I Giardini Reali di Torino non sono un unico spazio verde omogeneo, ma un insieme di giardini dalle diverse atmosfere, nati in epoche differenti e trasformati nel corso del tempo.
In questa guida ti propongo una passeggiata ideale alla loro scoperta. Puoi usarla per prepararti alla visita oppure può essere un modo per orientarti, senza perderti dettagli curiosi e scorci pieni di fascino.
Perché i Giardini Reali si chiamano così e come mai sono due
I Giardini Reali si chiamano così perché nascono come giardini di Palazzo Reale, l’antica reggia dei Savoia.
Qui la famiglia reale e la sua corte potevano trascorrere piacevoli ore nel verde senza muoversi dalla loro zona di comando.
Oggi i Giardini Reali sono divisi in due parti:
- I Giardini Reali Superiori (o Giardini Reali alti) che fanno parte del complesso dei Musei Reali. Si tratta di circa sette ettari di parco compresi tra Palazzo Reale e i bastioni delle antiche mura della città. L’ingresso è gratuito, ma gli orari e i giorni di apertura combaciano con quelli museali.
- E i Giardini Reali Inferiori (o Giardini Reali Bassi) che sono invece pubblici. Sono raggiungibili direttamente da piazza Castello imboccando viale I Maggio e si estendono sotto le mura fino a corso San Maurizio.
Una passeggiata dentro ai Giardini Reali Superiori
Dai vialetti del Giardino Ducale agli angoli più raccolti del Boschetto, i Giardini Reali Superiori regalano sensazioni e suggestioni diverse. Ci sono fontane da cercare, alberi centenari da osservare e affascinanti scorci da non perdere.
Il Giardino Ducale
Ad accoglierci è il cosiddetto “Giardino Ducale”, corrispondente alla parte più antica dei Giardini Reali, risalente alla seconda metà del Cinquecento.
In quel periodo il giardino aveva il tipico stile all’italiana caratterizzato da forme geometriche, regolarità e simmetria e decorato con fontane e giochi d’acqua.
Oggi invece ammirerai il giardino ottocentesco voluto dal re Umberto I, in stile neobarocco, con grandi aiuole verdi separate da vialetti.


Dettagli da notare
— I vasi che delineano tutti i bordi del parterre e dell’incrocio dei vialetti.
Alcuni sono in ghisa e sono arredi originali del giardino ottocentesco; la maggior parte è stata invece realizzata in occasione del recente restauro del giardino per ripristinare l’effetto decorativo originario.

— Le citroniere, le casse lungo la facciata interna di Palazzo Reale, in cui sono stati piantate delle varietà di agrumi simili a quelli degli aranci.
— La moderna fontana a zampilli, ricostruita secondo i disegni storici del giardino.
Qui è ormai un classico fare una piccola pausa e magari gettare una monetina “esprimi desiderio”, come capita a tutte le fontane più amate.

— L’Ulisse di Giuliano Vangi, una possente scultura composta da due grossi blocchi in granito uniti insieme.
Di fronte, spiccano le vigorose mani di Ulisse, a rappresentare la forza e la tenacia con cui ha affrontato le difficoltà del suo lungo viaggio verso casa; sul retro il ritratto di Penelope che attese con fiducia il ritorno del marito.
L’artista ha cercato di sondare i sentimenti più profondi di Ulisse, per creare una correlazione tra l’uomo di un tempo e quello di oggi. Del resto, la storia dell’eroe greco si presta bene: in quanti ci sentiamo viaggiatori alla deriva che cercano di tornare a casa?

— Uno degli scorci più famosi del giardino con la cupola della Cappella della Sindone e il campanile del Duomo sullo sfondo.

Le mura, le Serre Reali e il Bastion Verde
I Giardini Reali Superiori sono delimitati dall’unico tratto delle antiche fortificazioni di Torino sopravvissuto alle demolizioni del periodo napoleonico.


In seguito, i Savoia cedettero i terreni posti al di sotto delle mura sopravvissute al Comune, che li trasformò in un giardino pubblico, gli attuali Giardini Reali Inferiori.
Con un’unica eccezione: Palazzo Reale tenne per sé una piccola porzione di terreno per costruire le cosiddette Serre Reali. Si tratta dell’edificio in mattoni rossi composto da tre padiglioni con ampie vetrate, attualmente in ristrutturazione.

