Palazzo Madama è uno degli edifici più sorprendenti di Torino.
Posto al centro di Piazza Castello, stupisce subito per la facciata da palazzo nobiliare e il corpo da castello medievale.
Perché questo strano accostamento?
Perché, come diceva lo scrittore Guido Gozzano, Palazzo Madama è “la casa dei secoli”, il risultato di una serie di architetture che si sono sono inglobate una dopo l’altra, nel corso di 2000 anni, toccando tutte le tappe più importanti della storia di Torino.
In questo approfondimento scoprirai come antiche torri romane vengono inserite in un castello medioevale, per poi essere trasformato in una residenza principesca in epoca barocca. Ma la storia non finisce qua: la struttura continua a trasformarsi in pieno Risorgimento, ospitando il primo senato del Regno d’Italia. Fino ai giorni nostri, come splendido scrigno delle preziosi collezioni del Museo Civico d’Arte Antica di Torino.
La storia comincia con gli antichi Romani
Palazzo Madama inizia la sua storia come Porta Decumana, uno dei quattro ingressi delle mura di Iulia Augusta Taurinorum, la Torino dell’epoca romana.
Si trattava di una classica porta romana con cavedio, ovvero “a cortile interno”. In pratica, due alte torri erano unite a un avancorpo quadrato, circondato da alte mura, ma senza tetto.

Se vuoi farti un’idea di com’era, puoi ammirare ciò che resta della Porta Palatina, l’unico dei quattro accessi alle mura romane che si è conservato fino ai nostri giorni.
Il castello medievale degli Acaja
Nei secoli successivi la Porta Decumana venne invece inglobata nel castello dei principi d’Acaja, signori di Torino dalla fine del Duecento.

I lavori cominciarono durante il regno di Filippo d’Acaja all’inizio del Trecento.
- Per prima cosa costruì due nuove torri quadrate, che incorporarono quelle preesistenti della porta romana.
- Poi fece realizzare un cortile interno, in corrispondenza dell’attuale corte medievale di Palazzo Madama, pur con tutte le modifiche che avvennero nei secoli successivi.
Per vedere il castello finito, dobbiamo però aspettare l’inizio del Quattrocento, quando Ludovico d’Acaja costruì due nuove torri sul lato est, quelle verso la futura via Po.
Al primo piano, attorno al cortile interno, fece invece allestire appartamenti confortevoli per sé e la sua corte.
E a collegare il cortile interno con i piani di sopra ci pensò la cosiddetta torre del viretto, tramite una scala a chiocciola (il viretto, appunto), i cui resti sono ancora visibili nell’attuale corte medievale di Palazzo Madama, nell’angolo nord-est.
Il giardino medievale di Palazzo Madama
L’ultimo desiderio di Ludovico d’Acaja riguardò la creazione di un giardino molto ampio, che comprendeva:
- un orto che riforniva le cucine del castello;
- un boschetto con piante ad alto fusto, posto fuori dalle mura del castello, in un’area in cui c’erano anche la porcilaia, le gabbie dei falconi di Ludovico, la colombaia, i mulini e la vigna del principe;
- il Giardino del principe, uno spazio privato per i signori del castello, in cui svagarsi e riposarsi. C’erano una fontana, sedili in pietra rivestiti d’erba, un pergolato di rose, vasi in maiolica decorata con piante profumate come lavanda, salvia, maggiorana; e persino la gabbia di pappagalli di Bona di Savoia, la moglie di Ludovico.
La cosa bella è che questo giardino esiste ancora. Sì, perché è stato ricostruito in piccolo, seguendo le fonti dell’epoca, nel fossato del castello. È il posto perfetto per fare una pausa, tra le sue aiuole profumate e il cinguettio degli uccelli.

