Ogni volta che vedo il Castello del Valentino mi sembra sempre di essere dentro a una fiaba. Sarà per via delle sue torri dai tetti in ardesia a falde inclinate, che si prendono la scena tra il verde del Parco del Valentino, il famoso polmone verde di Torino.
Capolavoro del Seicento, vive il periodo di massimo splendore quando la duchessa Cristina di Francia lo sceglie come sua maison de plaisance, ovvero come residenza di svago e divertimento.
Oggi invece è sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Decisamente fortunati i suoi studenti, non trovi?
In questa guida ti farò notare i dettagli architettonici più curiosi, ti svelerò tutti i significati nascosti della sua decorazione e ti racconterò le fasi salienti della sua storia.
Due facciate per lo stesso castello
Il Castello del Valentino ha la curiosa caratteristica di avere due facciate. Pur essendo molto diverse, sono assolutamente complementari per cogliere il pieno valore di questo edificio.
La facciata da castello delle favole
La facciata principale del Castello del Valentino è a forma di ferro di cavallo, con quattro torri angolari e un ampio cortile in ciottoli di fiume bianchi e neri.

Al centro spicca una loggia affiancata da colonne binate, ovvero accoppiate a due a due sullo stesso basamento, e sormontate da statue raffiguranti le Quattro Stagioni.
Più in alto, fa mostra di sé lo stemma della duchessa Cristina di Francia, attorniato dai gigli di Francia, simboli del suo paese d’origine.
In realtà, tutta la costruzione presenta chiari riferimenti all’architettura francese:
- dalle coperture dei tetti in ardesia a falde inclinate;
- alla struttura a padiglioni;
- fino ai due finti piani mansardati.
La seconda facciata che si specchia sul Po
Passeggiando all’interno del parco del Valentino puoi ammirare l’altra facciata del Castello del Valentino: si affaccia sul Po, con i mattoni a vista in cotto, com’è tipico degli edifici costruiti a Torino in epoca barocca.

Pensa che tra il ‘600 e il ‘700 era questa la facciata principale della residenza perché fungeva da approdo per le imbarcazioni dei Savoia che arrivavano dalla città.
Sì, perché allora il castello si trovava fuori dalla cinta muraria di Torino e per raggiungerlo i Savoia usavano la navigazione sul fiume.
Se vuoi ammirarla nel suo insieme, ti consiglio il punto panoramico sulla sponda opposta del fiume, all’ altezza dell’area verde in corso Moncalieri 88.

La decorazione delle sale racconta la storia di Cristina di Francia
Oggi il Castello del Valentino ospita la Scuola di Architettura del Politecnico di Torino, negli stessi ambienti dove un tempo si trovavano gli appartamenti di Cristina di Francia e quelli del principe ereditario, il futuro duca Carlo Emanuele II.
Purtroppo non ci sono più gli originali arredi barocchi, tuttavia puoi ancora ammirare la ricca decorazione delle volte con affreschi e stucchi, ideata dall’intellettuale di corte Emanuele Tesauro e dal conte Filippo di San Martino d’Agliè, favorito di Cristina di Francia.
Tutti gli elementi decorativi sono stati infatti studiati seguendo un preciso progetto unitario: in ogni stanza c’è un affresco al centro della volta che mette in risalto il tema principale, per poi essere approfondito negli stucchi e nella decorazione del fregio.
Dietro c’è una storia tutta da scoprire, quella di Cristina: dal periodo della giovinezza e del matrimonio felice con Vittorio Amedeo I al momento di ripiegamento interiore per la vedovanza prematura, mitigato però dalla speranza riposta nel giovane figlio, il futuro duca Carlo Emanuele II, in nome del quale lei difese con reggente.
Il benvenuto nella Sala delle colonne
L’atrio del Castello del Valentino è conosciuto come Sala delle colonne per via delle sei colonne doriche che lo scandiscono. Le pareti sono invece animate da nicchie ovali decorate in stucco, con busti di imperatori romani.
Questo ambiente viene concepito come spazio di collegamento tra le rampe della facciata rivolta verso il fiume, il cortile verso la città e lo scalone che conduce al piano nobile.
