In molte guide troverai semplicemente un elenco delle fontane più belle di Torino. Io ho scelto un approccio diverso. Per ogni fontana ti racconto l’emozione che mi trasmette, la sua storia, le curiosità meno conosciute e i simboli nascosti che si celano tra i suoi zampilli.
I toret, i più amati

Da quale fontana potevo mai iniziare se non dai toret, le famose fontanelle pubbliche di Torino?
Sono inconfondibili per il color verde bottiglia, ma soprattutto per il rubinetto a forma di testa di toro.
E infatti la parola piemontese “toret” (da leggersi turèt) vuol dire proprio “piccolo toro”, “torello”.
Pensa che i primi esemplari compaiono a Torino più di 160 anni fa, e oggi ce ne sono più di 800 sparsi per tutta la città, sempre pronti a darti da bere gratis, 24 ore su 24.
Ormai sono un simbolo imprescindibile di Torino, al pari della Mole Antonelliana e del mitico gianduiotto.
—> Per questo motivo gli ho dedicato un articolo specifico in cui ti svelo altri dettagli curiosi.
La Fontana dei 12 Mesi, la fontana più scenografica di Torino

La Fontana dei 12 mesi è senza dubbio la mia preferita. Una sintesi perfetta tra la stravaganza del neoroccocò e i primi passi verso il sinuoso liberty.
È composta da una grande vasca ovale, adagiata su un lieve pendio che dalla strada scende verso il Po, all’interno del Parco del Valentino.
Due pennacchi d’acqua salgono fino a 20 metri d’altezza, mentre una piccola cascata parte dalla terrazza ellittica su cui svettano quattro gruppi scultorei, i quattro fiumi di Torino.
Partendo dalla sinistra,
- La Stura è raffigurata dalle tre statue femminili che scherzano attorno a una ruota di mulino;
- il Po è la figura barbuta, seduta a torso nudo su una piccola imbarcazione, con in mano un tridente;
- la Dora è la pastorella che disseta un ariete, in compagnia di un giovinetto che suona la zampogna;
- e il Sangone è il sorridente genio che spia una coppia di innamorati mentre si ristorano davanti alle sue acque.




Lungo le ali della balaustra in discesa ci sono le statue femminili dei mesi, che danno il nome alla fontana.
Credo che siano ben pochi i torinesi a non avere neppure una foto con la scultura del proprio mese di nascita.
Perché si trova proprio al Parco del Valentino?
Forse non lo sai, ma la Fontana dei 12 Mesi di Torino è tutto ciò che rimane dell’Esposizione Nazionale del 1898, organizzata in onore dei primi cinquant’anni dello Statuto Albertino (la prima costituzione del Regno di Sardegna).
Questo evento rappresentava anche un’occasione irripetibile per far sfoggio dell’incredibile progresso industriale e scientifico raggiunto dall’Italia alla fine del secolo.
Era quindi fondamentale affidare all’uomo giusto la realizzazione dei mirabolanti edifici che avrebbero ospitato le esposizioni.
La scelta ricadde sull’architetto Carlo Ceppi, il quale riuscì a stupire i tantissimi visitatori accorsi da ogni dove, con un vero “paese delle meraviglie”, all’interno del quale la fontana dei mesi aveva un ruolo da protagonista, come puoi vedere dall’illustrazione qua sotto.

Purtroppo, com’era prerogativa delle Esposizioni organizzate a Torino, tutti gli edifici costruiti per queste manifestazioni erano destinati alla demolizione a fine evento.
Ma per fortuna la nostra fontana fu l’eccezione che conferma la regola.
Da allora è diventata la testimonianza di un passato splendente ed un insostituibile luogo del cuore della Torino di oggi.
La leggenda di Fetonte
Come spesso accade ai luoghi più caratteristici di Torino, anche la fontana dei 12 mesi è legata a una leggenda di carattere mitologico.
Si narra che un giorno Fetonte, figlio del Sole e di Iside, rubò il carro infuocato del padre, ma non riuscendo a condurlo a dovere, finì per avvicinarsi troppo alla terra, incendiandone i raccolti.
L’ira di Zeus fu implacabile al punto da scagliargli addosso una freccia che lo fece precipitare nel fiume Eridano, l’antico Po.
Di fronte però alle lacrime delle Eliadi, le sorelle di Fetonte, che erano accorse disperate sul posto, il padre degli dei si commosse e le trasformò in pioppi.
Nacque così un bosco sacro, nei pressi del quale sorse molti secoli dopo la Fontana dei Mesi.
–> Se la fontana dei 12 Mesi ti ha incuriosito, allora non perderti anche la bellezza del Parco del Valentino che la ospita.
La Fontana di Nereide e dei tritoni, la più impetuosa di Torino