Il restauro in corso le trasformerà in un innovativo polo a disposizione del pubblico e delle esigenze dell’intero complesso dei Musei Reali.
Non vedo l’ora che i lavori siano finiti e che venga riaperta anche la rampa elicoidale che collega il Giardino Ducale con i giardini bassi delle Serre. La si imbocca dal cancello oggi chiuso a fianco alla balconata in pietra bianca.
Un tempo usata per il trasporto dei vasi di agrumi e altre essenze da conservare nelle Serre Reali, presto ricollegherà i due livelli del giardino.

Dettagli da notare
— Il Bastion Verde, lo strano padiglione con il tetto spiovente alla francese lungo le mura.
Sembra una graziosa casetta, ma in realtà venne costruito a fine Cinquecento come punto di vedetta verso la campagna fuori le mura.
Tuttavia, col tempo fu impreziosito da una loggia e diventò un belvedere molto amato dai Savoia, soprattutto dalle sue principesse.
In particolare, si racconta che fosse un luogo molto caro a Francesca di Valois, cugina del Re Sole e prima moglie di Carlo Emanuele II. E così, in suo omaggio il duca fece tinteggiare il padiglione di verde e lo ricoprì di edera. Si spiegherebbe così perché lo chiamiamo Bastion Verde.

— L’esemplare di Ginko Biloba, con le sue tipiche foglie a ventaglio, piantato oltre 100 anni fa e ormai alto la bellezza di 23 metri.
— L’Albero delle lanterne cinesi, che regala il suo spettacolo migliore in autunno, quando le foglie si colorano di uno splendente tono dorato per poi cadere a terra, lasciando a vista delle capsule marroni a forma di lanterna, che danno il caratteristico nome alla pianta.
— L’aiuola di rose di damasco, dall’incredibile fascino e dal profumo inebriante, a tal punto da aver ispirato molti poeti di culture diverse, da Shakespeare agli autori della raccolta Le mille e una notte.
Il Boschetto, il roseto e “Pietre Preziose“
Dalla zona che costeggia le mura si arriva al cosiddetto “Boschetto”, con ampi viali ombreggiati da grandi alberi e costeggiati da un ricco sottobosco distribuito in aiuole dalle forme regolari.



Nel Seicento questa area corrispondeva al Giardino dei fiori, con aiuole quadrate arricchite da fontane ma, come accadde al Giardino del duca, durante l’Ottocento anche questa zona fu aggiornata secondo il nuovo gusto del tempo.
Dettagli da notare
—Il folto roseto sulla sinistra con le rose Bar-Pey, color crema

— L’affaccio sui Giardini Reali Inferiori, con la Mole Antonelliana che sbuca tra gli alberi.

—L’installazione “Pietre Preziose” dell’artista Giulio Paolini.
Pensa che è composta da marmi originali della vicina Cappella della Sindone di Guarino Guarini, quelli troppo danneggiati dal rovinoso incendio del 1997 per essere recuperati nel lunghissimo intervento di restauro.
Una figura enigmatica, in candida resina, è seduta su una base che ricorda la struttura della cupola, mentre scrive le sue riflessioni con lo sguardo rivolto in direzione della cappella barocca.
Che sia lo stesso Guarino Guarini che contempla il destino rocambolesco della sua opera? Chissà!

Il Giardino di Levante con la Fontana di Nereide e dei Tritoni
Nel Giardino di Levante l’atmosfera cambia grazie a un affascinante gioco di prospettive create da un sistema di viali chiusi da quinte di siepi e cespugli, che creano angoli più appartati.

La storia del Giardino di Levante comincia alla fine del Seicento, quando i Savoia fanno estendere il perimetro delle fortificazioni attorno al Bastion Verde. Questo ampliamento aveva infatti creato un nuovo spazio perfetto per espandere anche i giardini reali.
A tal scopo re Vittorio Amedeo II chiama addirittura André Le Nôtre, il geniale architetto paesaggista dei giardini di Versailles. È lui che dobbiamo ringraziare per l’impianto scenografico di questa parte del giardino, con l’asse centrale che genera un’affascinante fuga prospettica verso la Fontana di Nereide e dei Tritoni.