Gli appartamenti regali del primo piano
Il piano nobile del Castello del Valentino dà il suo benvenuto col sontuoso Salone d’Onore, da cui si gode di una splendida vista sul Po e sulla collina di Torino.
Ma a colpire è anche la decorazione illusionistica delle pareti: uno sfondato prospettico scandito da grandi colonne tortili, che incorniciano episodi celebrativi della storia dei Savoia, senza trascurare il forte legame con la Francia, il paese di origine di Cristina. Più in alto, corre una finta balconata arricchita da statue dipinte.
Dal Salone d’onore si sviluppano
- a destra, gli appartamenti della duchessa Cristina;
- a sinistra, gli appartamenti del figlio, il principe ereditario.
Si tratta di due appartamenti simmetrici, uguali per numero e disposizione delle sale, ma con una decorazione differente, a seconda di intenti, fase costruttiva e artisti coinvolti.
Gli appartamenti di Cristina
Quelle che un tempo erano le stanze di Cristina di Francia conservano ancora la decorazione floreale degli affreschi delle volte e degli stucchi dorati, realizzati da Isidoro Bianchi e dai figli Francesco e Pompeo.
Si viene infatti accolti da un tripudio di gigli di Francia, rose di Cipro, ninfe e putti che danzano e che producono essenze profumate.
Da sempre i fiori sono simbolo della primavera e della giovinezza. In questo caso richiamano il tempo felice del matrimonio di Cristina e Vittorio Amedeo, disgraziatamente interrotto dalla prematura morte del duca nel 1637.
Questa frattura nella vita di Cristina determina un cambio iconografico nelle ultime due stanze, la Sala dello Zodiaco e la Sala verde, dove si notano riferimenti mitologici, tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.
• Nella Sala dello Zodiaco il protagonista è il malinconico scorrere del tempo, con l’alternanza del giorno e della notte e delle stagioni.
• Nella Sala Verde alcuni episodi di Ovidio raffigurano la morte dell’eroe e la sua rigenerazione in fiore, con chiaro riferimento a Vittorio Amedeo I.
Inoltre, nell’affresco al centro della volta, Cristina è raffigurata con il volto triste mentre accoglie un toro come vittima sacrificale; non manca però l’elemento consolatorio della rinascita del toro nel cielo, che allude a quella del duca Vittorio Amedeo, nato sotto l’omonimo segno zodiacale.
Gli appartamenti del Principe ereditario
Gli appartamenti del Principe ereditario vengono costruiti dopo il 1642, al termine di un periodo molto complicato per la duchessa Cristina.
Infatti, alla morte del marito nel 1637, Cristina diventa reggente in nome del figlio minorenne Carlo Emanuele, attirandosi però tutta una serie di oppositori: da una parte i cognati Tommaso di Savoia e il cardinale Maurizio; dall’altra niente meno che il cardinale francese Richelieu.
Nonostante tutto, Cristina fu talmente abile e caparbia da riuscire a mantenere il suo potere fino all’elezione del figlio. E così, sedati i conflitti, riprese anche i lavori del suo castello, dedicandosi alle camere del figlio.
A livello iconografico vengono scelti temi utili alla formazione del giovane duca, facendo sempre riferimento alle virtù e alle capacità del padre.
Il leit motiv dei fiori degli appartamenti di Cristina è sostituito da quello dei frutti, simbolo del Buon Governo.
Inoltre, a differenza delle stanze dorate della madre, le sale destinate a Carlo Emanuele II sono caratterizzate dallo stucco bianco, con soluzioni stilistiche differenti per l’intervento di nuovi artisti.
Infatti i fratelli Bianchi intervengono solo nella sala vicino al Salone d’onore, ovvero quella della guerra dedicata all’insegnamento dell’arte militare.
È invece Alessandro Casella a realizzare degli stucchi più plastici delle altre sale, riuscendo ad armonizzarsi con gli affreschi eseguiti dai fratelli Recchi.
–> Se vuoi sapere di più sugli appartamenti di Cristina e del Principe ereditario, consulta il sito ufficiale del Castello del Valentino.
