Tra i luoghi più amati di Torino ci sono senza dubbio i caffè storici, in cui puoi provare il meglio dell’arte dolciaria locale e non solo.
Cioccolate, bicerin, gianduiotti, cioccolatini, caramelle, bignè e pasticcini e torte di ogni tipo. Questo elenco potrebbe proseguire all’infinito.
Immagina tutto questo tripudio di prelibatezze, mentre sei comodamente seduto su un divanetto di velluto, circondato da eleganti arredi, in un’atmosfera in cui il tempo pare essersi fermato.
Continua a fantasticare e ai tavoli vicini vedrai comparire i più grandi artisti, intellettuali e politici del passato, intenti a discorrere davanti alle stesse leccornie.
Eh sì, in questi luoghi così eleganti si sono scritte pagine fondamentali della storia del nostro Paese.
–> In questa guida te li faccio conoscere uno per uno, aiutandoti a scegliere quale provare in base al momento della giornata.
Quando nascono i caffè storici di Torino
La maggior parte dei caffè storici di Torino nasce nell’Ottocento, in pieno periodo risorgimentale.
E diventano subito luogo di incontro e dibattito politico e culturale. Vengono frequentati dai Savoia, dalle classi più aristocratiche e dai politici, ma sono anche amati dalle nuove classi emergenti per la loro atmosfera da salotto borghese.
Le pareti delle sale erano rivestite da raffinate boiseries, perfetta ambientazione per accogliere poltrone e sofà imbottiti da velluti e broccati, lampadari di cristallo, stucchi e decorazioni dipinte.
Anche il bancone era scenografico, in legno pregiato, piano in marmo e con retrostanti scaffalature dal fondo specchiato per moltiplicare bottiglie e contenitori appoggiati.
Prima di farti conoscere i più famosi caffè storici di Torino, ti propongo i versi della poesia “Le golose” di Guido Gozzano dedicata alle nobildonne che affollavano i caffè torinesi.
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!
Perché nïun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.
C’è quella che s’informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.
L’una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.
un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!
Un’altra, con bell’arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!
L’una, senz’abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio.
Fra questi aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,
di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!
Perché non m’è concesso –
o legge inopportuna! –
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Quale caffè storico scegliere?
I caffè storici di Torino offrono prelibatezze ed atmosfere diverse, ma per scegliere quale provare puoi partire da una cosa molto semplice: il momento della giornata.
Certo, non è un criterio assoluto, visto e considerato che la maggior parte dei bar storici torinesi si sposa bene con qualunque ora del giorno.
Ma cercando di essere più selettivi, ecco cosa sceglierei io in base al momento.
- Per iniziare bene la giornata con una buona colazione o comunque per fare una pausa caffè, mi dirigerei al Caffè San Carlo o al Caffè Torino.
- Per una merenda golosa, sceglierei il Caffè Al Bicerin; il Caffè Baratti & Milano; oppure il Caffè Pfatish.
- Per un aperitivo sarei indecisa tra il Caffè Mulassano; il Caffè Platti; o ancora il Caffè Elena.
- Per un gelato opterei per la Gelateria Fiorio o la Gelateria Pepino.
- Per portarmi a casa dei souvenir andrei da Stratta; al Caffè Al Bicerin e al Caffè Baratti & Milano.
Meglio che non riguardi più questo elenco perché potrei cambiare idea molto in fretta.
Ora è meglio che te li presenti uno per uno.
Caffè Al Bicerin, dove è nata la bevanda simbolo di Torino