É come se le sculture emergessero da un mare in tempesta, con i busti in torsione, le pinne contorte e i capelli mossi dal vento, tra rocce e creature marine dalle forme fantastiche.
Al centro svetta una sorridente Nereide dalle forme aggraziate. Attorno a lei, possenti tritoni suonano strani strumenti a fiato fatti con le conchiglie; e giovani tritoni giocano con i pellicani, come fossero amorini del mare.
Da poco la fontana ospita anche 18 varietà di ninfee, incluse quelle ibridate dal vivaio francese Latour-Marliac, tanto amate da Monet.
Dettagli da notare
— Lo scorcio dalla fontana con il riflesso degli alberi nella vasca, l’antico esemplare faggio pendulo, con avvolgenti rami ripiegati fino a terra e la facciata laterale di Palazzo Reale.

— La statua della Primavera, una sofisticata copia digitale dell’originale conservata alla Reggia di Venaria, insieme alle altre tre Allegorie delle Stagioni.
Con il capo ornato di fiori, la giovane Primavera ha delle rose nella mano destra e con il braccio sinistro pare far tintinnare una campanula, come a risvegliare la natura dopo il lungo inverno.

Il Giardino della Cavallerizza (in rinnovamento)
Ideale prosecuzione del Giardino di Levante è il Giardino della Cavallerizza, attualmente non aperto al pubblico perché tutto il complesso della Cavallerizza Reale è in restauro.
È davvero interessante il progetto di rinnovamento che coinvolge questa struttura, realizzata nel 1740 da Benedetto Alfieri per ospitare esercitazioni e spettacoli equestri.
Quando il suo giardino sarà riaperto, sarà possibile un accesso diretto dai Giardini Reali grazie al ponte pedonale che passa sopra Viale dei Partigiani.

A forma di pentagono, il Giardino della Cavallerizza è caratterizzato da viali rettilinei, circondati da alberi e siepi, che convergono a raggiera verso un’antica vasca a ridosso dell’edificio.
Lungo le mura si trova un’altra terrazza belvedere in corrispondenza del Bastione di San Maurizio.

La passeggiata continua ai Giardini Reali Inferiori
Dai Giardini Reali Superiori, puoi raggiungere quelli Inferiori, uscendo da Palazzo Reale per poi girare a sinistra, sotto i portici della Prefettura fino al semaforo. Da qui si scende lungo viale I Maggio, si passa sotto il ponte pedonale ed eccoci arrivati.
La storia dei Giardini Reali Inferiori comincia nel 1914 quando i Savoia cedettero i terreni sotto le mura al Comune che li trasformò in un giardino pubblico diviso in due dal viale di collegamento tra corso San Maurizio e Piazza Castello (gli attuali Viale dei Partigiani e a Viale Primo Maggio).
A disposizione di tutti, c’è una vera oasi di pace e relax, con circa 350 alberi e decine di specie botaniche, a due passi dalle vie più frequentate del centro.
- A sinistra non perderti l’olmo del Caucaso, uno degli alberi secolari di Torino;
- osserva anche il Bastion Verde e quello di San Maurizio da sotto le mura.
- Sulla destra in direzione di via Rossini, ammira uno degli scorci più suggestivi della Mole Antonelliana.
- Ed infine, alla rotonda nota il Monumento Nazionale al Carabiniere, realizzato da Edoardo Rubino per onorare i Carabinieri caduti durante la I Guerra Mondiale.






—> Se vuoi organizzare altre passeggiate nel verde, scegli il Parco del Valentino o un altro dei numerosi parchi pubblici di Torino.
—> Se invece desideri unire la passeggiata ai Giardini Reali con la visita agli appartamenti reali dei Savoia, non perderti la mia guida su Palazzo Reale.
—> Infine, se preferisci continuare ad esplorare il centro, ecco 4 itinerari a piedi nel centro di Torino.