—> Piccola precisazione: Il Castello del Valentino è visitabile all’interno solo tramite visite guidate gratuite.
Tutta la storia: da castello principesco a sede universitaria
Il Castello del Valentino è il risultato di due fasi costruttive:
- quella seicentesca, come residenza di svago dei Savoia e della loro corte fuori dalle mura cittadine;
- quella ottocentesca, quando diventa la sede di esposizioni industriali e poi della Scuola di Ingegneria.
Una storia di trasformazioni, che dimostra come questo castello abbia saputo reinventarsi senza mai perdere il suo fascino. Scopriamo insieme tutte le tappe più significative.
I primi inquilini del castello
La storia del Castello del Valentino comincia nel Cinquecento.
Precisamente nel 1543, quando il funzionario del re di Francia Renato Birago giunge a Torino insieme alla moglie Valentina Balbiano con un incarico di rappresentanza per conto del suo sovrano.
Durante questo soggiorno, i due coniugi si costruiscono una residenza con giardino, proprio fuori le mura, sulla riva sinistra del Po. Ecco il primo nucleo del futuro Castello del Valentino.
Successivamente, nel 1564 il palazzo dei Birago viene acquistato dal duca Emanuele Filiberto di Savoia per donarlo al figlio illegittimo, don Amedeo di Savoia.
In questo periodo la villa non è molto grande, ma è un semplice edificio di quattro piani parallelo al fiume, con una torre sul lato sud e con un avancorpo sporgente su quello nord.
Alla fine del XVI secolo la duchessa Caterina, moglie di Carlo Emanuele I di Savoia, sceglie questa villa fluviale come sua residenza ufficiale.
L’arreda quindi con cura e fa costruire un giardino pianeggiante sul lato nord del palazzo, collegato con una scala a chiocciola alle sponde irregolari del fiume.
Per avere un’idea di com’era la proprietà nel ‘500, osserva la veduta qua sotto:

Parigi, Bibliothèque Nationale de France
L’epoca d’oro sotto Cristina di Francia
È merito di Cristina di Francia, la nuora della duchessa Caterina, se questa villa sul Po vive il suo periodo di massimo splendore, in veste di luogo prediletto per le feste e gli svaghi della corte.
Infatti nel 1619, a soli tredici anni, la principessa francese sposa Vittorio Amedeo I di Savoia, ricevendo in dono la proprietà fluviale.
Già l’anno dopo Cristina si mette all’opera per trasformarla nella sua maison de plaisance e affida i lavori di ristrutturazione all’architetto Carlo di Castellamonte.
L’intento è quello di potenziare il valore scenografico della facciata sul Po, insistendo sul ruolo della villa come avamposto strategico sul fiume e sulla collina prospiciente.
Al tempo stesso il progetto prevede anche un significativo intervento sulla facciata opposta, per sottolineare il profondo legame con la città.
All’atto pratico
- viene raddoppiato il palazzo, con la creazione di un secondo avancorpo aggettante verso il Po. A collegarli viene realizzato un doppio scalone con il ruolo di centro di simmetria di tutto l’edificio;
- anche sul fronte rivolto verso la città viene creato uno scalone a doppia rampa per raggiungere il loggione al primo piano, quasi fosse un perfetto corrispettivo di quello della facciata verso il fiume;
- vengono poi costruite due torri angolari all’estremità della costruzione;
- per finire, si realizza la copertura dei tetti in ardesia e a falde inclinate, che conferma la chiara derivazione da modelli francesi dell’intero progetto.
A un certo punto però i lavori vengono bruscamente interrotti a causa della morte di Vittorio Amedeo I nel 1637 e del conseguente conflitto per la reggenza tra la duchessa e i suoi cognati, il principe di Carignano Tommaso di Savoia e il cardinale Maurizio.
Non solo. Cristina deve anche tenere a bada le mire del cardinale Richelieu che voleva annettere il ducato dei Savoia alla Francia.
Ma la duchessa non si scoraggia e, resistendo tenacemente, alla fine riesce a consolidare il suo potere.
