Immersa nel verde della collina torinese, Villa della Regina pare un gioiello incastonato tra ordinati giardini all’italiana, arricchiti da fontane, giochi d’acqua, statue, grotte e padiglioni belvedere.
La sua posizione è davvero invidiabile perché è stata costruita in una particolare conca naturale così da offrire un’imperdibile vista panoramica su Torino.
Siamo ancora in città, a poco più di un km dal centro, ma i rumori del traffico paiono dissolversi appena varcato il cancello di ingresso.
Come per un incantesimo, si entra in una specie di mondo a parte, dove si può persino sentire il profumo della terra lavorata dell’unico vigneto urbano d’Italia.
I luoghi che rendono unica Villa della Regina
Il fascino di Villa della Regina si rivela nel dialogo continuo tra architettura, giardini e paesaggio.
Dallo scenografico ingresso fino ai belvedere affacciati su Torino, in questa sezione ti accompagnerò alla scoperta dei luoghi che rendono Villa della Regina una delle residenze più affascinanti della città.
-Lo scalone a tenaglia con la Fontana della Sirena
La facciata principale di Villa della Regina è animata da uno scalone a tenaglia, in cui una prima rampa centrale sale dritta per poi dividersi in due salite laterali simmetriche.
Ciò che non ti aspetti è che in mezzo alle due rampe ci sia una fontana che un tempo ospitava carpe e trote, perché fossero a disposizione dei cuochi di corte. Al centro i getti d’acqua escono dalle code e dalla bocca di una sirena, che cui deriva la denominazione di Fontana della Sirena.


-Il Gran Rondeau
Il Gran Rondeau è una terrazza a forma ellittica che un tempo accoglieva i visitatori che entravano nella villa dall’ingresso originario in via Villa della Regina.
È composto da
- una doppia scalinata, nel cui vano è scavata una grotta con decori a grottesche e due statue seicentesche;
- e da una fontana circolare al centro della quale svetta la scultura del Dio Nettuno seduto su uno scoglio. Lungo i bordi invece ci sono dodici statue di divinità fluviali (purtroppo in gran parte senza testa) tra cui spicca un buffo putto a cavalcioni di un delfino.





-Lo Salone d’onore
All’interno di Villa della Regina il primo ambiente ad accoglierti è lo scenografico Salone d’onore del primo piano, usato per le feste e i ricevimenti.



Siamo nel 1733 quando l’architetto Filippo Juvarra progetta quest’ambiente così arioso dove la luce filtra attraverso le vetrate per esaltare la decorazione pittorica affidata a tre pittori diversi.
Il pittore Giuseppe Dallamano anima la volta e le pareti con una finta architettura a trompe l’oeil , dove persino la vera balconata con ringhiera della parte superiore ha alcune parti dipinte.
I due dipinti alle pareti sono di Corrado Giaquinto e raffigurano rispettivamente il mito di Apollo e Dafne e quello della Morte di Adone.
Infine, sulle volte dei corridoi laterali Giovanni Battista Crosato realizza simpatiche scenette con piccoli putti alle prese con il mutare delle Stagioni.
Com’era tipico delle residenze aristocratiche del Settecento, uno scintillante lampadario con pendenti in cristallo scende dal centro della volta, impreziosendo ulteriormente la sala.
-Le stanze più belle: i gabinetti cinesi
Tra le sale più suggestive di Villa della Regina ci sono i cosiddetti gabinetti cinesi, studioli privati decorati con soggetti e tecniche tipici dello stile orientale.
Devi sapere che nel Settecento esplose una vera e propria moda per l’arte orientale, ma le opere che arrivavano dalla Cina non erano sufficienti a soddisfare il boom di richieste del mercato europeo.
Allora gli artisti locali si specializzarono in opere di gusto orientale, pur senza essere mai stati in Asia. Nelle botteghe europee iniziarono infatti a circolare raccolte di disegni grazie a cui gli artisti potevano imitare soggetti, oggetti e persino tecniche all’orientale.
A Villa della Regina è Pietro Massa con la sua bottega a occuparsi di questo tipo di decorazione.
-Il gabinetto verso Ponente dell’Appartamento della Regina stupisce con i suoi pannelli a fondo rosso inseriti in una struttura lignea a fondo nero e decorati con paesaggi, fiori e uccelli in oro. Ad arricchire questo ambiente ci sono anche due statue della dea Guanyin; mentre la volta avvolge con motivi esotici impreziositi dall’uso dell’oro.