Nella fontana di Nereide e dei tritoni dei Giardini Reali è come se le sculture emergessero da un mare in tempesta, con i busti in torsione, le pinne contorte e i capelli mossi dal vento, tra rocce e creature marine dalle forme fantastiche.
Al centro fuoriesce una sorridente Nereide dalle forme aggraziate. Attorno a lei, possenti tritoni, metà umani e metà animali marini, suonano strani strumenti a fiato fatti con le conchiglie; e giovani tritoni giocano con i pellicani, come fossero amorini del mare.
La sensazione di tumulto, i dinamici corpi muscolosi dei tritoni, la grazia e la morbidezza della Nereide: siamo di fronte a un’opera che rispecchia pienamente i canoni dello stile barocco.
Del resto il suo realizzatore, Simone Martinez, era nientemeno che il nipote del famoso architetto barocco Filippo Juvarra. Buon sangue non mente.
Oggi la fontana ospita anche 18 varietà di ninfee, incluse quelle ibridate dal vivaio francese Latour-Marliac, tanto amate da Monet. Un connubio tra arte e natura veramente ben riuscito.
Tra superstizione e mistero
Si dice che porti fortuna girare in senso antiorario per tre volte di fila intorno alla fontana di Nereide e dei tritoni. Provare non costa nulla.
Ma è un’altra la credenza più famosa che la riguarda: si pensa che nelle sue vicinanze si nasconda la scala di accesso a una delle tre grotte alchemiche, mitiche porte di passaggio verso dimensioni parallele.
Se devo essere sincera, a me basta semplicemente osservare il riflesso degli alberi nella vasca per incantarmi e per estraniarmi in un’altra dimensione.
—> Se la fontana di Nereide e dei Tritoni ti ha colpito, allora potrebbe interessanti scoprire di più sui Giardini Reali che la ospita.
La Fontana Angelica, la fontana più “magica” di Torino

Da un basamento curvilineo quattro gruppi scultorei in bronzo si affacciano su tre vasche: una più grande di fronte, una più alta verso il centro ed una ad anello sul retro.
In scena ci sono le quattro stagioni.
- la Primavera è la giovane donna che tiene in grembo un nido di uccellini.
- l’Estate è la donna più matura e prosperosa.
- l’Autunno è il giovane uomo di schiena.
- e l’Inverno è l’uomo maturo con la barba, seduto su rami e radici.
Insieme a loro ci sono gruppi di bambini e vari elementi naturali, specifici di ogni stagione.
L’ho definita “magica” perché a questa fontana sono attribuite valenze misteriose.
Secondo questa nuova chiave di lettura, la Primavera sarebbe la rappresentazione della virtù e l’Estate quella dei vizi. L’Inverno e l’Autunno sarebbero raffigurerebbero Boaz e Joaquim, i leggendari guardiani delle colonne d’Ercole.
Inoltre, se ti allontani leggermente dalla fontana, noterai che tra le due figure maschili si apre un varco dalla forma perfettamente rettangolare. Si vocifera che sia la famigerata porta verso la conoscenza. Chissà…
Come mai la fontana si chiama “Angelica”?
Tutto parte dal testamento del 1919 del ministro Paolo Bajnotti, grazie a cui la città di Torino riceve un cospicuo lascito per la costruzione di una fontana in piazza San Giovanni, possibilmente in stile neogotico, da intitolarsi ad Angelica, la madre di Bajnotti.
Richiesta accolta con qualche modifica, a cominciare dalla collocazione.
Al posto di piazza San Giovanni, si sceglie Piazza Solferino per completare il nuovo spazio urbano che collegava il centro barocco di Torino con l’espansione tardo-ottocentesca, realizzata sui terreni ricavati dallo smantellamento dell’antica fortificazione della Cittadella.
Per quanto riguarda lo stile, lo scultore Giovanni Riva non sceglie il neogotico, ma si rifà alla classicità.
Le sculture sono quindi grandi, imponenti e potenti. Del resto vengono realizzate non prima del 1930, quando i tempi ormai erano cambiati e gli artisti iniziavano ad adottare nuove soluzioni formali rispetto a quelle in voga negli anni del testamento.
Le due fontane di Piazza CNL, le più metafisiche