Siamo nel lontano 1763, quando Giuseppe Dentis apre il suo locale proprio di fronte al Santuario della Consolata. Da allora il più antico caffè storico di Torino non ha mai chiuso e ancora oggi lo puoi trovare nella piazzetta antistante l’antico santuario con l’insegna Caffè Al Bicerin, al civico 5.
Lo riconoscerai subito con le sue vetrine dalla cornice in ferro, i pannelli pubblicitari ai lati e le colonnine e i capitelli in ghisa.
Ma cos’è un bicerin?
Il bicerin è la bevanda analcolica più famosa di Torino, a base di caffè, cioccolata e crema di latte. Viene servita in caratteristici bicerin, bicchierini tondi e trasparenti che permettono di osservare gli strati con i diversi ingredienti. Mi raccomando, divieto assoluto di mescolarli, il bicerin va assaporato strato dopo strato.
Ormai lo puoi assaggiare in tutti i bar del centro di Torino, ma ti consiglio di provare la versione originale nata proprio in questo locale. Gli ingredienti sono noti, ma il segreto di questa ricetta così antica sta nelle dosi tenute gelosamente segrete e nella cura minuziosa della sua lavorazione. Persino per i dipendenti vige il “segreto industriale”.
Potrai gustare il tuo bicerin in uno dei graziosi tavolini tondi in marmo bianco, avvolto da un’atmosfera d’altri tempi, tra raffinate boiseries di legno, decorate da specchi e lampade, e il bancone in legno dietro cui spuntano una miriade di vasi di confetti. Tutto l’arredo risale al 1856 e viene realizzato su progetto dell’architetto Carlo Promis.
Troverai anche il ritratto di Camillo Benso conte di Cavour, proprio in corrispondenza del tavolino dove era solito sedersi.
Si racconta infatti che, da buon liberale e anticlericale che era, non accompagnasse la famiglia reale alla messa alla Consolata, ma che ne aspettasse l’uscita comodamente seduto proprio in questo tavolino. E nell’attesa, sicuramente non mancava di ordinare un bicerin.
Tra l’altro, visto che stiamo parlando della Consolata, posso ancora raccontarti di come i fedeli “provati” dal digiuno per prepararsi alla comunione, non esitavano a rifocillarsi di bicerin, appena terminata la messa.
Lo stesso valeva in tempi di Quaresima. Il Bicerin non era considerato un cibo, ma una bevanda e quindi poteva essere sorseggiato senza alcun senso di colpa, durante il digiuno quaresimale.
Tornando poi all’elenco dei notabili avventori, posso anche citare il re Umberto II con la moglie Maria Josè, Silvio Pellico, Dumas, Puccini, Nietzsche, Gozzano, Calvino e pure l’attrice Wanda Osiris.
Ma forse i clienti più importanti di questo locale furono le donne.
Devi sapere che un tempo i caffè erano un ritrovo esclusivamente maschile, assolutamente sconsigliato alle donne “rispettabili”.
Il Bicerin fu aperto da un uomo, ma ben presto la gestione divenne totalmente femminile.
E così, complice anche la vicinanza con il Santuario della Consolata, per molti anni è stato uno dei pochi luoghi dove le donne potevano recarsi da sole senza sollevare biasimi perché la conduzione al femminile ne garantiva il decoro.
Oltre al Bicerin, altre prelibatezze da provare
- Oltre all’ormai noto Bicerin, consiglio la Torta Bicerin, una torta al caffè e cioccolato ricoperta di glassa bianca.
- Da provare è anche la cioccolata in tazza, calda in inverno e nella variante fredda per l’estate; oppure lo zabaione, preparato al momento e servito in diverse varianti.
- E se proprio vuoi darti alla pazza gioia, allora ordina la Merenda Regale Bicerin, in cui il bicerin viene accompagnato dalla Torta Bicerin, dai “bagnati”, i buonissimi biscotti secchi della tradizione piemontese, dalla panna montata e dal Liquore Regale Bicerin, al cioccolato extra bitter.
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Baratti & Milano, l’elegante salotto in Galleria Subalpina

Sotto ai portici di piazza Castello, al civico 29, proprio di fianco all’ingresso della Galleria Subalpina, non puoi perderti il Caffè Baratti & Milano.
Aperto nel lontano 1875 dai pasticceri Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano, nel giro di poco tempo diventa uno dei ritrovi più amati della borghesia torinese e di politici e intellettuali come D’Azeglio, Giolitti e Luigi Einaudi, fino a diventare fornitore ufficiale di Casa Savoia.
In occasione dell’Esposizione Universale del 1911, il caffè viene poi ampliato secondo il gusto liberty dall’architetto Casanova e dallo scultore Rubino.
Splendidi il pavimento ad intarsi in marmo verde su marmo giallo; i bassorilievi in bronzo; gli stucchi, le lacche e gli arredi in mogano.
Eh sì, non visiterai solo una gustosa cioccolateria, ma anche un elegante salotto con accoglienti sale dall’affascinante vista sulla Galleria Subalpina.
Gianduiotti e caramelle, ma soprattutto il Cremino Baratti
- La specialità della casa è il Cremino Baratti&Milano, un cioccolatino speciale, composto da due strati morbidi di cioccolato gianduja con in mezzo una pasta di colore più chiaro, fatta di cioccolato, nocciole e caffè.
- Da provare anche i Gianduiotti Baratti, le Praline alle nocciole del Piemonte e i cioccolatini fondenti Napolitains.
- Come pure il ricco assortimento di caramelle, a cominciare dalla più antica e famosa, la Classica Baratti, dall’inconfondibile incarto a farfalla.
- Notevole anche la versione Baratti del Bicerin, la storica bevanda calda e analcolica di Torino, a base di caffè, cioccolato e crema di latte.
- Per non parlare della sua cioccolata calda, una delle migliori in città.
- A pranzo e a cena è anche possibile provare lo speciale menù dello chef stellato Ugo Alciati.
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Caffè Mulassano, dove nacque il tramezzino