-Sempre nell’Appartamento della Regina il Gabinetto verso Mezzogiorno conserva altre affascinanti scene di vita quotidiana “alla China”: uomini che cacciano con arco e frecce; donne che preparano il tè; un gruppo di persone che salgono in barca all’ombra dei loro parasole. Ma tra tutte le raffigurazioni spicca la danza col drago, una danza tradizionale che ancora oggi anima la feste del Capodanno cinese.


Nella stanza spicca anche uno stipo che imita i preziosi mobili cinesi in lacca. Il procedimento usato è quella della cosiddetta “lacca povera”: in pratica i decori su cassetti ed ante sono ritagli di carte dipinte a mano e applicate sul legno con vernice lucida, tipo decoupage.
-Nel gabinetto verso Mezzanotte dell’Appartamento del Re possiamo invece ammirare scene di paesaggio e vita quotidiana all’interno di cornici dorate. Suggestivi anche gli stucchi sulla volta del maestro luganese Giovanni Maria Andreoli con personaggi dagli abiti variopinti e diversi animali, tra cui scimmie e vari uccelli.


-I giardini all’italiana con fontane, cascatelle e belvedere panoramici
Nel retro di Villa della Regina si trova quella che per me è la sorpresa migliore: un vasto giardino semicircolare scavato sulla collina e diviso in tre livelli da sentieri e filari di siepi di bosso. Il tutto coronato dal fitto boschetto dei Camillini.
Prima di ammirarlo si passa dal Cortile dell’Esedra. Si tratta di uno spazio delimitato da due pareti semicircolari che paiono quelle di una grotta, scandite da venti nicchie con statue, un tempo alternate a vasi.

Due piccoli obelischi indicano una scalinata che conduce alla Grotta del Re Selvaggio, così chiamato perché la statua posta al centro indossa una corona e un abito alquanto modesto.

Decorato con ciottoli di fiume, pietre bianche e nere e conchiglie, l’interno della grotta nasconde un segreto: una galleria scavata nel terreno permette di raggiungere le sorgenti a monte della collina e quindi di ispezionare il corretto funzionamento del sistema idrico di tutte le fontane.
La scalinata prosegue ancora, fino a raggiungere il suo culmine, l’affascinante Belvedere Superiore, alla cui base c’è la Fontana del Mascherone che alimenta la cascatella della Naiade e, a seguire, tutte le altre fontane più in basso.



Ci troviamo nella parte più alta del giardino, da cui ammirare una vista panoramica molto suggestiva, che abbraccia la tenuta, il vigneto, la città e la corona delle Alpi.


A destra del Belvedere si trova un’altra costruzione a due piani, a cui si può accedere attraverso un’ampia scalinata a doppia rampa. Si tratta del Padiglione dei Solinghi, il circolo culturale fondato dal Cardinal Maurizio, il primo proprietario della Villa.

A sinistra del Belvedere, c’è invece la Rotonda, un padiglione mai portato a compimento. E più in là ancora, i filari di un vigneto.

Pensa che si tratta dell’unico vigneto urbano presente in Italia, produttore dal 2011 di un Freisa di Chieri certificato DOC.
Se vuoi saperne di più, ecco il link all’Azienda Balbiano che si occupa della gestione della vigna.
Salendo sulla Rotonda puoi osservare come i filari del vigneto della Villa facciano da quinta introduttiva al panorama di Torino.