Le due fontane di Piazza CLN rappresentano un uomo e una donna, il Po e la Dora Riparia, due sculture monumentali in marmo bianco, semisdraiate come su un triclinio romano.
Sono poste in modo speculare con un’altra coppia famosa a Torino, quella delle chiese di San Carlo e di Santa Cristina nell’adiacente Piazza San Carlo.
In questo modo sembra che sacro e profano si diano le spalle come le facce della stessa medaglia.
Del resto, il discorso vale anche per le due piazze. Se Piazza San Carlo è il salotto bene di Torino, in Piazza CNL si respirano invece suggestioni metafisiche, alla De Chirico.
Forse non è stato un caso che Dario Argento l’abbia resa famosa in tutto il mondo, ambientandovi il primo terribile delitto del famoso film Profondo Rosso.
La fontana igloo di Mario Merz, la fontana più moderna di Torino

Guardando bene la fontana di corso Mediterraneo, viene subito il sospetto che sia un’installazione di arte contemporanea che funziona anche da fontana.
Ha la forma di un igloo fatto di blocchi di pietra, in mezzo ai quali spiccano quattro scritte al neon – nord, est, sud, ovest – protette da lastre di vetro triangolari, e poste in modo tale che i vertici indichino veramente i quattro punti cardinali.
I getti d’acqua che ci richiamano la sua funzione di fontana escono in maniera scenografica da lunghe canne verticali.
L’artista in questione è Mario Merz, grande esponente dell’Arte Povera a Torino.
E l’igloo è uno dei suoi leit-motiv, riproposto ogni volta con i materiali più diversi.
Nell’igloo Merz materializza il concetto di casa, intesa soprattutto nella sua relazione tra interno ed esterno, tra spazio intimo e spazio collettivo, tra l’uomo e la natura.
Ci trasporta in un tempo primordiale, quando l’uomo era nomade e cacciatore, ma ci mostra anche tutta la precarietà dei tempi moderni.
“Siccome io considero che in fondo oggi noi viviamo in un’epoca molto provvisoria, il senso del provvisorio per me ha coinciso con questo nome: igloo”, dichiarava l’artista.
Simbolo della Torino verso il futuro
Ho definito questa fontana moderna perché rappresenta una tappa urbanistica molto importante per la Torino che guarda al futuro.
Lo si intuisce subito dalla sua collocazione all’interno della vasca spartitraffico delle due nuove arterie stradali di corso Lione e corso Mediterraneo.
Dietro c’è il progetto “Artecittà” che prevede l’ubicazione di opere d’arte contemporanea sul viale della cosiddetta Spina centrale, realizzata in seguito all’interramento del passante ferroviario che un tempo collegava la città da nord a sud.
Ci troviamo quindi di fronte a quello che si può considerare un passaggio di testimone dai monumenti ottocenteschi alle istallazioni contemporanee.
Nella Torino dell’Ottocento le piazze e gli snodi principali furono infatti arricchiti dai monumenti di importanti personaggi storici per la città, mentre oggi i loro eredi consistono in installazioni di arte contemporanea che si interrogano sul futuro di Torino.
Piccola precisazione: al momento la fontana igloo non eroga l’acqua. Speriamo che torni presto in funzione.
La fontana del Monumento del Fréjus, la più simbolica

In piazza Statuto svetta la fontana del Monumento del Fréjus, composta da una piramide di sassi che precipita verso il basso, travolgendo sette figure maschili.
Dalle rocce fuoriescono zampilli d’acqua che si riversano all’interno di una vasca circolare, come fossero torrenti alpini che scorgano dalla montagna.
Più in alto, in vetta, troviamo una figura alata, con penna alla mano.
Simbolo del trionfo della scienza o vertice della magia nera?
Come ci indica la targa, questo monumento rende omaggio al traforo ferroviario del Fréjus, il primo tunnel sotto le Alpi a collegare la Francia al Piemonte.
Per quei tempi si trattava di un’imponente opera di ingegneria, che trasportava il nostro Paese verso la modernità.
E allora, la figura alata diventa il genio della scienza che sta incidendo sulla pietra i nomi dei tre ingegneri che realizzarono l’impresa, a loro imperitura memoria.
Il progresso ha quindi vinto sulla forza bruta dei 7 titani che sono destinati a precipitare nei recessi della montagna.
Ma il traforo del Fréjus, come tutte le opere di questo tipo, costò fatiche e vite umane. Pertanto le associazioni operaie interpretarono questo monumento come ricordo dei tanti lavoratori che si sacrificarono per il futuro di tutti.
Trionfo della scienza, commemorazione dei lavoratori, ma non solo. La fontana si ammanta anche di leggende della Torino magica.
Piazza Statuto sarebbe uno dei vertici del triangolo della magia nera, la fontana coinciderebbe con le porte dell’inferno e il genio alato sarebbe Lucifero, con lo sguardo rivolto verso Piazza Castello, imperniata invece di magia bianca.
La fontana del Parco della Tesoriera, la più raffinata