Sempre in piazza Castello, questa volta al numero 15, puoi provare un altro famosissimo locale storico di Torino, il Caffè Mulassano.
Qui, nel 1925 è nato nientemeno che il tramezzino, la versione italiana del sandwich americano.
Pensa che è stato Gabriele D’Annunzio a inventarsi il nome, usando il diminutivo della parola “tramezzo” che allora indicava uno spuntino tra la colazione e il pranzo.
Perfetti per un aperitivo o per un pranzo veloce, oggi questi piccoli panini a forma di triangolo fatti di pancarré hanno un’infinita varietà di imbottiture. I più richiesti sono quello all’aragosta, al tartufo e alla bagna caoda.
Li potrai gustare all’interno di uno scrigno liberty di appena 31 mq, ma che un sapiente gioco di specchi lo fa sembrare un ambiente molto più grande.
Progettato da Antonio Vandone di Cortemilia, il Caffè Mulassano incanta per il soffitto a cassettoni in legno e cuoio, le pareti rivestite di specchi e boiseries, il bancone con l’alzatina in onice e una serie di decorazioni in bronzo realizzati dai migliori artigiani dell’epoca.
E se ci vai con degli amici, a turno schiacciate il pulsante vicino alla cassa. Si attiverà un meccanismo segreto che farà girare l’unica lancetta di uno strano orologio con i numeri messi alla rinfusa, sulla parete dietro il bancone. Pagherà il conto chi farà il numero più alto!
Un altro dettaglio curioso: sul bancone c’è una fontanella di marmo e bronzo che grazie ad un sistema di filtrazione, ti fornirà un bicchierino di acqua d’alta qualità prima del caffè.
Inoltre, presta attenzione alla lanterna davanti al locale. Non serve a illuminare il portico, ma si accende soltanto quando il caffè è aperto.
Oltre ai tramezzini, un gustoso aperitivo
Il Caffè Mulassano è perfetto per gli amanti dell’aperitivo. Viene infatti servito un bel mix, tra tartine e salatini, quiches e pizzette calde, con l’accompagnamento di un bicchiere di Mulassano Spritz oppure il Vermouth Mulassano.
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Lo scenografico Caffè San Carlo

Il Caffè San Carlo di Torino si trova nell’omonima piazza al numero 156, all’interno dello spazio museale delle Galleria d’Italia di Intesa Sanpaolo.
Dopo anni di chiusura, nel 2022 è stato oggetto di un importante intervento di ristrutturazione che non ha affatto compromesso la sua originaria atmosfera raffinata e i suoi arredi pregiati, come marmi, capitelli corinzi, statue e stucchi dorati.
Aperto nel 1822, il Caffè San Carlo fu uno dei più famosi ritrovi di intellettuali e patrioti del Risorgimento al punto da essere chiuso più volte per sospetta attività sovversiva.
Dumas vi gustò il suo primo bicerin e nel corso del Novecento continuò a essere frequentato da personaggi illustri come Einaudi, Croce, De Amicis, Casorati, Gobetti e Gramsci.
La Carla, il Carlo e il Carletto da provare
In questo scenografico locale puoi provare le proposte culinarie dei fratelli chef Christian e Manuel Costardi e del pastry chef Andrea Celeste Allioni.
Oltre a una ricca selezione di caffè e cioccolate, il Caffè San Carlo è famoso per la pasticceria secca, le dolci monoporzioni, ma soprattutto per la viennoiserie, ovvero una selezione di dolci da forno perfetti per una golosa colazione.
Tra le icone da provare c’è certamente la Carla, la brioche simbolo del Caffè San Carlo dall’esterno friabile al cioccolato e l’interno morbidissimo che custodisce una deliziosa crema pasticciera al caffè e un caramello leggermente salato.
E dopo la Carla, è arrivato anche il Carlo, un gigantesco toast rotondo fatto di soffice pan brioche, il cui interno è farcito con abbondante prosciutto cotto e fontina leggermente stagionata.
E non poteva mancare anche il figlioletto di Carlo e Carla, il Carletto, un piccolo panino al latte farcito con crema alla nocciola, perfetto per i bambini.
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Caffè Torino e il suo toro portafortuna

