Visitare la Cappella della Sindone significa entrare in uno spazio che sembra sfidare le leggi dell’architettura.
Lo sguardo sale verso l’alto, lungo la straordinaria cupola ideata da Guarini, una spirale di archi e aperture, di luce ed ombra che pare sospesa.
Ma la cappella non colpisce soltanto per la sua bellezza. In questo luogo che per secoli custodì la Santa Sindone, si celano simbologie profonde e si racconta una storia fatta di potere, rovinosi incendi, miracolosi salvataggi e incredibili rinascite.
In questa guida:
– Ti farò notare i dettagli più suggestivi e ti svelerò la simbologia nascosta.
– Analizzerò l’ingegno costruttivo della sua architettura raccontandoti le tappe della sua storia, per poi ripercorrere la drammatica notte dell’incendio del 1997, quando abbiamo rischiato di perdere questo capolavoro per sempre.
Che tu sia un amante dell’arte o di storie incredibili, preparati a lasciarti incantare da una delle architetture più audaci mai concepite dall’uomo.
La Cappella della Sindone vista da fuori

Già dall’esterno la Cappella della Sindone stupisce per la sua originalità. A cominciare dalla posizione incastonata, come una gemma preziosa, tra il Duomo e Palazzo Reale.
Il primo ad emergere è il tamburo in mattoni a vista, a pianta poligonale, disegnato da lesene che incorniciano sei grandi finestroni, e modellato da curve sinuose su cui si adagia mollemente il tetto.

Il tetto è una copertura sorretta da costoloni, su cui urne in pietra sono allineate in serie. Tra i costoloni, linee arcuate di reminiscenza orientaleggiante disegnano aperture a semicerchio.


La parte finale della cupola ha una piccola lanterna circolare con finestre, per poi culminare in una struttura a cannocchiale.
Non credo esista qualcosa di simile nel resto del mondo.
Cosa vedere dentro la Cappella della Sindone
La Cappella della Sindone si trova al primo piano del Palazzo Reale di Torino. Mentre si sta percorrendo uno dei suoi corridoi, quasi a sorpresa, si entra in un ambiente circolare, in cui un lucente rivestimento in marmo nero si anima a contatto con il bianco di imponenti gruppi scultorei e con l’oro delle decorazioni. Fino a che lo sguardo non si alza ad ammirare la sorprendente cupola di Guarini.
Ti ho preparato una piccola guida per prestare attenzione agli elementi architettonici e decorativi che non rendono questo ambiente così speciale.
L’altare centrale in marmo nero

Al centro svetta l’altare barocco realizzato da Antonio Bertola che per secoli ha custodito la Sacra Reliquia. Ma come ti ho detto prima, oggi è conservata in una teca all’interno del Duomo.
L’altare è in marmo nero con decorazioni e sculture in legno dorato, tra cui spiccano due angeli con i simboli della Passione e gli otto putti sulla balaustra, alcuni dei quali con i chiodi della Croce.
Le scalinate in marmo nero e la vetrata vista Duomo
Ai lati si aprono due vestiboli circolari delimitati da gruppi di colonne in marmo nero. Da qui partono due scalinate con gradini semicircolari che conducono al Duomo.

Se poi guardi oltre l’enorme vetrata dagli infissi dorati, vedrai l’interno del Duomo dall’alto.


Eh sì, la cappella della Sindone viene costruita sullo stesso piano di Palazzo Reale, garantendo comunque un collegamento con il Duomo. Possiamo dire che la sua posizione è il frutto di una specie di compromesso tra i Savoia e il Vescovo, di cui ti parlerò meglio tra poco.
Le statue imponenti dei Savoia
Il rivestimento in marmo nero della cappella è animato da nicchie con quattro gruppi scultorei in marmo bianco, commissionati da re Carlo Alberto nella prima metà dell’Ottocento, per omaggiare alcuni antenati illustri.
- Benedetto Cacciatori realizza il monumento funebre di Amedeo VIII, primo duca di Casa Savoia nel 1416. È raffigurato tra le allegorie della Giustizia e della Felicità; la Fermezza e la Sapienza affiancano invece il basamento su cui è rappresentato il duca mentre promulga il primo codice di leggi dello stato sabaudo.

- Pompeo Marchesi è lo scultore di quello del duca Emanuele Filiberto, che spostò la capitale da Chambéry a Torino nel 1563. Lo riconosci per la sua posa fiera e composta, con la spada abbassata, quella stessa spada che lo aveva aiutato a riconquistare i territori perduti dai suoi predecessori.

- Innocenzo Fraccaroli porta a termine il monumento del duca Carlo Emanuele II che aveva affidato la cappella a Guarini nel 1665. Lo troverai seduto e avvolto in un manto regale. Nel basamento ci sono tre nicchie che ospitano la Pace (il guerriero senza armatura), l’Architettura (la donna che regge la pianta prospettica della cappella) e la Munificenza (dal volto leggermente inclinato).

