Il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina è uno dei capolavori più speciali del Museo Civico d’Arte Antica di Torino.
Colpisce per la straordinaria capacità di Antonello di “riportare in vita” un uomo vissuto più di cinque secoli fa. Il volto emerge dal fondo scuro con una precisione sorprendente, ma ciò che affascina maggiormente è quell’espressione così difficile da decifrare. Sembra quasi chiederci di fermarci a guardarlo negli occhi.
Chi è l’uomo ritratto? Perché Antonello lo rappresenta in questo modo? E come riesce a creare un confronto tanto diretto con noi che lo osserviamo?
Proviamo a guardarlo da vicino, seguendo gli indizi nascosti nei suoi dettagli, prima di scoprire qualcosa in più anche sulla storia che lo ha portato fino a Torino.
Identikit di stile
Di fronte a noi un uomo di mezz’età con la tipica toga indossata dagli uomini più importanti di Venezia, fatta di stoffa rossa solcata da profonde pieghe parallele.
Il busto è tagliato sotto le spalle; la testa è girata verso destra, ma gli occhi sono fissi verso di noi. Possiamo parlare di un tipico ritratto di ¾.
Sul parapetto in basso, una novità di Antonello da Messina, un cartellino con la sua firma e la data, quello che diventerà un leit motiv nelle sue opere.

29,5 x 37,4 cm – Palazzo Madama di Torino
La tridimensionalità dei chiaroscuri
Nel nero dello sfondo, si distingue con difficoltà un copricapo scuro, la cui falda ricade sopra a una spalla, un classico espediente per dare il senso della spazialità, qui accentuata anche dalla proiezione dell’ombra.
Per quanto riguarda il viso, ha una tale plasticità che pare scolpito, tutto merito dei chiaroscuri che modellano i muscoli, gli zigomi pronunciati e la pelle cascante del collo.
Dettagli da microscopio
Spicca una cura maniacale per i dettagli, siamo molto lontani dall’idealizzazione del mondo classico, qui il riferimento è la minuziosità dell’arte fiamminga.
Osserva le rughe della fronte e ai lati della bocca; la fossetta del mento e le sopracciglia brizzolate e disordinate.
L’espressione da “Gioconda” al maschile
Precisione quasi miniaturistica, ma è certamente la forza espressiva a calamitare la nostra attenzione.
Quel sorriso così enigmatico, a labbra appena dischiuse, quasi una “Gioconda al maschile” per l’alone di mistero che emana.
Ci scruta, più che guardarci. Da sotto in su, con le palpebre semi abbassate.
Ma chi è? Che cosa vuole dirci con questo suo sguardo così altero e sicuro di sé?
Identikit dell’uomo
Di sicuro è un personaggio di rilievo a Venezia, visto il tipo di abbigliamento.
Ma non è un nobile perché a quei tempi i ritratti dei nobili e degli uomini di potere hanno altre caratteristiche compositive.
Sono infatti ambientati all’interno di complesse architetture o immersi nel paesaggio. Le figure sono di profilo, a mezzo busto, come nelle monete antiche. Sono immagini con uno scopo istituzionale, e quindi decisamente idealizzate.

Un classico esempio sono i ritratti dei duchi di Urbino, realizzati da Piero della Francesca nello stesso periodo del Ritratto d’uomo di Antonello da Messina.
Ritratto da “borghese”
Solitamente Antonello da Messina non ritrae nobili, ma borghesi o mercanti. E nel farlo usa le novità introdotte dall’arte fiamminga.
Infatti, nell’Europa del Nord era ormai consuetudine che i membri del ceto mercantile commissionassero ritratti personali perché volevano un riconoscimento sociale pari a quello della classe nobiliare.
Però i loro ritratti dovevano distinguersi da quelli degli aristocratici.
Basta quindi con le pose di profilo e con i volti idealizzati; largo invece al tre quarti, al realismo e all’analisi psicologica del soggetto.
Mi viene subito in mente il “Ritratto di uomo con turbante rosso”, di Jan van Eyck.

Lo sfondo nero è perfetto, non distrae, anzi aiuta i personaggi ad emergere ancora di più, con tutta la loro potenza comunicativa.
Un sfondo naturale o architettonico avrebbe sviato, ci saremmo concentrati ad analizzare il rapporto della figura con l’ambiente in cui è inserito, e non a quello con noi.
Una sfida al confronto con noi spettatori
Come per gli artisti fiamminghi, anche per Antonello da Messina è fondamentale creare un legame con lo spettatore.
Osserva questi altri suoi capolavori.

– National Gallery di Londra

Ogni ritratto di Antonello da Messina ha un’espressione diversa, siamo di fronte a un vero campionario di sguardi, emozioni e personalità, ben distinguibili l’uno dall’altro.
Non solo. Non sembra anche a te che i suoi personaggi volgano la testa verso qualcuno fuori dal ritratto? Aspetta! Non a qualcuno di imprecisato, ma proprio a noi spettatori.
Ci provocano e ci costringono a un confronto, generando una reazione assolutamente personale.
Se facessi un sondaggio per chiedere quali sensazioni suscita il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, scommetto che otterrei tantissime risposte differenti.
Qual è la tua? Fastidio? Simpatia? Curiosità? Avversione? Timore? Sdegno? Stima?
Per me l’unicità dei ritratti di Antonello da Messina sta proprio nel fatto che ci “costringono” a provare qualcosa, non ci lasciano indifferenti. In gioco ci mettiamo pure noi, proprio come quando facciamo la conoscenza con qualcuno di nuovo.
Come ci fa “un Antonello da Messina” a Torino?
Antonello da Messina non venne mai a Torino e non lavorò mai per un membro di Casa Savoia. Eppure il Museo Civico d’Arte Antica conserva il suo famoso “Ritratto d’uomo”.
Per capire come questo dipinto arrivi a Torino, torniamo un po’ indietro nel tempo, precisamente a metà Ottocento, quando il ritratto entrò a far parte della ricchissima collezione d’arte della famiglia Trivulzio di Milano.
Quasi un secolo dopo, nel 1935 la città di Torino, su suggerimento dell’allora direttore di Palazzo Madama, Vittorio Viale, e con la collaborazione dell’antiquario Pietro Accorsi, acquistò tutta la prestigiosa raccolta Trivulzio.
Peccato che l’affare venne annullato da Mussolini in persona, chiamato in causa dalla città di Milano che non voleva assolutamente perdere un tale tesoro di capolavori d’arte.
Ma a qualcosa doveva pure rinunciare Milano.
A titolo di indennizzo, Palazzo Madama di Torino ottenne in dono il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina e un’altra meraviglia, il codice miniato Tres Belles Heures de Jean de Berry, unico codice al mondo con le miniature del celebre pittore fiammingo Jan van Eyck.
Il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina è fa parte delle collezioni del Museo Civico d’Arte Antica di Torino. ->Scopri l’affascinante storia di Palazzo Madama che lo ospita
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