Al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino la Storia viene raccontata offrendo prospettive ed esperienze diverse, come entrare negli ambienti in cui è stata vissuta o seguire le vicende più curiose dei suoi protagonisti.
Questi sono solo due esempi. In questo articolo troverai 11 motivi per cui vale la pena visitarlo, ovvero 11 modi per vivere questo museo a seconda di ciò che ti può davvero incuriosire.
1. La location sa come farsi notare
Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano è ospitato all’interno di Palazzo Carignano, un vero gioiello dell’arte barocca, realizzato dal famoso architetto Guarino Guarini.
Pensa com’è particolare il destino. Palazzo Carignano nacque come residenza principale dei principi di Carignano, il ramo cadetto dei Savoia artefice dell’Unità d’Italia, e oggi è proprio la sede del museo che racconta il Risorgimento italiano.
Immagina quindi la possibilità di unire la visita di un museo con quella di un elegante palazzo barocco.
2. Ti farà capire quanto il Risorgimento abbia cambiato per sempre l’Italia
Nel Museo del Risorgimento di Torino puoi immergerti in uno dei periodi più avvincenti della storia d’Italia, dalle rivoluzioni del Settecento agli esordi della prima guerra mondiale.
Andrai oltre i semplici fatti storici per scoprire davvero come questo periodo abbia cambiato profondamente la società, gettando semi preziosi per le generazioni successive.
È quindi un museo perfetto per gli amanti della storia, ma anche per chi vuole farsi stimolare dal dinamismo e dai grandi ideali degli uomini del passato.
Non so se valga anche per te, ma a me fa sempre bene ricordare il coraggio e l’intraprendenza di chi ci ha preceduti. Mi infonde fiducia e mi fa credere che se in passato i nostri antenati ce l’hanno fatta, allora possiamo farcela anche noi.
3. Potrai ammirare la Camera dei Deputati del Parlamento subalpino
All’interno del Museo del Risorgimento si trova l’originale Camera del Parlamento Subalpino, una vera rarità perché è l’unica aula parlamentare rimasta integra in Europa, tra quelle nate con le rivoluzioni del 1848.

Pertanto, per cercare di preservarla il più possibile, la sala non è accessibile al pubblico. La puoi comunque osservare da un’ampia vetrata che ne garantisce la visione d’insieme.
Inoltre, ogni anno hai garantita la possibilità di ammirarla al suo interno, quando viene eccezionalmente aperta al pubblico in occasione della Giornata dell’Unità nazionale. Segnati la data, 17 marzo.
Fa strano pensare che quello che era il salone d’onore di Palazzo Carignano è poi diventato l’aula parlamentare in cui hanno presieduto personaggi come Cavour, Garibaldi, Massimo D’Azeglio, Vincenzo Gioberti e Cesare Balbo.
Questa trasformazione comincia nel 1831, quando il principe Carlo Alberto di Carignano diventa re di Sardegna e si trasferisce a Palazzo Reale. Palazzo Carignano passa così nelle mani del Demanio per poi essere allestito come Camera dei Deputati, quando re Carlo Alberto istituisce il primo Parlamento del Regno di Sardegna attraverso il cosiddetto Statuto albertino nel 1848.
4. Scoprirai dove sarebbe stato il primo Parlamento italiano
Ti stupirà sapere che, oltre alla Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, Palazzo Carignano avrebbe dovuto ospitare anche il primo Parlamento italiano.
Ho usato il condizionale perché la Storia negò tale onore a Torino.
Come mai?
Dunque, quando nasce il Regno d’Italia, la sopra citata aula del Parlamento Subalpino risulta troppo piccola per ospitare un numero più consistente di deputati provenienti da tutta la penisola.
Si decide pertanto di creare una seconda ala di Palazzo Carignano per ospitare un nuovo parlamento molto più grande.
I lavori partono spediti, peccato che quando si sono costruite poco più che le fondamenta, il ruolo di capitale del Regno d’Italia passa a Firenze.
La città completa comunque la costruzione e quello che puoi ammirare oggi è un grande salone rettangolare, di ben 23 metri di altezza, con una balconata sostenuta da 16 imponenti telamoni in marmo bianco. È proprio da qui che il pubblico si sarebbe potuto affacciare per assistere alle sedute del parlamento.

