Se sei un appassionato di archeologia e storia antica, il Museo di Antichità di Torino può regalarti un’esperienza stimolante grazie a una ricca collezione di reperti, riconducibile a due filoni ben distinti.
– Da una parte trovi le testimonianze delle grandi civiltà del passato: dagli antichi Egizi alle popolazioni puniche; dai grandi regni della Mesopotamia fino agli Etruschi; da Cipro alle città della Magna Grecia in Italia.
– Dall’altra puoi seguire le tracce della storia archeologica di Torino e del Piemonte, dalle origini fino al Medioevo.
Questo doppio percorso collezionistico è pienamente valorizzato dall’allestimento, al punto da trasformare la scoperta delle collezioni in un’esperienza suggestiva e piena di fascino.
In questa guida ti consiglio le opere che considero più interessanti e curiose e poi ti racconto la storia di come sia nata questa collezione così variegata.
I tesori delle grandi civiltà del passato
La prima anima del Museo di Antichità di Torino è legata ai reperti delle più antiche popolazioni del Mediterraneo e del Vicino Oriente.
Oggi questa sorprendente parte di collezione è esposta nella cosiddetta Galleria Archeologica al pianoterra della Manica Nuova di Palazzo Reale che dà su via XX settembre, ma che ha l’ingresso dai Giardini Reali.

Scopriamo insieme le sale e i capolavori che non devi assolutamente perdere.
I volti pieni di storia/e della Galleria delle Sculture
All’interno della Galleria Archeologica il primo ambiente ad accoglierti e a stupirti è la cosiddetta Galleria delle sculture, così chiamata perché ospita una collezione di statue antiche veramente molto interessante:
- ci sono le teste ritratto di personaggi famosi come quelle di Seneca e Cicerone;
- tante statue di divinità classiche, copie romane di famosi modelli greci;
- una serie di rilievi risalenti alle prime fasi del collezionismo dei Savoia;
- fino alla cosiddetta Rotonda degli Imperatori che culmina con la colossale statua di Imperatore loricato proveniente da Susa.





L’Eros dormiente (forse) di Michelangelo
La scultura di Eros dormiente è stata una delle prime opere ad entrare nelle collezioni sabaude, ma non si tratta di un’opera d’arte antica, bensì di un esempio di come molti artisti del Cinquecento abbiano reinterpretato i modelli del mondo classico.
Al momento non è certa l’attribuzione, ma alcuni studiosi la ritengono un’opera giovanile di Michelangelo.

Michelangelo o no, oggi è senza dubbio una delle sculture simbolo del museo e la puoi trovare nella sala 1 della Galleria Archeologica.
Il momento opportuno secondo il rilievo del Kairós
Gli antichi Greci avevano una concezione particolare del tempo. C’era Krónos, il tempo inteso come durata. E poi Kairós, ovvero il momento opportuno. Entrambi erano ricollegabili a due divinità.
Il rilievo del Museo delle Antichità di Torino raffigura il dio Kairós ed è una copia romana di un’opera del famoso scultore greco Lisippo.

Interessantissima l’iconografia: il momento opportuno è immaginato come un genio alato, con un paio di ali pure ai piedi perché simbolo della fugacità delle occasioni propizie.
In mano ha un rasoio con cui tiene in equilibrio una bilancia. Il momento giusto è infatti sottile e affilato come una lama di un rasoio e sta a noi scegliere il piatto della bilancia giusta, ovvero se sfruttare o meno le occasioni propizie.
I capelli del genio scendono sulla faccia, così è più facile per gli uomini afferrare il momento buono, ma la parte posteriore della testa è rasata. Del resto nessuno può riprendere per i capelli un momento favorevole ormai passato.
Il rilievo del Kairós si trova nella sala 2 della Galleria Archeologica, affianco alle più antiche acquisizioni dei Savoia, tra cui spiccano altre copie romane di famosi originali greci.
Il ritratto autorevole di re Sargon II
Sargon II fu un grande sovrano degli Assiri e quello del Museo di Antichità di Torino è uno dei suoi ritratti più belli.
Il volto regale è incorniciato da ordinatissime ciocche ondulate con riccioli, da una folta barba anch’essa perfettamente acconciata e dalla tiara a puntale.