La fontana del Parco della Tesoriera è l’esempio di come una semplice vasca a forma ovale possa diventare elegante grazie a piccoli giochi d’acqua.
In centro tre zampilli salgono alti verso il cielo, mentre lungo il perimetro partono piccoli getti a cannella che convergono verso il centro, creando un bell’effetto ornamentale.
A renderla ulteriormente raffinata sono il prato verde alla francese su cui è adagiata, e gli alberi frondosi che le fanno da quinta scenica.
Ma il pezzo forte è senza dubbio la scenografia di fondo offerta da Villa Sartiriana, una bellissima villa barocca conosciuta da tutti come “La Tesoriera” perché costruita per il tesoriere di Casa Savoia Aymo Ferrero di Cocconato a inizio Settecento.
Le fontane di Piazza Castello, le più rinfrescanti

Le fontane di Piazza Castello sono quattro e sono poste a filo della pavimentazione senza impiego di vasche.
Ognuna ha un alto zampillo centrale che fa da protagonista, mentre dodici getti più piccoli gli fanno da corolla, disponendosi attorno.
Le ho definite “rinfrescanti” perché soprattutto nell’afose giornate d’estate i più piccini, ma anche i più grandicelli, si fanno letteralmente il bagno, gettandosi sopra ai getti, quasi fossero in un parco acquatico.
Queste fontane hanno anche il dono dell’invisibilità. Essendo infatti senza vasca, quando il Comune le spegne, scompaiono completamente dalla piazza.
E così chi non le conosce, non può minimamente immaginare che esistano.
–> Scopri tante altre curiosità su Piazza Castello
La fontana del melograno, la più beneaugurante

Nel cortile del Borgo Medievale di Torino, c’è una vasca in pietra con un albero di melograno in ferro battuto, dai cui rami partono i getti d’acqua della fontana.
La vasca è ottagonale come fosse una fonte battesimale. Il numero 8 simboleggia infatti la vita che sconfigge la morte, la Resurrezione e quindi l’eternità.
Il melograno invece è da sempre un classico dono di nozze, auspicio di un matrimonio felice e fecondo.
Quest’albero, però, non è un semplice melograno, ma ha qualcosa di strano visto che le sue foglie sono quelle tipiche di una quercia.
Non è un errore. La quercia è infatti simbolo di forza e resistenza, ma anche di eternità perché produce fiori di entrambi i sessi. Si “sposa” quindi perfettamente con il significato del melograno.
Ma non è finita qua. Tra i rami e le foglie si nascondono anche piccoli draghi con lo scopo di proteggere l’albero dal male.
Giusto per completezza, ti dico ancora che siamo di fronte a una copia della omonima fontana quattrocentesca del castello di Issogne, in Val d’Aosta.
L’esemplare di Torino viene realizzato per l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911 perché si era deciso di riprodurre un edificio che si rifacesse proprio al castello valdostano, per usarlo come sede espositiva dell’arte antica piemontese.
Finita l’esposizione, la fontana passa qualche anno nei depositi del museo civico di Palazzo Madama, per poi trovare la sua definitiva casa nel Borgo Medievale di Torino, a partire dal 1928.
Piccola precisazione: attualmente non è possibile visitare il Borgo Medievale di Torino perché è in corso un intervento di restauro. La riapertura è prevista per il 2027.
Mappa delle più belle fontane di Torino
Ecco una mappa realizzata con My Maps di Google Maps che ti mostrerà dove sono le fontane più belle di Torino.
-> Continua a farti ispirare da altri monumenti e luoghi da vedere a Torino.