- E infine Giuseppe Gaggini si occupa di quello del principe Tommaso di Carignano, dal 1620 capostipite della linea dei Savoia-Carignano. Con lui ci sono alcune figure allegoriche che alludono alle sue virtù in campo militare: il leone simbolo di forza; il Valore che regge lo scudo dei Savoia; e la Vittoria seduta che porge la corona di alloro.

La miracolosa cupola che pare sospesa
Ho lasciato il pezzo forte per ultimo. È finalmente arrivato il momento di alzare lo sguardo per ammirare una delle cupole più affascinanti della storia dell’arte.

È formata da 12 costoloni in muratura, quelli che hai visto prima dall’esterno, su cui sono agganciati sei piani di archi sovrapposti e sfalsati che convergono in una stella – sole, con al centro la colomba dello Spirito Santo.

Alcuni critici la definiscono un “canestro rovesciato” che pare star su da solo.
Mentre sali con lo sguardo per coglierne i dettagli, nota anche come i toni scuri del rivestimento in basso si vanno via via schiarendo verso toni sempre più tenui di grigio grazie all’ingresso della luce naturale dalle varie aperture ad arco.
Il nero del marmo evoca la morte, ma dall’alto sopraggiunge la grazia divina, con la sua luce salvifica.
Del resto, questa era la cappella che ospitava la Sindone, testimonianza estrema del mistero della Redenzione, che passa dalla morte di Cristo e culmina con la sua Resurrezione per salvare le anime di tutti.
La simbologia nascosta della Cappella della Sindone
Nota quante volte ricorre il numero tre in tutta la cappella: ci sono tre gruppi di tre colonne nei vestiboli; tre sono i vertici del triangolo nello schema planimetrico; sono tre i grandi archi sottostanti la cupola e sempre tre sono i pennacchi tra un arco e l’altro.
Il numero tre rimanda alla Trinità, ma anche ai tre giorni trascorsi da Gesù nel sepolcro.
Salendo in altezza, si passa ai multipli di 3: sei sono i finestroni del tamburo e sei i piani di archi intrecciati a formare esagoni; dodici sono le punte della stella e 12 i costoloni in muratura che scaricano il peso della cupola.
Le stelle e i simboli della Passione
Se ci fai caso, per tutta la Cappella della Sindone puoi trovare moltissimi motivi decorativi a forma di stelle.
Il pavimento pare un manto di stelle. È infatti caratterizzato da un disegno in marmo nero e bianco in cui sono incastonate stelle di bronzo che riflettono la luce proveniente dall’alto.

Ma ci sono anche le stelle dei pennacchi, tra un arco e l’altro; per non parlare di quelle delle lunette sotto il tamburo; fino a quella a dodici punte al culmine della cupola.
Le stelle rievocano la cometa dei Magi che annuncia la nascita di Gesù, ma in questo caso richiamano più gli astri dell’Empireo, il più esterno dei cieli, quello dei beati e della vita eterna, allegoria della fine della vita terrena nella speranza della Resurrezione e della Salvezza.
Inoltre la cappella nasconde anche alcuni simboli della Passione di Cristo: dalle corone di spine nei capitelli bronzei ai chiodi alternati a foglie di ulivo stilizzate dei grandi archi sotto il tamburo; fino ai pentagoni dei pennacchi della cupola che alludono alle cinque ferite inferte a Gesù sulla Croce.
Tutti i segreti della storia di un capolavoro
Dietro un tale capolavoro ingegneristico si nasconde una storia tormentata, fatta di ambizioni dinastiche e sfide costruttive ai limiti dell’impossibile. La cappella che ammiriamo oggi non è stata solo una costruzione, ma una vera e propria impresa durata secoli.
Te la voglio raccontare partendo dall’arrivo della Sindone a Torino e dai primi progetti che mostrarono subito la complessità della sua costruzione. Scoprirai quanto l’intervento di Guarini fu provvidenziale nel risolvere i problemi strutturali che parevano insormontabili, per poi concludere con l’aggiunta dell’altare monumentale e degli ottocenteschi monumenti dei Savoia.
Cos’è la Sindone e il suo legame con Torino
La Sindone è un telo di lino con impressa l’immagine di un uomo che ha subito le stesse torture descritte nella Passione di Gesù.