Puoi ammirare quest’opera nella sala 4 della Galleria Archeologica, insieme ad altri reperti del Vicino Oriente, tra cui un’accurata selezione delle 800 tavolette cuneiformi custodite dal museo.
La ricca collezione di manufatti dall’isola di Cipro
Nella sala 5 della Galleria Archeologica del Museo di Antichità di Torino è ospitata una delle più complete raccolte di oggetti appartenenti all’antica civiltà cipriota.
Il vasellame in ceramica, le statuette e le statue in terracotta e pietra, le lucerne, i gioielli e gli oggetti in vetro ti stupiranno per la loro originalità e varietà, frutto dell’intreccio di molteplici influenze stilistiche.
Qua sotto una piccola selezione per darti un’idea.





La rarità dello psykter firmato da Euthymides
Tra i vasi greci della sala 10 della Galleria Archeologica, ne noterai uno esposto da solo a sottolinearne l’eccezionalità. Si tratta di uno psykter, una rara tipologia di vaso che veniva riempito di neve o acqua gelata per poi essere immerso nei crateri per tenere fresco il vino.
A renderlo un capolavoro è il suo autore, Euthymides, uno dei primi maestri della tecnica a figure rosse.
Su un lato ci sono due atleti che si puliscono il corpo dopo una gara, usando un particolare strumento ricurvo chiamato strigile. Quello sulla destra è Faillo, famoso atleta dell’antichità, vincitore per tre volte ai giochi Pitici di Delfi.
Sull’altro ci sono altri due atleti impegnati in un combattimento. Quello di sinistra è Teseo.
Al momento non ho una foto di buona qualità per mostratelo meglio, ti consiglio quindi di consultare il catalogo generale delle opere del museo.
Orfeo che ammansisce gli animali in colorate tessere di mosaico
Uno dei pezzi che preferisco del Museo di Antichità è un mosaico policromo che raffigura Orfeo mentre ammansisce le belve suonando la lira. Purtroppo non si è conservato integro fino ai giorni nostri, ma doveva essere un’opera di notevoli dimensioni considerando quelle dei riquadri che possiamo ancora ammirare.

Il museo ha deciso di esporlo a parete invece che a pavimento, scelta che condivido perché così si apprezza meglio la qualità del mosaico, dalla vivacità cromatica alla resa dei chiaroscuri che enfatizzano i volumi.
I tesori di archeologia e storia locale
La seconda anima del Museo di Antichità di Torino è connessa con le prime fasi della storia di Torino e di tutto il Piemonte, con reperti archeologici che partono dal periodo preistorico e arrivano fino al Medioevo.
-La sezione dedicata all’archeologia di Torino è ospitata al piano interrato della Manica Nuova di Palazzo Reale.
Qui un suggestivo spazio ipogeo, dalle volte a botte e tutto rivestito da mattoni a vista, restituisce l’atmosfera di uno scavo archeologico in cui i reperti riemergono dalla penombra grazie al taglio radente di una illuminazione mirata su ogni singolo oggetto esposto. Un allestimento che ha il suo culmine nel collegamento diretto con i resti del teatro di epoca romana.


-La raccolta legata al Piemonte è invece allestita nel Padiglione del Territorio Piemontese, nella struttura di raccordo tra la Manica Nuova di Palazzo Reale e le antiche Serre dei Giardini Reali, progettata dagli architetti Gabetti e Isola negli anni Novanta.
In questo ambiente parzialmente sotterraneo, concepito come una grande serra che riceve luce da una copertura in vetro, i reperti sono proposti lungo una rampa digradante che si avvolge su se stessa, a enfatizzare il percorso cronologico a ritroso nel tempo, dall’epoca più recente alla più antica, come le stratificazioni progressive di uno scavo archeologico.


