esaltare l’aspetto estetico, in questo caso siamo di fronte a pilastri e architravi metallici che non camuffano affatto il loro ruolo di sostegno.
Del resto, per l’architettura post moderna gli elementi strutturali vengono volutamente resi evidenti, confidando “in qualche modo” sul loro valore estetico.
A parte questo isolato, il resto di via Cernaia presenta portici tipicamente ottocenteschi, dominati dalla varietà del gusto eclettico, com’era già accaduto per quelli di corso Vittorio e corso Vinzaglio.

L’eclettismo, con segni di liberty ormai alle porte, si manifesta al massimo della sua espressività in via Pietro Micca.
Lungo questa via i portici sono solo su un lato, ma ogni isolato ha il suo stile, con delle decorazioni particolari, tutte da osservare.
Quello che colpisce di più è il tratto che ospita Palazzo Bellia, capolavoro di fine Ottocento firmato dall’architetto Carlo Ceppi, ai civici 4, 6, 8.

Le arcate del portico sono sottoforma di archi trilobati (ovvero con un profilo modulato in tre archi) e si appoggiano su colonne con capitelli decorati da buffe facce che sbucano da foglie d’acanto.
Il portico ha anche un soffitto ligneo con una decorazione che ricorda elementi vegetali; mentre la pavimentazione è in pietra bianca e nera, disposta a zig-zag.
Terza parte: Lungo via Po fino a Piazza Vittorio Veneto
Il nostro itinerario terminerà in Piazza Vittorio Veneto, attraversando i caratteristici portici seicenteschi di via Po.
-Ottava tappa: via Po
Torniamo in Piazza Castello per dirigerci questa volta verso via Po.
I portici di questa via vengono costruiti nel Seicento da Amedeo di Castellamonte (figlio di Carlo di Castellamonte). Notevole l’effetto di uniformità delle arcate rette dai pilastroni, eppure ci sono alcune piccole differenze tra i due lati.

Sul lato destro, spalle Piazza Castello, i portici si interrompono ad ogni attraversamento pedonale. Non solo, hanno anche un’altra interruzione all’altezza del sagrato della chiesa di San Francesco da Paola.
Come mai?
Beh, la chiesa era preesistente al tracciato di via Po, oltretutto arretrata rispetto all’asse del portico, per cui non si poteva spostare e così è stata inserirla in modo irregolare nel nuovo assetto viario.
Sul lato sinistro, invece, puoi attraversare le strisce pedonali, passando sotto a portici che non si interrompono mai, nemmeno all’altezza della chiesa dell’Annunziata, il cui accesso si trova proprio sotto le arcate.
Queste differenze costruttive si spiegano anche in base alla distinzione d’uso che hanno avuto i due lati fin dall’inizio.
Una vocazione maggiormente commerciale a destra, con vetrine tutte diverse; e invece un ruolo più istituzionale a sinistra, con la sede dell’Università Regia e dell’antico Ospedale di Carità (conosciuto oggi come Palazzo degli Stemmi).
Il portico di sinistra era quindi quello maggiormente frequentato dal re e dalla sua corte. E questo spiega ancora di più perché fosse quello totalmente al riparo da pioggia e sole a picco.
-Nona e ultima tappa: Piazza Vittorio Veneto
Percorsa tutta via Po, eccoci arrivati in Piazza Vittorio Veneto.
Se ci fai caso, non esiste alcun tipo di frattura fra la seicentesca via Po e la grandiosa piazza Vittorio Veneto, progettata dall’architetto Giuseppe Frizzi nell’Ottocento.


Anzi la piazza si coordina perfettamente alla via, conservandone le caratteristiche principali, a cominciare dal disegno dei porticati.
Unica novità sono le coppie di colonne dei quattro avancorpi che sporgono all’interno della piazza.
Ad essere precisi, per garantire questa uniformità, Frizzi risolve un problema non da poco. Da via Po la piazza si sviluppa fino alla sponda del fiume Po, con ben 7 metri di dislivello. Eppure, a livello visivo non si percepisce questa pendenza perché l’architetto ha innalzato progressivamente i portici, man mano che i palazzi si avvicinavano al fiume.
Le due ali di portici terminano la loro corsa all’altezza delle sponde del fiume Po e fanno quasi da sipario alla suggestiva vista sulla collina torinese.
Altri portici di Torino da conoscere
L’itinerario che ti ho proposto non ha compreso altri piccoli tratti di portici che meritano comunque una menzione.
–L’elegante porticato della seconda metà dell’Ottocento di Piazza Statuto, assieme all’unico isolato con portici di Via Garibaldi, costruito per garantire uniformità e continuità con la piazza.
–L’armonioso porticato di Piazza Palazzo di Città, realizzato da Benedetto Alfieri nel Settecento, in cui arcate sorrette da doppi pilastri in pietra accolgono negozi e attività commerciali, allineandosi in altezza con quelle del palazzo civico.
-E infine i piccoli tratti porticati realizzati dall’architetto Filippo Juvarra a inizio Settecento, nei pressi dei Quartieri Militari in via del Carmine e quelli all’inizio di Piazza della Repubblica.




Spero che questo itinerario ti abbia incuriosito. E se hai sempre più voglia di scoprire Torino, ecco tanti altri itinerari imperdibili.