E così, a partire dal 1641 si riprende il cantiere del Castello del Valentino, per mano dell’architetto Amedeo di Castellamonte, il figlio di Carlo.
- Sulla facciata verso la città vengono costruiti due lati di portici terrazzati, più bassi di un piano rispetto alle torri sul Po per esigenze prospettiche. Questi portici hanno lo scopo di collegare l’edificio centrale ad altre due strutture a padiglione;
- lo spazio del Cortile d’Onore viene chiuso da altri portici formando una sorta di emiciclo;
- ai lati dell’intera struttura vengono realizzati due giardini simmetrici quadrati;
- a fianco della loggia del primo piano vengono aggiunte delle colonne binate, sormontate dalle statue delle Quattro Stagioni;
- viene poi creato il nuovo frontone con una targa commemorativa e lo stemma di Cristina contornato dai gigli di Francia.

Non solo maison de plaisance
Cristina di Francia è legata al Castello del Valentino non solo perché lo sceglie come sua residenza preferita, ma perché è il luogo in cui si svolgono momenti salienti della sua vita.
È da qui che nel 1619 inizia il suo solenne ingresso a Torino, come sposa di Vittorio Amedeo.
Ed è sempre qui che nel 1645 la principessa parte per riprendersi la città, dopo la guerra civile con i cognati.
La residenza diventa anche sede di importanti accordi politici, primo fra tutti quello tra Cristina e i cognati, mettendo fine a un conflitto che stava solo indebolendo i Savoia.
La seconda vita del Castello del Valentino
Dopo la morte di Cristina la villa subisce un lento decadimento perché i successivi duchi di Savoia prediligono altre residenze come Palazzo Madama e la Reggia di Venaria.
Rimane però il luogo privilegiato per importanti feste di casa Savoia, come:
- il compleanno di Vittorio Amedeo II nel 1678, organizzato dalla madre, la duchessa Maria Giovanna Battista Nemours, con una grandiosa rappresentazione allegorica accompagnata da fuochi d’artificio sul Po;
- le nozze di Vittorio Amedeo III nel 1750;
- e quelle di Carlo Emanuele IV nel 1775.
Inoltre nel Settecento la zona a sud dell’edificio viene adibita al gioco della pallamaglia, una sorta di antenato del cricket e del golf.
L’Ottocento, tra Grandi Esposizioni e modifiche architettoniche
Durante il periodo napoleonico la villa viene usata come sede della Scuola di Veterinaria, per poi diventare caserma del Genio Pontieri nel 1824.
Poi, a partire dal 1829 ospita tutte e sei le edizioni dell’Esposizione dei prodotti dell’industria de’ Regi Stati, manifestazione nata per celebrare i progressi industriali del regno sabaudo.
Nel 1850 i Savoia cedono la proprietà allo Stato, che apporta alcuni cambiamenti architettonici per opera degli architetti Domenico Ferri e Luigi Tonda.
In particolare i portici seicenteschi sono sostituiti dalle attuali maniche a due piani, per far fronte alle esigenze di spazio per ospitare la sesta e ultima edizione dell’esposizione industriale del 1858.
Ma soprattutto la facciata verso la città diventa l’ingresso principale, sottolineando il passaggio da palazzo seicentesco a castello ottocentesco.
Altro momento fondamentale: nel 1859 l’edificio è ceduto alla Regia Scuola di Applicazione degli Ingegneri, che abbatte l’emiciclo, per creare due nuove maniche terrazzate e l’attuale cancellata.
Piccola curiosità: il 23 ottobre 1863 proprio al Castello del Valentino si istituì il CAI, il Club Alpino italiano.
L’attuale sodalizio con il Politecnico di Torino
Nel 1906 la Scuola di Applicazione degli Ingegneri si unisce al Regio Museo Industriale, fondando così il Politecnico di Torino.
Ancora oggi il castello del Valentino è sede della Facoltà di Architettura, nonché luogo di ricerca e di studi del Politecnico.
Se ti ha incuriosito la storia del Castello del Valentino, puoi continuare a farti ispirare dall’arte e dall’architettura di Torino, seguendo uno di questi percorsi:
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