Ecco la mia personalissima lista di ciò che devi assolutamente vedere anche in queste due sezioni.
I resti del teatro di Iulia Augusta Taurinorum
Durante il percorso di visita del museo di Antichità di Torino è possibile camminare in mezzo agli spalti dell’antico teatro della Torino romana.
Nonostante la struttura non si sia conservata totalmente, è suggestivo ammirare questi resti all’ombra del campanile del Duomo e della cupola della Cappella della Sindone, con vista sulle vicine torri della Porta Palatina.

Il mosaico di Eros a cavalcioni di un delfino da una domus romana
Questo mosaico decorava il pavimento della sala ricevimento di un’aristocratica domus di epoca romana, ritrovata in via Bonelli a Torino.
Un motivo geometrico di stelle a 8 losanghe intervallati da quadrati e rettangoli riempiti da nodi di Salomone si sviluppa in modo tale da lasciare lo spazio a due pannelli figurati (i cosiddetti emblemata).

La decorazione di quello più piccolo non si è conservata, a differenza di quello più grande dove prende la scena un amorino alato che cavalca un delfino, tenendo un’asta nella mano destra.
Un piccolo gioiellino che regala ulteriore suggestione grazie a un sapiente allestimento che lo ripropone a terra.
Potrai ammirarlo in una delle sale della sezione dedicata all’Archeologia a Torino, in cui troverai anche altre interessanti testimonianze della Torino dell’epoca romana.
I gioielli della dama longobarda del Lingotto
I gioielli della dama del Lingotto fanno parte della più ricca sepoltura femminile longobarda del Piemonte. Si tratta di un corredo di una donna di alto rango, composto da:
-una collana a catena con maglie d’oro;
-un paio di orecchini dai lunghi pendenti con gocce di ametista;
-una fibula a disco decorata con granati e paste vitree colorate, che serviva per chiudere la mantella sulle spalle;
-e una coppia di fibule a staffa appuntate a nastri che scendevano dalla cintura.


La teca in cui questo corredo è conservato si trova nella sezione dedicata all’Archeologia a Torino, nella sala allestita con altri interessanti ritrovamenti longobardi.
Eh sì, Torino è stata la sede di un importante ducato longobardo.
I sorprendenti argenti del Tesoro di Marengo
Quando si parla del tesoro di Marengo si intende il più ricco e importante complesso di argenti antichi trovati in Piemonte, composto da parti di mobilio e arredi in legno, decorati a sbalzo e in alcuni casi dorati.
La prima volta che l’ho visto sono stata subito attirata da una piccola testa di divinità (forse la dea Vittoria) finemente lavorata, ma purtroppo rotta alla base del collo.



L’oggetto più famoso è però il busto dell’imperatore Lucio Vero, con il suo sguardo acuto, la folta capigliatura ricciuta e la corazza decorata dalla testa di Medusa sotto la scollatura.
Pensa che questi argenti furono rinvenuti in una grossa cassa di legno tutti piegati, accartocciati e compressi. Probabilmente furono ridotti così in seguito a una rapina risalente al periodo delle invasioni barbariche. In questo modo fu più facile trasportarli, stiparli in un unico contenitore e nasconderli sottoterra, in attesa di recuperarli in tempi migliori. I ladri però non tornarono a recuperare il bottino che rimase così sottoterra fino al giorno del ritrovamento a Marengo nel 1936.
Immagina quanto sia stato complicato, certosino e lungo il restauro che ha ridato la corretta forma tridimensionale a ciascun oggetto esposto.
L’iconica statuetta in bronzo della danzatrice velata
La danzatrice velata a cui mi riferisco fa parte di una serie di oggetti in bronzo rinvenuti ad Industria, antica città di origine romana, famosa per un importante santuario dedicato al culto orientale della dea Iside.
La statuetta raffigura una donna mentre sta danzando. La testa e il corpo si stanno torcendo in direzioni opposte, mentre un ampio manto drappeggiato avvolge tutta la figura lasciando scoperte solo le mani, il piede e parte del volto.