©Politecnico di Torino
Sempre in piazza San Carlo c’è un altro caffè storico assolutamente da provare, il Caffè Torino.
Lo riconoscerai subito per via del famoso toro incastonato nella pavimentazione davanti al suo ingresso, al civico 204.
Il toro è il simbolo per eccellenza di Torino, ma si dice che quello di piazza San Carlo porti molta fortuna a chiunque lo calpesti all’altezza dei suoi attributi. Se ci fai caso, noterai che la zona propizia è decisamente incavata e consumata.
Inaugurato nel 1903, il Caffè Torino è un altro bellissimo salotto in stile liberty, con marmi pregiati, fregi dorati, lampadari sontuosi e un’elegante scala ad arco.
Anche questo locale ha ospitato clienti illustri quali Pavese, Einaudi e De Gasperi, fino a grandi protagonisti delle cronache mondane come James Stewart, Ava Gardner, Brigitte Bardot ed Erminio Macario.
Pensa che sul soffitto è riportata anche una frase celebre di Brigitte Bardot, che qui ordinava il suo caffè “chaud comme l’enfer, pur comme un ange et doux comme l’amour”, ovvero “caldo come l’inferno, puro come un angelo e dolce come l’amore”.
Il croissant cilindrico e un ristorante stellato
- Tra le prelibatezze da provare c’è il Centoventi, un croissant cilindrico, ripieno di crema e frutti di bosco oppure cioccolato.
- Il Caffè Torino ha anche un rinomato ristorante interno, L’Infernot, guidato dallo Chef Marco Di Martino.
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La pasticceria Stratta, tra caramelle e confetti

Fondata nel 1836 dai maestri confettieri Stratta e Reina, Stratta è un’imperdibile pasticceria in Piazza San Carlo 191.
Fin da subito le sue prelibatezze attirarono un pubblico decisamente altolocato, fino alla Famiglia Reale, che le conferì il prestigioso titolo di “Fornitori della Real Casa”.
Tra i clienti più affezionati, ci fu anche Camillo Benso Conte di Cavour. Si racconta infatti che ogni mattina, prima di entrare a Palazzo Carignano, si recasse da Stratta per bere una tazza di cioccolata in cui immergeva sempre un cucchiaino di granella di nocciole, da lui prediletta.
Passò anche alla storia il suo ordine di 29 chili di marron glacé, 18 di sorbetto, e 37 di frutta caramellata, a cui fece aggiungere paste secche, confetture e meringhette, per un assurdo totale di 2.547 lire e 60 centesimi. Tutto questo per prendere per la gola gli ambasciatori di tutta Europa.
Le Gioie di Cavour e altre delizie da non perdere
- Assolutamente da provare le Gioie di Cavour, sfere di cioccolato, con un cuore di crema gianduja o pistacchio, ricoperte con granella di nocciole o pistacchi tostati e caramellati.
- Ma anche l’incredibile varietà di confetti, praline, bonbon, gianduiotti e marron glacé.
- Per non parlare della pasticceria fresca mignon o di quella secca.
- Se ne hai l’occasione, prova anche i panettoni a Natale e le uova di Pasqua.
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La Gelateria Pepino, dove fu inventato il Pinguino