I Cristiani di tutto il mondo lo identificano proprio con il telo in cui è stato avvolto Gesù, una volta deposto dalla croce.
La Sindone è pertanto la reliquia più importante per la fede cristiana.
Se desideri approfondire, consulta il sito ufficiale del Museo della Sindone.
Come la Sindone arrivò a Torino
La storia della Santa Sindone si incrociò con quella della dinastia sabauda nel 1453, quando il duca Ludovico di Savoia acquistò il Santo Lino dalla contessa Marguerite de Charny.
Da quel momento venne custodita a Chambéry per poi essere trasferita a Torino nel 1578 per volere del duca Emanuele Filiberto.
Era infatti dal 1563 che Torino era diventata la nuova capitale del ducato sabaudo ed era ovvio che le aspettasse l’onore di conservare la reliquia più importante dei suoi signori.
L’occasione giusta si presentò quando l’arcivescovo di Milano, san Carlo Borromeo, decise di intraprendere un pellegrinaggio verso la Sindone, per un voto fatto durante l’epidemia di peste che negli ultimi tempi aveva flagellato la sua città.
Proprio con la “scusa” di abbreviargli il cammino, il duca Emanuele Filiberto ordinò di trasferire il Santo Lino a Torino.
Una “casa” per il Santo Lino
La prima Ostensione della Sindone a Torino avvenne nel nucleo originario dell’attuale Real Chiesa di San Lorenzo di piazza Castello, ma fin da subito i Savoia manifestarono il desiderio di custodirla in una cappella apposita, a loro uso privato.
Tuttavia era una reliquia troppo importante perché non avesse voce in capitolo anche l’arcivescovo di Torino.
E così, per accontentare entrambe le parti si scelse di realizzare una grande cappella incastonata tra il Palazzo ducale e il Duomo di San Giovanni.
I primi progetti di Carlo di Castellamonte e di Bernardino Quadri
All’inizio l’incarico di costruire una nuova cappella per la Sindone venne affidato a Carlo di Castellamonte, che tra il 1610 e 1613 progettò un edificio a pianta ovale, rialzato di pochi gradini rispetto al livello del coro del Duomo.
I lavori però si interruppero presto e ripresero solo nel 1657 con il nuovo progetto di Bernardino Quadri, che lasciò perdere l’idea di un edificio dalla pianta ovale a vantaggio di una cappella rotonda, sullo stesso livello del piano nobile del Palazzo Ducale, e quindi decisamente sopraelevata rispetto al Duomo.
Una monumentale balconata aperta sul coro del Duomo avrebbe comunque permesso la vista diretta dell’altare-reliquiario del Sacro Lino, mentre l’accesso ai fedeli sarebbe stato garantito da due scaloni in fondo alle navate laterali del Duomo, uno per salire e uno per scendere, in modo da gestire al meglio il grande flusso di pellegrini.
In questo modo si realizzò una cappella privata all’interno del Palazzo Ducale, ma sempre accessibile ai fedeli, grazie al collegamento dal Duomo.
Come l’ingegnoso Guarini risolse tutti i problemi strutturali
Quando si arrivò al momento di innalzare la cupola della cappella, il progetto di Quadri suscitò dei dubbi sulla sua solidità, visto e considerato che i Savoia pretendevano la costruzione di una cupola che sovrastasse quella del Duomo e che emergesse sopra ai tetti del Palazzo Ducale.
E così, Quadri venne destituito e nel 1665 il cantiere passò nelle mani di Guarino Guarini.
Pensa che nel corso della sua vita questo grande artista riuscì ad essere uomo di Chiesa, teologo, filosofo, matematico, ingegnere e architetto. Non stupiamoci quindi che una mente così geniale e poliedrica abbia realizzato un’opera così speciale come la Cappella della Sindone.

Il geniale architetto fu chiamato a risolvere tutti i problemi di stabilità, partendo da quanto era stato costruito fino a quel momento.
E ci riuscì egregiamente, inventando una struttura che pare sfidare ogni canone architettonico, una specie di torre dalla vertiginosa ascesa verso l’alto.

- Per prima cosa, realizzò i due vestiboli di raccordo tra gli scaloni e la cappella, creando uno spazio di attesa e mistero.
- Poi, su quanto già costruito dal Quadri aggiunse un nuovo volume con tre grandi archi inclinati verso l’interno. In questo modo nascose gli elementi strutturali che reggono effettivamente il peso della volta e riuscì a diminuire le dimensioni del tamburo e della base della cupola. Inoltre aprì grandi finestre circolari per far entrare la luce.