La troverai esposta insieme a tutti gli altri bronzi di Industria nel Padiglione del Territorio Piemontese.
La vita quotidiana raccontata dagli oggetti in vetro soffiato
Il Museo di Antichità di Torino conserva anche pregevoli manufatti in vetro soffiato del periodo romano.
Si tratta di bottiglie, bicchieri e tazze in vetro policromo, tra cui spiccano una rarissima coppa in vetro verde con pernici dipinte con incredibile naturalismo.
Interessanti anche i bastoncini tortili per mescolare unguenti e medicinali e i balsamari a forma di colomba, tra cui la famosa colombina da Rovasenda, ancora piena del contenuto originario.




La storia del museo tra collezionismo sabaudo e scoperte archeologiche
Il nucleo originario delle collezioni del Museo di Antichità di Torino risale agli acquisti del duca Emanuele Filiberto di Savoia e del figlio Carlo Emanuele I sui mercati antiquari di Roma e di Venezia, tra il Cinquecento e il Seicento.
L’obiettivo era quello di costituire un prestigioso gruppo di opere antiche che rappresentasse al meglio la magnificenza di Torino, da poco diventata capitale dinastica dei Savoia.
Anche la location dove custodirle non doveva essere da meno e così nel 1608 le collezioni ducali confluirono nella cosiddetta Grande Galleria che un tempo univa il castello medievale (oggi Palazzo Madama) con il palazzo ducale (l’attuale Palazzo Reale).
Doveva essere uno spazio espositivo decisamente affascinante, peccato che ebbe alterne fortune a causa di ripetuti incendi che colpirono anche i capolavori esposti.
A partire dal 1723 le raccolte dei Savoia tornarono ad arricchirsi grazie ai primi ritrovamenti archeologici della Torino di epoca romana, in seguito alle demolizioni effettuate intorno all’area dell’attuale Basilica della Consolata.
È a questo punto che Vittorio Amedeo II di Savoia donò tutti i reperti alla Regia Università di via Po, incaricando l’umanista Scipione Maffei di riordinarli.
Era nato il Regio Museo di Antichità, uno dei più antichi musei archeologici d’Europa, oltre che uno dei primi musei pubblici del mondo.
A inizio Ottocento, come accadde in tantissimi altri casi, anche per questa collezione il periodo napoleonico causò dispersioni di opere e appropriazioni indebite senza successive restituzioni.
Ma dopo questi infausti anni arrivarono tempi migliori. Infatti nei decenni successivi le raccolte di antichità tornarono a crescere tramite l’acquisto di prestigiose collezioni sul mercato antiquario.
Inevitabile fu la necessità di maggior spazio espositivo, e così nel 1832 i reperti furono trasferiti nel Palazzo dell’Accademia delle Scienze, dove si unirono con le raccolte egizie di Bernardino Drovetti, acquistate da re Carlo Felice qualche anno prima.
Il sodalizio tra il Museo di Antichità e il Museo Egizio durò per circa un secolo, più o meno fino al 1940, quando si comprese che lo spazio a disposizione non era più sufficiente per ospitare due collezioni in continua crescita.
Negli anni Settanta le raccolte di antichità si trasferirono all’interno di Palazzo Reale, precisamente nella struttura delle Orangeries, le antiche serre dei Giardini Reali.
Come si sviluppa la visita al Museo di Antichità di Torino
—> Oggi il Museo di Antichità di Torino si trova all’interno del complesso dei Musei Reali con ingresso diretto nella Manica Nuova di Palazzo Reale, passando all’interno dei Giardini Reali.
—> Lo spazio espositivo parte dal pianoterra della Manica Nuova e continua nel piano sotterraneo fino al raccordo con le antiche serre dei Giardini Reali, oggi in restauro. Una scelta espositiva che non poteva essere più azzeccata perché offre un collegamento diretto con i resti del teatro di epoca romana e la prossimità con la Porta Palatina.
—> Se desideri avere altre informazioni per organizzare la visita, ti rimando al sito ufficiale del Museo di Antichità.
—> Se vuoi approfondire riguardo al passato più antico di Torino, scopri tutti i segreti della Porta Palatina.
—>Torino è piena di tanti altri musei interessanti da vedere. Ce n’è davvero per tutti i gusti. Non ti resta che scoprirli uno per uno e poi scegliere quello che ti ispira di più per la tua prossima visita.