I pittori Francesco Gonin e Pasquale Orsi hanno poi decorato la volta con il Trionfo della Saggezza, racchiuso da una cornice architettonica tutta dipinta, di grande impatto.
Trovo sempre molto suggestivo camminare in questo ambiente così spazioso, dove sono stati anche allestiti dipinti di grandi dimensioni che celebrano la storia del Risorgimento. Il tutto con l’accompagnamento di musiche evocative in sottofondo, tra cui il tanto caro inno nazionale.
5. Tiferai per Silvio Pellico nella sua cella dello Spielberg
Come probabilmente ricorderai, con l’accusa di adesione alla Carboneria, nel 1820 Silvio Pellico viene arrestato dagli Austriaci e condannato a 20 anni di prigionia nella terribile fortezza dello Spielberg, in Moravia.
Graziato nel 1830, Pellico si trasferisce a Torino dove pubblicherà il celebre libro di memorie, intitolato “Le mie prigioni”.

Nel museo del Risorgimento di Torino ti rimarrà impressa l’angusta cella dello Spielberg, ricostruita con assoluta adesione al vero, partendo da immagini ottocentesche e con la presenza di due oggetti originali, i ferri da carcerato e il leggio personale di Pellico.
6. Entrerai nella stanza dove Carlo Alberto trascorse i suoi ultimi giorni
Molto spesso la Storia è crudele. Come nel caso della prima guerra d’indipendenza italiana che terminò con la terribile sconfitta di Novara del marzo del 1849 ai danni delle truppe piemontesi.
Di fronte a una tale disfatta, re Carlo Alberto di Savoia non se la sentì di rimanere sul trono e abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele.
Decise anche di auto esiliarsi nella città portoghese di Oporto, dove morì pochi mesi più tardi.
Il Museo del Risorgimento ti offre la possibilità di ripercorrere i suoi ultimi giorni, con la fedele ricostruzione della sua ultima camera da letto con tutto il mobilio originale.

Devo dire che fa riflettere il fatto che un sovrano così importante sia vissuto in una stanza senza troppi orpelli, in piena solitudine, mentre la sua salute precipitava inesorabilmente verso un punto di non ritorno.
Eppure, ancora pochi giorni prima di morire, diceva:
«Nonostante la mia abdicazione, se mai sorgesse una nuova guerra contro l’Austria… accorrerò spontaneo, anche quale semplice soldato, tra le fila dei di lei nemici… Mi solleva del pari il pensiero e la speranza che […] si conseguirà un giorno ciò che io ho tentato. […] La nazione può avere avuto principi migliori di me, ma niuno che l’abbia amata tanto. Per farla libera, indipendente e grande… ho compiuto con animo lieto tutti i sacrifici… Cercai la morte [in battaglia] e non la trovai…»
I suoi sacrifici furono presto ripagati. Suo figlio Vittorio Emanuele II continuò la sua opera, sconfiggendo gli Austriaci e diventando il primo re d’Italia.
7. Potrai sbirciare nello studiolo di Cavour
Nel 1938 lo studio di Cavour a Palazzo Reale viene integralmente trasferito nel Museo del Risorgimento. E da lì non si spostò più.
Potrai quindi ammirare mobili e arredi originali, accompagnati da oggetti personali, che riporteranno in vita uno degli statisti più importanti del Risorgimento, nonché il primo presidente del Consiglio dell’Italia.
Non so perché ma questo studiolo mi mette sempre voglia di rimboccarmi le maniche e di mettermi al lavoro con maggior determinazione.
8. Ammirerai i protagonisti del Risorgimento osservandoli nei loro ritratti
I ritratti hanno il potere di affascinare. Ne osserviamo le espressioni, l’abbigliamento e l’ambientazione, cercando qualcosa che ci possa accumunare o semplicemente provando a immedesimarci in chi ci è di fronte.
Per me quelli del Museo del Risorgimento hanno anche la capacità di ispirare perché ritraggono persone che hanno scelto di credere nei propri ideali per provare a cambiare il mondo in cui vivevano. Mentre li osservo, paiono invitarmi a credere nei miei.
Un esempio tra tutti? Il Ritratto di Olimpia Rossi Savio di Beatrice Morgari Vezzetti