—>Scopri tutti i punti di interesse del panorama da Villa Regina.
La storia di Villa della Regina
La storia di Villa della Regina è legata alle persone che l’hanno abitata e trasformata nel corso dei secoli: dal Cardinal Maurizio di Savoia, che immaginò la prima “Vigna”, alle principesse sabaude che la scelsero come residenza preferita.
Dopo questo momento di massimo splendore è seguito un lungo periodo di abbandono che per fortuna è terminato grazie a un complesso intervento di restauro che le ha restituito il suo antico fascino.
La Vigna dei desideri del Cardinal Maurizio di Savoia
Il primo nucleo di Villa della Regina risale all’inizio del Seicento su iniziativa del Cardinal Maurizio di Savoia, quartogenito del duca Carlo Emanuele I.
Suo desiderio era quello di avere una Vigna, ovvero una residenza collinare con vigne e giardini, da usare per la villeggiatura e come piccola azienda agricola.
Il cardinale sentiva infatti l’esigenza di crearsi un luogo ameno dove trascorrere piacevoli soggiorni, lontano dalla città e i suoi problemi, come il sovrappopolamento, il proliferare di epidemie e malattie e la calura eccessiva del periodo estivo.
La scelta cade su questa conca naturale della collina per la sua invidiabile posizione panoramica, ma soprattutto per l’esistenza di sorgenti naturali d’acqua che potevano garantire il necessario approvvigionamento idrico alla sua tenuta.
Il progetto venne affidato nel 1615 all’architetto di corte Ascanio Vitozzi, che però morì l’anno stesso.
A questo punto il cantiere passò a Carlo e Amedeo di Castellamonte, i quali svilupparono il progetto in modo che la villa fosse prospetticamente in linea con l’ampliamento urbanistico che dall’attuale via Po si dirigeva verso il fiume omonimo e la collina.
L’edificio venne poi posto al centro di un giardino all’italiana arricchito dal cosiddetto Teatro d’Acqua, un sistema di cascatelle d’acqua composto da fontane, grotte, statue e padiglioni belvedere.
E a proposito di padiglioni, il Cardinal Maurizio istituì anche un salotto culturale in cui riunì le figure di maggior spicco nel panorama intellettuale dell’epoca proprio in una delle costruzioni del giardino, il cosiddetto Padiglione dei Solinghi.
Ludovica la prima principessa della villa
Devi sapere che la vita del cardinale fu decisamente movimentata al punto da lasciare la porpora ecclesiastica per sposare la giovanissima nipote Ludovica che ereditò la proprietà della villa alla sua morte.
Ludovica diventò così la prima di una lunga serie di duchesse e principesse che abiteranno questa splendida residenza, ognuna lasciando il suo segno nell’arredo e nello sviluppo dei giardini e dell’intera struttura.
Anna, la regina che diede il nome alla villa
Ludovica aprì la strada, ma non fu la principessa da cui derivò l’appellativo di Villa della Regina. Si trattò invece della successiva proprietaria della residenza, ovvero di Anna d’Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II che nel 1713 ottenne l’agognato titolo regio.
È a questo punto che la storia di Villa della Regina incrociò quella dell’architetto Filippo Juvarra e successivamente quella del suo allievo Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano.
Su progetto di Juvarra, le sale del piano nobile della residenza vennero distribuite in due distinti appartamenti, quello del Re e quello della Regina. Per raccordarli fu realizzato uno splendido salone d’onore, con gli affreschi dei pittori Dallamano, Crosato e Giaquinto.
Verso la città (ovvero verso ponente) si realizzarono un’anticamera e una camera da letto per ogni appartamento; verso la collina (ovvero verso levante) le anticamere dedicate all’intrattenimento.
Nei padiglioni ad angolo vennero invece creati quattro suggestivi gabinetti cinesi, secondo il gusto orientalista dell’epoca.
Il grande cambiamento: la villa divenne un collegio femminile
Terminati i lavori sotto la guida di Baroni di Tavigliano, la storia della Villa continuò senza grandi cambiamenti per il resto del Settecento; e durante l’invasione francese di inizio Ottocento la residenza fu apprezzata anche da Napoleone.
Un grande rivolgimento avvenne invece nel 1865 quando la Villa fu ceduta all’Istituto per le Figlie dei Militari.
Alcuni spazi vennero quindi adibiti per le lezioni del collegio femminile, mentre altre stanze divennero le camere da letto della direttrice e del corpo docente.
Nel frattempo i Savoia si trasferirono a Roma, eletta nuova capitale del Regno d’Italia, portandosi con sé molti arredi di Villa della Regina, tra cui una bellissima biblioteca intagliata da Pietro Piffetti che oggi si trova al Quirinale.
La crisi e poi la rinascita museale
Il Novecento fu tragico per Villa della Regina: la mancata manutenzione, i danni delle guerre mondiali, l’abolizione dell’Istituto per le Figlie dei Militari nel 1975 e infine un pesante furto nel 1979 fecero precipitare la Villa in un terribile stato di degrado.
La luce arrivò solo nel 1994, quando divenne un bene della Soprintendenza e fu iniziato un lunghissimo intervento di recupero.
Pensa che la riapertura parziale della struttura è avvenuta solo nel 2006, restituendoci un gioiello che è tornato quasi del tutto al suo splendore.
Per questo motivo, nel 2025 è stato firmato un nuovo protocollo di intesa per il restauro e la valorizzazione della villa che prevede tre ambiti di intervento:
- il ripristino degli antichi orti e i frutteti che andranno ad affiancare il vigneto già reimpiantato.
- Il miglioramento dei giardini con la creazione di una caffetteria.
- Un ulteriore intervento di restauro all’interno della villa per poter aprire altre stanze al pubblico.
Se vuoi saperne di più, ecco il link del nuovo progetto di restauro di Villa della Regina.
–>Scopri come scegliere la prossima residenza sabauda da visitare
–>Scopri quali altre sorprese riserva la collina di Torino.