Se hai voglia di un buon gelato, allora non puoi perderti quello del Caffè Pepino, la storica gelateria di piazza Carignano 8, dove nel 1938 è stato inventato il “pinguino”, il famoso gelato su stecco ricoperto di cioccolato.
All’epoca un pinguino costava 1 Lira, proprio come il cinema. E così, “con 2 Lire si comprava gelato e si andava al cinema”.
In Piazza Carignano riconoscerai subito la gelateria, grazie alle insegne di gusto retrò, in corsivo e color oro, che campeggiano sullo sfondo scuro delle lunette sopra le vetrine.
Ad angolo c’è un caratteristico carretto bianco dei gelati, pronto per una foto; e davanti all’ingresso un delizioso dehor da cui ammirare tutta la piazza.
Altrimenti ti puoi accomodare all’interno. Un unico ambiente, che ripropone l’atmosfera da salotto ottocentesco, anche se gli arredi sono molto più recenti: i velluti color cremisi; la boiserie con applique che si alternano a specchi; i tavolini Anni Trenta col piano di appoggio in marmo giallo e il basamento del piedistallo laccato di rosso.
I gusti di gelato più famosi
- I grandi classici: il pinguino alla crema, al gianduja, alla menta, alla nocciola e alla violetta
- I nuovi gusti: rosa, vermouth, fior di latte e caffè.
- Nel 2023 è stato lanciata una nuovissima varietà: il Pinguino Granulato, primo stecco composto da gelato, copertura e granella tutti a base di Nocciola Piemonte IGP.
- Da provare anche la linea dei sorbetti BIO.
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Caffè Fiorio, l’antico caffè dei nobili

©Politecnico di Torino
Aperto nel 1780 in via Po 8, il Caffè Fiorio è uno dei più antichi caffè storici di Torino.
Famoso soprattutto come gelateria, una leggenda vuole che proprio qui, intorno agli anni Trenta, nacque il cono gelato da passeggio, grazie a un’ingegnosa mossa di marketing.
Devi sapere che a quei tempi era sconveniente mangiare cibi per strada. Ma il proprietario del Caffè Fiorio era convinto che il cono gelato -inventato qualche decennio prima in America da un immigrato italiano- fosse perfetto per essere gustato durante una passeggiata.
E così, per cambiare l’opinione pubblica, convinse delle ragazze ad andare in giro con il cono da asporto, sfatando pure il tabù che vietava alle donne di mostrarsi pubblicamente con un cono gelato in mano.
Tornando all’inizio della storia del locale, il Caffè Fiorio è stato a lungo il ritrovo della nobiltà sabauda, tanto da essere chiamato “caffè dei codini” per via delle code con cui i nobili acconciavano i capelli o anche “caffè dei Machiavelli” per l’orientamento conservatore dei suoi clienti.
Nell’Ottocento viene invece frequentato dai maggiori intellettuali e politici del Risorgimento, da Massimo D’Azeglio a Camillo Benso Conte di Cavour, fino a Cesare Balbo.
Al punto che si racconta che re Carlo Alberto si informasse quotidianamente sugli argomenti di conversazione del caffè, prima di cominciare con le sue udienze. Il Caffè Fiorio dettava a tutti gli effetti le tendenze di discussione.
Oggi, diversamente da altri caffè storici, questo locale è molto grande.
Si apre infatti con una prima sala in cui spicca l’elegante bancone semicircolare in marmo giallo di Siena di inizio Novecento. Alle sue spalle, grandi specchiere riflettono un appariscente lampadario a doppia corolla.
Seguono poi due salottini ottocenteschi, dalle pareti tappezzate e decorate da grandi specchi.
Il primo è la cosiddetta sala del Whist, dove Cavour inaugurò la prima seduta dell’omonimo circolo torinese nel 1841. Potrai accomodarti su divani foderati in velluto rosso, poltroncine neo settecentesche e tavolini circolari in pietra.
Stesso arredamento nel secondo salottino, il cosiddetto “Vagoncino di Cavour”, dove si trova anche l’ingresso laterale al locale, ovvero un’elegante bussola in stile liberty.
La sala successiva è un ampio salone, arredato da divani attaccati al muro e una serie di poltroncine dai tessuti floreali.
Infine, una grande scala in legno conduce al piano superiore con un’identica partizione degli ambienti.
Le specialità della casa
- La specialità del Caffè Fiorio è sicuramente il gelato, soprattutto al gusto gianduja, ma io consiglio anche la crema.
- Da provare anche la cioccolata calda e lo zabaione.
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Caffè Elena e il famoso Vermouth

