Il Santuario della Consolata è uno dei luoghi di culto più sentiti di Torino, una di quelle chiese in cui fin dall’ingresso si percepisce la dimensione del sacro, al punto da affascinare chiunque, a prescindere dal credo religioso.
È anche un vero capolavoro dal punto di vista artistico, perché è il frutto dell’intervento di tre dei più grandi architetti di Torino, Guarino Guarini, Filippo Juvarra e Carlo Ceppi. Una storia costruttiva che attraversa secoli di arte e che ha come risultato una chiesa unica nel suo genere
In questo approfondimento ti accompagnerò alla scoperta della Consolata:
– ti racconterò il miracolo dell’antica icona della Madonna che ha dato origine alla sua fama;
– ripercorrerò le tappe della storia, che hanno portato a una costruzione decisamente articolata;
– e infine ti svelerò dei dettagli curiosi da osservare all’esterno.
Perché si chiama Santuario della Consolata?
La vera denominazione di questa chiesa è Santa Maria della Consolazione, ma tutti la chiamano semplicemente Santuario della Consolata.
Se ci pensi, suona strano l’appellativo di “Consolata” al posto di quello di “Consolatrice”.
L’arcano è presto spiegato.
La Madonna è “Consolata” perché è ricolma di Colui che è la “vera consolazione di Israele” (Luca 2,25), diventando poi a sua volta “Consolatrice”.
Il miracolo della Madonna della Consolata
Devi sapere che la devozione che lega i torinesi alla Consolata parte da molto lontano, da un’immagine della Madonna risalente al V secolo.
Era custodita per volere del vescovo Massimo nella piccola chiesa di Sant’Andrea, il nucleo originale del futuro Santuario della Consolata.
Fin da subito questa sacra icona si caricò di mistero perché se ne persero inspiegabilmente le tracce, forse durante un saccheggio o qualche rifacimento della chiesa.
Il tempo passò e nel corso dell’anno mille, la chiesa diede rifugio ai monaci benedettini scappati dall’abbazia della Novalesa, a causa delle razzie dei Saraceni in Val di Susa.
Venne costruita una chiesa più grande per opera del confratello Bruningo, che diventò così uno dei primi architetti del periodo medievale di cui si ricordi il nome.
Ormai l’icona sembrava persa per sempre, ma la sua storia era destinata a continuare grazie a un cieco originario di Briançon, che giunse in pellegrinaggio a Torino con lo scopo di ritrovarla. Aveva infatti avuto una miracolosa apparizione della Vergine, in cui gli era stato affidato il compito di cercare l’icona nei sotterranei della stessa chiesa di Sant’Andrea.
Il cieco dovette lottare contro lo scetticismo delle autorità vescovili, ma alla fine ebbe ragione. L’icona fu ritrovata il 20 giugno del 1104 e incredibilmente il cieco riacquistò la vista.
A seguito di questo miracolo, la chiesa di Sant’Andrea venne restaurata ed elevata al grado di basilica, e l’icona fu conservata con tutti gli onori al suo interno.
Attualmente, non possediamo fonti documentarie a riprova di questo episodio, ma esiste comunque una lapide della chiesa, che fa riferimento a una pergamena ufficiale del 1104, in cui viene riportato proprio quest’episodio.
La Madonna col Bambino sull’altare del Santuario della Consolata
Oggi sull’altare maggiore del Santuario si trova un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, ma non si tratta dell’icona del miracolo.
È infatti una copia quattrocentesca della famosa “Madonna col Bambino” conservata nella chiesa della Madonna del Popolo a Roma.
Probabilmente si tratta di una commissione al pittore Antoniazzo Romano da parte del cardinale romano Domenico della Rovere, risalente al periodo in cui fu vescovo di Torino.
Dell’icona originale non si sa più nulla, evidentemente andò perduta nuovamente, in un tempo indefinito dopo il suo ritrovamento nel 1100 .
La Processione della Consolata a Torino
In ricordo del ritrovamento miracoloso dell’icona della Madonna da parte del cieco di Briançon , il 20 giugno di ogni anno viene organizzata una solenne processione, presieduta dall’Arcivescovo di Torino.
Di sera, la comunità dei fedeli si raccoglie per accompagnare l’imponente portantina con la statua della Madonna tra le vie del centro fino a ritornare in chiesa, dove viene poi celebrata una Messa solenne.
Normalmente, la statua della Madonna che viene portata in processione è conservata nella seconda cappella sulla sinistra, dove c’è l’altare di Sant’Andrea.