Le Madame Reali trasformano il castello in una residenza di corte
Con la morte di Ludovico nel 1418 finì la dinastia degli Acaja. Torino e il castello medievale passarono nelle mani della dinastia Savoia.
La trasformazione del “fu” castello d’Acaja nell’attuale Palazzo Madama cominciò però nel Seicento, quando due famose principesse sabaude, Cristina di Francia e Maria Giovanna Savoia–Nemours, le cosiddette “Madame Reali”, lo scesero come residenza prediletta.
È proprio in loro onore che l’edificio ha la denominazione di “Palazzo Madama”.
In questa parte di storia scoprirai come le due principesse abbiano usato l’architettura come strumento di potere, chiamando a raccolta i migliori artisti dell’epoca per creare una dimora che non avesse nulla da invidiare a Versailles.
Il salone delle feste sotto Cristina di Francia
A partire dal 1638 la duchessa Cristina di Francia avviò un ampio progetto di ammodernamento per trasformare l’antico castello degli Acaja nella sua residenza ufficiale.
Quello di Cristina non era un momento molto facile. La corte di Palazzo Reale le aveva voltato le spalle da quando era rimasta vedova del duca Vittorio Amedeo I ed era diventata reggente in attesa della maggior età del figlio Carlo Emanuele II.
Palazzo Madama poteva essere il rifugio perfetto, ma andava sistemato per essere all’altezza del suo rango.
Nessun problema per l’architetto Carlo di Castellamonte che chiuse la preesistente corte interna costruita dagli Acaja nel Quattrocento, per costruirvi sopra il salone dei ricevimenti, ambiente immancabile in un palazzo principesco.
Maria Giovanna Battista e la trasformazione “degna di una regina” di Juvarra
A inizio Settecento, anche la duchessa Maria Giovanna decise di fare dei cambiamenti, a partire dal riallestimento degli appartamenti al piano nobile, che vennero affidati all’ingegnere Michelangelo Garove.
Ma quando suo figlio Vittorio Amedeo II ottenne il titolo di re, Maria Giovanna capì che il suo palazzo non era all’altezza del nuovo rango reale.
E così incaricò l’architetto di corte Filippo Juvarra di realizzare un progetto che rivoluzionasse tutta la struttura.
Pensa che l’iniziale intenzione del geniale architetto era quella di creare un grandioso edificio che avrebbe inglobato totalmente il castello medievale e i resti romani.
E invece fece solo in tempo a completare la scenografica facciata verso via Dora Grossa, come allora si chiamava l’attuale via Garibaldi; e lo scalone d’onore degno di una regina.
La facciata di Juvarra, come quinta teatrale
La prima cosa che colpisce della facciata di Palazzo Madama è il fatto che si distacca molto dall’uniformità e dal rigore dei palazzi che delimitano Piazza Castello.
Già solo l’uso del marmo bianco di Chianocco crea un’immediata distinzione, ma entriamo nei dettagli.

—In basso c’è un alto e massiccio basamento in bugnato, ovvero fatto da blocchi di pietra sporgenti (le bugne) e sovrapposti in file sfalsate. Questo rivestimento è animato da finestre in stile rinascimentale.
Nella parte centrale più aggettante, quattro pilastri molto possenti separano le tre arcate del pianoterra. Sono decorati dai cosiddetti trofei militari, decorazioni composte da gruppi di armi e armature, tipiche dell’epoca romana. Hanno uno scopo celebrativo, proprio come gli ornamenti in ferro battuto dei cancelli, composti dal monogramma intrecciato di Maria Giovanna.
—L’elemento principale della facciata è senza dubbio la loggia centrale, dominata da quattro colonne alte ben 13 metri. Nota come siano addossate a quattro pilastri che sostengono i tre grandi finestroni centrali.
-Più in alto invece, c’è una balaustra con quattro statue allegoriche, accompagnate ai lati da vasi decorativi. In questo modo Juvarra riuscì ad alleggerire la facciata, fino a farla smaterializzare verso il cielo.
Se ci fai caso, Juvarra scelse un tipo di decorazione abbastanza sobria, lasciando la parte del leone alle colonne giganti tipiche del periodo barocco.
Credo che la bellezza della facciata sia dovuta soprattutto dai dinamici effetti di chiaroscuro, creati dalla sovrapposizione delle colonne sui pilastri e dalle scanalature di tutti gli elementi verticali.
Lo scalone d’onore di Juvarra, luogo di pura luce
La facciata di Palazzo Madama è come un sipario dietro al quale prende vita un maestoso scalone a due rampe, un vero luogo di pura luce che si trasforma a seconda delle ore e del tempo atmosferico.
Del resto, il palazzo di una madre di un novello re, com’era Maria Giovanna di Savoia, necessitava assolutamente di uno scalone monumentale per accogliere gli ospiti.
L’architetto Filippo Juvarra sfruttò quindi le sue abilità di scenografo per realizzarne uno in cui la grandiosità del barocco lascia spazio alla raffinata eleganza del rococò.

— Varcato il cancello di ingresso, si apre un atrio non molto grande, diviso in tre da esili colonne su alti basamenti, detti plinti. Le volte paiono svilupparsi come un largo albero, in cui gli elementi strutturali sono ridotti all’essenziale.
— Due rampe contrapposte portano con calma a un pianerottolo intermedio, poi una svolta a 180 gradi e si sale al primo piano.
— Davanti a noi un immenso spazio arioso e luminoso, le cui pareti sono scandite dalle stesse colonne giganti della facciata e dalle decorazioni in stucco realizzate da Carlo Tantardini.