- Poi passò al tamburo, l’elemento architettonico che unisce la cupola al resto della chiesa. Lo alleggerì con sei alti finestroni, alternati a pilastri con nicchie.
- Ma il pezzo forte fu senz’altro la cupola, una spettacolare architettura mai vista prima, alta appena ¼ dell’altezza di tutta la chiesa, ma studiata in modo tale da sembrare di un’altezza smisurata. È formata da 12 costoloni in muratura, visibili solo dall’esterno, su cui sono agganciati con catene di ferro sei piani di archi in pietra sovrapposti e sfalsati che convergono in una stella – sole, con al centro la colomba dello Spirito Santo.
Da dove nasce il genio architettonico di Guarini?
La concezione ingegneristica di Guarini fu molto diversa dagli altri architetti del barocco piemontese. Quest’ultimi si ispiravano alla solidità e alla regolarità dell’architettura di epoca romana, Guarini invece subì le suggestioni dell’architettura gotica, in cui le masse possenti dei muri erano intrecci di esili sostegni.
E poi incisero senza dubbio la sua formazione teologica e filosofica (era infatti un membro dell’ordine religioso dei teatini), e la sua profonda conoscenza della matematica e della geometria.
Questa cultura così poliedrica lo aiutò a creare degli edifici
- in cui nessuna zona ci svela in anticipo cosa accadrà più avanti;
- dove le strutture portanti vengono nascoste;
- e dove gli spazi si espandono miracolosamente grazie ad effetti illusori della luce e di particolari combinazioni di elementi architettonici.
Una tale preparazione culturale e professionale lo aiutò a realizzare una cappella così sorprendente e unica, assolutamente perfetta per la conservazione di una reliquia come la Sindone, altrettanto sorprendente e unica al mondo.
Antonio Bertola aggiunse l’altare centrale
Quando Guarini morì nel 1683, gli subentrò l’architetto Antonio Bertola, che per prima cosa completò il pavimento a intarsio, decorato con stelle in bronzo.
Poi si occupò dell’altare dove conservare il Sacro Lino.
Tenendo conto che la cappella era a pianta circolare, progettò due fronti (uno verso il corridoio di Palazzo Reale e l’altro verso il Duomo) e collocò al centro l’urna contenente la Sindone.
L’altare venne realizzato in marmi neri con decorazioni e sculture in legno dorato, tra cui quattro angeli con i simboli della Passione e otto putti sulla balaustra, alcuni dei quali con i chiodi della Croce.
La Cappella si completa con i monumenti dei Savoia
Nella prima metà dell’Ottocento la cappella si arricchì di quattro gruppi di statue, commissionati da re Carlo Alberto a quattro differenti artisti.
- Benedetto Cacciatori realizzò la statua di Amedeo VIII, primo duca di Casa Savoia;
- Pompeo Marchesi è lo scultore di quella del duca Emanuele Filiberto, che spostò la capitale da Chambéry a Torino;
- Innocenzo Fraccaroli portò a termine quella del duca Carlo Emanuele II che aveva affidato la cappella a Guarini;
- E infine Giuseppe Gaggini si occupò di quella del principe Tommaso di Carignano, capostipite della linea dei Savoia Carignano, a cui apparteneva re Carlo Alberto.
Con la realizzazione di questi monumenti pare che Carlo Alberto eleggesse questi quattro grandi protagonisti della storia sabauda al ruolo di custodi della cappella.
La notte del terribile incendio del 1997
La Sindone rimane custodita nella sua cappella fino al 1993, quando per fortuna viene trasferita in una teca speciale all’interno del Duomo, in seguito ai lavori di restauro della cappella.
Dico “per fortuna” perché nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 divampa un terribile incendio che distrugge la cappella.
Se la Sindone fosse stata ancora conservata nell’altare di Bertola non si sarebbe salvata.
Sono passate alla storia le immagini dei Vigili del Fuoco che sfondarono la teca in vetro dov’era protetta, per portarla in salvo.
Te le ripropongo, insieme a tante altre scene toccanti in questo video su YouTube.
L’incredibile restauro verso la rinascita
Dopo il terribile incendio del 1997, ci sono voluti più di una ventina d’anni per restaurare la cappella della Sindone.
Un intervento veramente complicato, uno tra i più delicati mai realizzati prima, che però ci ha restituito il capolavoro di Guarini in tutta la sua bellezza, con totale aderenza all’originale.
Nel restauro sono stati usati gli stessi materiali originali, sfruttando le stesse cave di pietra dei tempi di Guarini, e sono state eseguite le medesime procedure di costruzione.
In questo video di YouTube puoi seguire i momenti salienti di questo incredibile restauro.
L’ultimo tocco con il restauro dell’altare del Bertola
Recentemente si è concluso anche il restauro dell’altare del Bertola.
E così, sono tornati al loro posto gli otto putti; due dei quattro angeli originali; le lampade e i candelieri a piramide; il tabernacolo d’argento sbalzato; e gli ex voto monumentali, come la famosa placca d’argento della Città di Torino di inizio Settecento.
A memoria del rogo, una piccola porzione dell’altare porta i segni delle fiamme. E testimonierà sempre anche l’incredibile abilità dei restauratori.
Ecco un video su YouTube che ti darà un’idea precisa di questo delicato intervento.
–Scopri anche Palazzo Reale.
–Continua a scoprire il talento di Guarini con altri suoi capolavori: la Real Chiesa di San Lorenzo e Palazzo Carignano.
–Vai alla scoperta di altre chiese famose di Torino.
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