Di sicuro uno dei punti forti del Caffè Elena è la sua posizione. Sedendoti in un tavolino del suo dehor potrai ammirare una delle piazze più belle di Torino, la neoclassica Piazza Vittorio Veneto.
Anche l’atmosfera all’interno è gradevole con il suo arredo originale di fine Ottocento. Ti consiglio la saletta a destra dell’ingresso, con una semplice boiseries arricchita da specchi, sedie e poltroncine d’epoca e tavolini dal piano in breccia rossa.
Ma il Caffè Elena è famoso soprattutto perché è il luogo dove il suo fondatore Giuseppe Carpano mise a punto la ricetta del vermouth a base di vino bianco ed erbe, creata il secolo prima dal suo avo Antonio Benedetto. Ed ecco spiegato perché sulla lunetta dell’ingresso campeggia l’insegna della ditta Carpano.
Anche questo caffè divenne un luogo d’incontro e dibattito culturale, amato fin da subito dai torinesi. Lo stesso Cesare Pavese ne fu cliente abituale, si sentiva ispirato nella scrittura mentre stava seduto in uno dei suoi tavoli.
Oggi è uno di quei locali sempre aperto, dalle prime ore del mattino fino alla tarda sera. L’offerta culinaria copre quindi tutta la giornata.
Proposte di aperitivo
- Naturalmente da provare è un bicchiere di Vermouth, in una delle sue varianti più famose.
- C’è anche la possibilità di provare la speciale degustazione Extra Vermouth
- Altrimenti ci sono i cocktail firmati Caffè Elena, magari accompagnati dalle tapas della casa.
- Interessante anche la ricca lista di vini al calice.
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Caffè Platti, dove il tempo pare essersi fermato

In corso Vittorio Emanuele II 72 si trova un altro dei bar storici di Torino, il Caffè Platti.
Aperto nel 1875 dai fratelli Platti, ti stupirà per la convivenza perfetta di epoche e stili diversi: la sala pasticceria è caratterizzata dall’arredo Luigi XVI; la sala caffè ha il bancone in legno intarsiato stile Anni Venti e il soffitto a stucchi di influsso barocco dalle tinte pastello; infine c’è la sala costruita dopo gli anni Trenta con spunti Decò e accenni razionalisti.
Tra gli avventori più famosi, lo scrittore Cesare Pavese, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi e i fondatori della Fiat e della Lavazza, Giovanni Agnelli e Luigi Lavazza.
La Torta Platti e la pasticceria mignon
- Tra le buone usanze di un tempo, è rimasta quella del caffè servito assieme a un cucchiaino di panna.
- Assolutamente da provare una fetta di Torta Platti, dal cuore morbido e con copertura al cioccolato gianduja.
- Come pure la pasticceria mignon, unica per dimensioni e gusto.
- Ci sono poi più di 20 tipi diversi di tramezzini, dai più classici ai più innovativi.
- Due nuovi cocktail, il Conte Verde e il Conte Rosso.
- All’ora di pranzo, le sale al piano superiore offrono le specialità dello chef Fabrizio Tesse.
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Pasticceria Pfatisch tra Museo del cioccolato e Art Decò

Aperta nel 1915 dal maestro di origine bavarese Gustavo Pfatisch, nel 1921 la pasticceria si trasferisce in via Sacchi 42, in un bellissimo locale arredato in stile art Decò di cui puoi ancora ammirare l’elegante atmosfera.
Pensa che nel seminterrato ci sono ancora gli antichi macchinari di inizio Novecento, che ora fanno parte del percorso di visita del Choco-Story Torino, un vero e proprio Museo dedicato al cioccolato in cui potrai scoprire tutta la sua storia fino alla nascita delle grandi cioccolaterie torinesi e piemontesi.
Fornitrice ufficiale della Famiglia Reale, la Pasticceria Pfatisch fu frequentata dai membri di Casa Savoia, ma anche da intellettuali e scrittori come Cesare Pavese, Primo Levi, Mario Soldati, Indro Montanelli, Norberto Bobbio e tanti ancora.
L’imbarazzo della scelta, tra dolce e salato
- La specialità della casa è la Torta Festivo, composta da due dischi di meringata al cacao farciti di crema chantilly al cioccolato e ricoperti di granella di cioccolato, poi ornati con caratteristici ciuffi di cioccolato.
- Ottimi anche i gianduiotti, anche nella variante Ruby, così come il ricco assortimento di praline. Da provare anche la pasticceria fresca e secca.
- E se ti piace il salato, Pfatisch vanta una selezione incredibile di tartine e salatini, che è stata premiata come migliore d’Italia nel 2023 dal Gambero Rosso.
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Mappa per il tuo tour goloso a Torino
Ecco una mappa realizzata con My Maps di Google Maps che ti mostrerà dove sono i Caffè Storici più famosi di Torino.
Torino riserva altre deliziose sorprese a tavola. —> Scopri i piatti tipici che devi assolutamente provare.