Quello della baronessa Savio è stato uno dei salotti più in vista di Torino, luogo di incontro tra le tradizionali élite aristocratiche e le frange più moderne della borghesia.
È stata senza dubbio una donna dai grandi ideali, a cominciare da quello patriottico. Pensa che il suo impegno per la causa italiana è stato così concreto da averle fatto accettare con estrema dignità persino la morte di due figli sul campo di battaglia.
Durante la sua vita pubblica anche un lungimirante saggio sulla condizione femminile in Inghilterra, in cui denuncia l’arretratezza della situazione italiana rispetto al mondo anglosassone e in cui individua nell’istruzione uno strumento chiave per garantire un futuro migliore alle donne.
Nel dipinto del Museo del Risorgimento, la pittrice Beatrice Morgari la raffigura come una donna elegante, dai lunghi boccoli castani, con uno sguardo dolce, ma deciso.
E forse non è un caso che sia proprio un’altra donna a realizzare questo suo ritratto così intenso.
9. Ripercorrerai battaglie ed eventi famosi del Risorgimento dentro i dipinti
Nel corso dell’Ottocento in Italia si crea un vero e proprio movimento artistico trasversale, la cosiddetta “pittura del Risorgimento”.
A farne parte ci sono molti artisti con stili diversi, dal Romanticismo al Verismo fino alla novità dei Macchiaioli, tutti però mossi dal desiderio di celebrare i grandi ideali di questo periodo così importante per l’Italia.
Molti di loro non si limitano a dipingere, ma partecipano in prima persona ai combattimenti e alle rivoluzioni, tanto che i loro dipinti si possono considerare veri e propri reportage, precursori delle fotografie di guerra del XX secolo.
La cosa più interessante è che non rappresentano solo i protagonisti e le battaglie più famose, ma anche i soldati, i feriti e i caduti, altri eroi di cui non conosciamo il nome, ma senza i quali l’Italia non esisterebbe.
In questo modo, si scoprono dettagli che i manuali di storia non raccontano mai.
Un vero peccato, perché per me sono proprio questi dettagli che rendono la storia più interessante e più vicina al presente.
Tra tutti questi dipinti spicca La prima bandiera italiana portata a Firenze di Francesco Saverio Altamura, un olio su tela datato 1859.

Nell’atmosfera trasognata di una giornata di primavera un ragazzo avanza sulla collina fiorentina portando con sé una bandiera italiana.
La luce limpida e la cromia delicata rendono la scena intima, come se fosse una giornata di tutti i giorni. Eppure quella bandiera evoca qualcosa di più solenne, e il ragazzo pare accompagnarci verso tempi nuovi.
Il 27 aprile del 1859 Firenze insorge contro il granduca Leopoldo II di Toscana, scacciandolo dalla città. Il giorno dopo il tricolore sventola tra le strade. Questo è un primo passo contro la dominazione straniera e uno in più verso l’Italia.
Si avvertono venti nuovi anche a livello stilistico, con la scelta di non rappresentare un momento saliente e epico dell’insurrezione, ma un’atmosfera più sospesa e simbolica, con effetti di luce e d’ombra, soprattutto sulla basilica di San Miniato sullo sfondo, alla nuova maniera dei Macchiaioli.
10. Scoprirai oggetti curiosi che raccontano un “altro Risorgimento”
Sto parlando di fotografie, oggetti personali e manufatti patriottici che restituiscono la dimensione più concreta di personaggi conosciuti essenzialmente sui manuali di storia.
Ad esempio ci sono
- l’uniforme che Cavour ha indossato durante il Congresso di Parigi, in cui per la prima volta riuscì a dare risalto alla questione nazionale dell’Italia a livello internazionale;
- e la sua Berlina-coupè, chiamata anche “diplomatica”.
- Oppure c’è la tenda da campo usata da Carlo Alberto durante la I guerra d’indipendenza, con gli accessori originali.
- O ancora il suo calamaio, la pipa, il porta oggetti da viaggio e la scatola da disegno.
Uno dei pezzi forti è però l’album fotografico della celebre contessa di Castiglione.
Contiene circa 25 fotografie della contessa, realizzate a Parigi tra il 1857 e il 1859 dall’atelier Mayer e Pierson, che allora era considerato uno dei migliori sulla piazza.
Sono pose che risalgono al suo periodo di massima notorietà alla corte di Francia, quando era favorita dell’imperatore Napoleone III.
Raffigurano una giovane e bellissima donna, fiera e sicura di sé, a tratti sfrontata e anticonvenzionale. Un servizio fotografico che pare antesignano di quelli di moda dei giorni nostri.