Come la Basilica della Consolata ha assunto il suo aspetto attuale
L’attuale forma architettonica del Santuario della Consolata è frutto di una serie di interventi da parte dei tre più grandi architetti di Torino: Guarino Guarini, Filippo Juvarra e Carlo Ceppi.
In questa sezione ti spiegherò come il loro genio riesce ad amalgamarsi creando una chiesa decisamente suggestiva anche a livello architettonico.
Il primo grande cambiamento con Guarini
Dopo il miracoloso ritrovamento dell’icona, la storia del Santuario della Consolata prosegue senza avvenimenti degni di nota fino al 1589, quando l’Ordine cistercense subentra a quello benedettino.
Un primo grande cambiamento architettonico risale però al 1678, quando la Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, decide di espandere la chiesa e affida il cantiere a Guarino Guarini, lo stesso architetto della Cappella della Sindone e della Chiesa di San Lorenzo.
Guarini fa una delle sue tipiche rivoluzioni in stile barocco, sostituendo la navata centrale della preesistente chiesa medievale con il grande spazio ellittico che oggi accoglie il visitatore, la cosiddetta Aula di Sant’Andrea.
Poi, progetta un ambiente esagonale (quello davanti l’altare), sormontato da una grande cupola simile a quella della chiesa di San Lorenzo, che verrà però realizzata in forme più tradizionali dall’architetto Antonio Bertola all’inizio del Settecento.
Il miracoloso salvataggio dall’assedio del 1706
Qualche anno dopo la fine dei lavori della Consolata, Torino affronta il durissimo assedio del 1706 da parte dei Francesi.
Sembra incredibile ma, nonostante la posizione a ridosso delle mura, la Basilica non subisce particolari danni dal cannoneggiamento dei francesi.
Infatti, solo la base della cupola viene colpita, tra l’altro da una palla di cannone che ancora oggi puoi trovare conficcata sul lato di via della Consolata, con a fianco un’iscrizione commemorativa che riporta erroneamente la data 1704 al posto di 1706.
Sempre su via della Consolata, all’interno della cancellata che circonda il santuario, puoi anche trovare uno strano piloncino con l’immagine della Madonna e la data 1706. Pensa che faceva parte di una serie di pilastrini collocati lungo tutto il fronte dell’attacco francese, come ex voto durante l’assedio.
Come avrai capito, questo momento storico così delicato per Torino non fa che accrescere la devozione verso la Consolata tanto che, una volta vinta la guerra contro i Francesi, il Comune elegge Maria Consolatrice Patrona della città, insieme a San Giovanni Battista.
L’intervento di Juvarra nella Basilica della Consolata
Tra il 1729 e il 1740 l’architetto di corte Filippo Juvarra sviluppa l’area del presbiterio a forma ovale, coronandola con una cupola sormontata da una lanterna.
Inoltre progetta l’altare maggiore che possiamo ammirare ancora oggi.


Decisamente sontuoso, è composto da una serie di colonne in marmo disposte a semicerchio, che reggono una struttura a baldacchino, con ai lati due angeli in marmo bianco.
Al centro c’è un dipinto della Madonna con Bambino, circondata da angioletti e raggi dorati.
Si tratta della copia quattrocentesca della famosa “Madonna col Bambino” romana, di cui ti ho parlato prima.
L’ampliamento di Carlo Ceppi
Superato il periodo napoleonico, il Santuario viene affidato agli Oblati di Maria Vergine.
Nel 1835, come ringraziamento per aver salvato Torino da un’epidemia di colera diffusasi in tutto il resto del Piemonte, Vittorio Amedeo II fa erigere la colonna di granito che regge una statua della Madonna, sul piazzale in via della Consolata.

Si arriva alla fine dell’Ottocento, quando finalmente l’architetto Carlo Ceppi realizza l’ultimo ampliamento della chiesa, dandole il suo aspetto attuale.
La zona absidale a forma esagonale di Guarini viene completata con quattro cappelle in stile neobarocco e due coretti ai lati del presbiterio.
Inoltre viene aggiunto il pronao neoclassico che oggi vedi all’ingresso. Si tratta di un colonnato di ordine corinzio su cui appoggia un frontone triangolare,

Il cantiere fu concluso dall’ingegner Vandone di Cortemilia, che curò anche la progettazione degli altari delle cappelle laterali, la decorazione policroma delle superfici marmoree e il loggiato affacciato sulla cripta della Madonna delle Grazie.
Il risultato di tutti questi interventi è una pianta dalla forma molto particolare, frutto di un susseguirsi di interventi architettonici, distribuiti nel corso di ben 3 secoli.

La devozione continua nella Galleria degli Ex Voto
Uno degli ambienti più affascinanti del Santuario della Consolata è la Galleria degli ex voto.
È composta da centinaia di piccoli quadri, donati dai fedeli in segno di ringraziamento alla Madonna per aver ricevuto una grazia.
Si tratta di dipinti semplici, per lo più amatoriali. Raffigurano l’episodio della grazia: la guarigione da una grave malattia, il superamento di un incidente stradale o sul lavoro, l’essere sopravvissuti alla guerra.
Può essere rappresentato un campo di battaglia, una fabbrica o un cantiere, una città bombardata, un capezzale in ospedale, ma la Madonna è sempre la protagonista della scena.
L’ex voto più antico risale al Seicento, ma la maggior parte vanno dall’Ottocento alla metà del Novecento, costituendo così una delle raccolte più importanti in Italia.
Questi quadretti sono solo una parte degli oltre 13 mila ex-voto presenti all’interno della chiesa.
Dappertutto nella chiesa si possono osservare migliaia di cuori d’argento, centinaia di spalline di ufficiali sopravvissuti alle guerre, ed innumerevoli ricami e uncinetti.
Tra tutti spicca l’ex voto a forma di nave, appeso sulla volta della Cappella delle Grazie, la cripta dove fu ritrovata l’antica icona della Madonna.
Si tratta del modellino della celebre nave “Stella polare” partita nel luglio del 1899 per esplorare il Polo Nord, con a bordo il principe Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi. Nonostante tutte le difficoltà, la spedizione fu un successo e il duca tornò sano e salvo.
Altri dettagli curiosi da notare all’esterno
-Il campanile medievale
A fianco alla Basilica c’è un antico campanile in mattoni sulla destra, risalente al periodo medievale.

È scandito orizzontalmente da fasce di archetti pensili e in alto è animato da doppie e triple aperture arcuate, chiamate rispettivamente bifore e trifore.
Questo campanile è l’unica testimonianza rimasta della fase medievale della chiesa preesistente all’attuale basilica.
-I resti archeologici all’incrocio con via Giulio
Il Santuario sorge dove un tempo correva l’antica cinta muraria di Iulia Augusta Taurinorum, la Torino dell’epoca romana. Precisamente nel punto dove le mura convergevano in una delle torri angolari a base esagonale.
I resti archeologici che si possono osservare ancora oggi sono proprio quelli di questa torre.

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