In alto prende la scena una volta a cassettoni, ovvero decorata con cavità ottagonali (i cosiddetti cassettoni) riempiti da rosette.
Al centro del soffitto c’è un bassorilievo che raffigura l’allegoria del tempo e della fama; mentre alle estremità osserva le bellissime conchiglie aperte a ventaglio.
Le conchiglie sono un classico nel repertorio decorativo di Juvarra. Qui le troviamo un po’ dappertutto.
Ma ci sono anche tanti altri tipi di decorazioni: capitelli, mensole, cornici, fregi, pennacchi, volute. Sono tutte invenzioni di Juvarra: partono da citazioni dal mondo classico, e poi vengono rielaborate in modi sempre nuovi e personali secondo lo stile barocco e roccocò.
Ad esempio, i capitelli hanno due teste di ariete unite da ghirlande fiorite, al posto delle tradizionali volute; nelle lunette sopra ai finestroni trovano poi posto dei teschi di ariete (i cosiddetti bucrani); e poi ci sono le arpie sopra le porte.
Sono tutti elementi che fanno riferimento alla vita ultraterrena, all’immortalità e alla gloria eterna. E non è mica un caso. Tutto il progetto decorativo in stucco rende onore a Maria Giovanna, ormai ottantenne, celebrandone la fama imperitura.
Lo sapevi che lo scalone di Palazzo Madama compare in alcune scene famose del cinema?
- È da qui che scendono a rotta di collo le tre colorate automobili mini minors, in una scena divenuta iconica del film “The Italian job” di Peter Collinson.
- Ed è sempre questo scalone che sale Audrey Hepburn, nei panni della giovane Natasha di “Guerra e pace”, mentre è in preda all’ansia per il suo debutto in società.
Palazzo Madama diventa il primo Senato del Regno d’Italia
Nell’Ottocento Palazzo Madama diventa anche protagonista del Risorgimento italiano. Infatti re Carlo Alberto sceglie il suo salone d’onore come sede del primo Senato del Regno d’Italia.
Ma scopriamo meglio la sua storia della sala fino a quel momento.
— Come ti ho spiegato prima, questa sala venne realizzata nel Seicento per iniziativa di Cristina di Francia. La Madama Reale fece infatti chiudere la preesistente corte interna costruita dagli Acaja nel Quattrocento, per costruirvi sopra il salone dei ricevimenti, che non poteva assolutamente mancare nel suo palazzo.
— A inizio Settecento Maria Giovanna di Savoia decise di cambiare la decorazione di questa sala.


Per prima cosa vennero scelte delle altissime lesene appaiate di ordine dorico. Sopra il cornicione trovarono posto invece le coppie di statue realizzate da Carlo Tantardini e Giovanni Baratta, quali personificazioni delle province appartenenti al regno sabaudo.
— Passiamo all’Ottocento, quando la volta fu restaurata e decorata con l’Apoteosi di re Carlo Alberto. Degli stessi anni, le scene a monocromo con episodi della storia della dinastia Savoia, dipinte dai fratelli Pietro e Paolo Fea.
Non è un caso che la volta celebri Carlo Alberto. Come ti ho già detto, fu per suo volere che il salone di Palazzo Madama venne scelto come sede del Senato Subalpino.
In pratica, l’architetto di fiducia del re, Ernesto Melano, trasformò il salone in un auditorium con sedili e tribune in legno. Un allestimento che non compromise affatto le pareti perché indipendente e staccato dalle stesse.
Qui, nel 1848 si tenne la prima seduta del Senato Subalpino, che sancì il pieno impegno dei Savoia nell’unificare l’Italia.
La sua attività continuò fino al 1864, quando Firenze diventò la nuova capitale d’Italia. A questo punto, la struttura di Melano venne smantellata e la sala tornò ad essere un salone d’onore.
Come Palazzo Madama è diventato sede del Museo Civico d’Arte Antica
Oggi Palazzo Madama ospita le collezioni del Museo Civico di Arte Antica.
Ma come mai la storia di questo museo si intreccia con quella di Palazzo Madama?
Dunque, il Museo Civico di Torino nacque nel 1860, in pieno periodo risorgimentale.
La città era diventata capitale d’Italia e sentiva l’esigenza di creare un museo in cui conservare la più vasta raccolta di testimonianze della sua storia e del suo patrimonio artistico.
Ma a questo primo desiderio se ne aggiunse subito un secondo. Come altri musei della seconda metà dell’Ottocento, anche quello di Torino subì il fascino del modello del South Kensington di Londra (oggi Victoria and Albert Museum), dedicato alle arti decorative e applicate all’industria.
Si specializzò quindi nella raccolta di manufatti rappresentativi di qualsiasi periodo, tecnica e materiale, dall’epoca bizantina fino a quella moderna.
Nel giro di pochi decenni le collezioni crebbero esponenzialmente e nel 1934 trovarono la loro casa dentro Palazzo Madama.
Se ti ha incuriosito la storia di Palazzo Madama, puoi continuare a farti ispirare dall’arte e dall’architettura di Torino, seguendo uno di questi percorsi:
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