E queste sono solo una piccola parte delle foto che si fece fare. Pensa che se ne contano più di 400, un numero incredibile per quei tempi.
In più, la contessa curava personalmente ogni dettaglio, dagli abiti scenografici alle sontuose ambientazioni. Per non parlare delle pose ardite e teatrali.
La sua stagione di popolarità alla corte francese non dura molto, eppure le è bastato così poco per diventare un personaggio iconico e immortale.
11. Ti farà sorridere la satira che prendeva di mira i protagonisti del Risorgimento
La satira politica in Italia nasce proprio verso la metà dell’Ottocento come reazione alla censura e all’autoritarismo dei governi stranieri.
In particolare, in tutta la penisola vengono fondati giornali umoristici che si fanno promotori dell’indipendenza e del progresso civile e sociale, ma è solo nel Regno di Sardegna che riescono a stabilirsi solidamente, grazie alla libertà di stampa garantita dallo Statuto albertino. Tra tutti posso citare il Fischietto, a cui collaborarono i miglior disegnatori dell’epoca.

Il Museo del Risorgimento conserva un patrimonio davvero molto ricco di vignette e immagini satiriche, che potrai ammirare sala dopo sala.
Ma di sicuro il fiore all’occhiello sono le opere di Dalsani, nome d’arte del torinese Giorgio Ansaldi, da molti considerato il capostipite della grafica moderna.
Le sue immagini mostrano le trasformazioni della società a inizio Novecento: i nuovi consumi e la nascita della pubblicità; i cambiamenti di stili di vita e i principali svaghi del tempo libero. Tutto questo nel clima ottimista della Belle Époque.
Se ti ho incuriosito, puoi consultare la versione digitalizzata del Fondo Dalsani.
La storia del museo e come si articola la visita
Il Museo Nazionale del Risorgimento italiano viene fondato nel 1878, in memoria di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia.
Cambiò più volte sede, fino a trovare la definitiva collocazione all’interno di Palazzo Carignano nel 1938.
In Italia sono nati molti altri musei dedicati al Risorgimento, ma solo quello di Torino può vantare il titolo di “nazionale” per l’importanza e la ricchezza del suo patrimonio.
All’interno del Museo del Risorgimento di Torino spazierai dalle rivoluzioni del Settecento agli esordi della prima guerra mondiale, senza escludere le vicende più significative degli altri paesi europei.
Potrai confrontarti con testimonianze di ogni tipo, da documenti a stampa e manoscritti a dipinti e opere grafiche; da oggetti personali ad armi, vessilli ed uniformi, per di più accompagnati da filmati di approfondimento e diverse tipologie di interattività che rendono la visita maggiormente dinamica.
Queste prestigiose collezioni animano le 30 sale del percorso di visita, anche se la parte del leone spetta di sicuro alle due sale parlamentari di cui ti ho parlato prima: la Camera del Parlamento Subalpino e l’aula pensata come primo Parlamento italiano.
Se vuoi farti un’idea più precisa sull’enorme catalogo museale, consulta il sito ufficiale del museo.
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