Perché visitare Torino? Ritratto di una città dalle mille anime

Una riflessione sincera su Torino, dalla sua prima impressione all'identità costruita nel corso dei secoli, fino alle sue prospettive per il futuro.
Perché visitare Torino

Indice

Se devo essere sincera, non mi aspettavo fosse così difficile rispondere alla domanda “Perché visitare Torino”.

Come hanno fatto altri, avevo scelto di partire da un elenco di punti forti, tipo “10 motivi per visitare Torino almeno una volta nella vita”.

C’ho provato, ma il risultato non mi ha soddisfatto completamente. L’insidia maggiore è stata quella di scadere in uno “spottone” di parte.

Alla fine ho deciso di farmi trasportare dai miei pensieri, parlando di Torino più “a braccio”.

Quello che leggerai è davvero la mia opinione più sincera su Torino.

La prima impressione conta e Torino è maestra in questo

Ho deciso di iniziare pensando a come potrei descrivere Torino a qualcuno che non la conosce affatto, concentrandomi su quella che potrebbe essere la prima impressione.

Torino, un elegante salotto a cielo aperto

Di solito l’aggettivo più usato per descrivere Torino è elegante.

Ed è senza dubbio vero. A cominciare dal suo centro storico, dove le sue strade si intrecciano perpendicolarmente creando un reticolo perfettamente regolare e dove le piazze paiono così ordinate perché delimitate da palazzi dalle tinte chiare e con le facciate simmetriche, tutte con la stessa altezza.

Ci sono poi degli angoli in cui riesco perfettamente a immaginare l’antica magnificenza di quando era la capitale della dinastia Savoia. Piazza Castello è il posto giusto per respirare quest’atmosfera regale.

Piazza Castello a Torino - Vista dalla torre medievale di Palazzo Madama

Torino, città verde incorniciata dalle montagne

Ma se penso a Torino mentre le sono lontana, la prima cosa che mi viene in mente è il suo verdeggiare, dai viali alberati ai suoi numerosissimi parchi e giardini pubblici, sparsi in ogni quartiere.

Il più amato è il Parco del Valentino, ma mi piace anche osservare lo scorrere delle stagioni passeggiando tra le chiome dei parchi della collina. Il mio preferito è il Parco di Cavoretto.

Da sempre gli alberi accompagnano la vita dei torinesi, molti sono millenari, ma ce ne sono anche di giovanissimi. Del resto non esiste area riqualificata che non preveda una nuova zona verde.

Non so perché ma trovo davvero affascinante vedere come gli scheletri delle fabbriche della Torino del secolo scorso riescano a riprendere vita immersi nel verde. Hanno trovato nuovi scopi e destinazione d’uso, esattamente come ha fatto la Torino post-industriale. Il Parco Dora è forse il caso più eclatante e non a caso è uno dei miei luoghi preferiti.                

Un’altra cosa che colpisce sempre di Torino è la sua invidiabile posizione geografica.

È posta infatti ai piedi dell’arco alpino occidentale, in modo tale da essere circondata da un’affascinante corona di montagne.

Credimi, basta una giornata tersa per vedere tutte le sue cime. Pare incredibile, ma riuscirai a scorgerle al fondo di ogni strada, anche dal centro.

Si parla del Monviso, del Gruppo dell’Orsiera, del Rocciamelone, del Gran Paradiso e del Monte Rosa.

Basta scegliere uno dei tanti punti panoramici della città e lo spettacolo sarà impareggiabile.

Torino dall'alto - vista da Villa della Regina

Torino non ha il mare ma ci sono il Po e la collina

Naturalmente Torino non è una città perfetta.

Uno dei massimi rammarichi di un torinese è l’assenza del mare. Confesso che anche per me è una mancanza, ma a pensarci bene la città cerca di rimediare con i quattro fiumi che la percorrono.

Il re è ovviamente il Po che regala km di passeggiate lungo le sue sponde, dall’atmosfera sempre diversa, a seconda dell’ora del giorno e della stagione. Magicamente i rumori della città indaffarata si placano, resta solo il placido scorrere del fiume con i suoi scorci suggestivi e il suo popolo variegato di uccelli fluviali.

E poi ci sono i ponti che uniscono le due sponde, dal centro ti portano in collina. Qui le strade salgono con dolcezza, attraversano quartieri dal fascino particolare, come se fosse un’altra Torino, ma in realtà Torino rimane sempre una, solo che è molto più complessa e articolata di quello che può sembrare.

Come la Storia ha fatto Torino e come Torino ha fatto la Storia

A livello artistico Torino è solitamente etichettata come la città barocca dei Savoia. Una definizione che trovo un po’ limitante, ma che di sicuro preferisco all’odioso pregiudizio di grigia città post-industriale.

In realtà è sufficiente qualche cenno alla sua storia per capire che la Torino di oggi è il frutto di una serie di tappe concatenate tra loro, come i pezzi di un puzzle.

Il risultato è una città dalle mille anime, ognuna di loro imprescindibile perché racconta una parte di storia capace di coinvolgere chiunque.

Da Iulia Augusta Taurinorum alla Torino medievale

Ad esempio, camminando nel suo centro storico puoi ancora avvertire gli echi della sua nascita ai tempi degli antichi romani, osservando l’imponenza della Porta Palatina, i gradoni rimanenti del teatro romano, i resti sparsi delle mura e l’ortogonalità delle strade.

Allora aveva l’altisonante nome di Iulia Augusta Taurinorum, ma era solo una piccola città di provincia dell’impero romano, tappa di passaggio prima di varcare le Alpi.

Un inizio in sordina, non so in quanti potevano immaginare che cosa sarebbe diventata.

Parco Archeologico Porta Palatina visto dal campanile del Duomo di Torino

Come tutte le città romane, visse poi gli anni turbolenti delle invasioni barbariche, anche se fu abile nel diventare la capitale di un ducato longobardo prima e di una marca del Sacro Romano Impero poi.

Ed è proprio a questo punto, precisamente nel 1046, che la storia della città si intrecciò con quella dei Savoia.

Come spesso capita, tutto partì da un matrimonio, quello fra Adelaide di Susa, erede della marca di Torino e Oddone, figlio del fondatore della dinastia sabauda Umberto I Biancamano.

Torino, capitale barocca dei Savoia

I giochi parevano fatti, eppure ci vollero altri secoli perché Torino diventasse la capitale del ducato dei Savoia. Così decise Emanuele Filiberto di Savoia nel 1563, tradendo la precedente capitale Chambéry e pure la Francia, culla della sua dinastia. Chissà se avvertì la portata della sua scelta.

Ad ogni modo il suo primo desiderio fu quello di dotare la città di un sistema difensivo d’eccellenza. Le mura romane furono rafforzate e nacque la Cittadella, di cui oggi restano il suo Mastio e km di affascinanti cunicoli sotterranei.

Mastio della Cittadella Torino

Anche il centro storico che ammiriamo oggi è frutto del progetto urbanistico iniziato sotto Emanuele Filiberto e poi portato avanti dai suoi discendenti negli anni a seguire.

La Torino del Seicento venne infatti modellata per esaltare la magnificenza dei suoi duchi: una nuova residenza ducale e una nuova piazza Castello, da cui far partire l’espansione della città, replicando una griglia ordinata di strade, con palazzi aristocratici dalle facciate omogenee e dalle linee semplici e austere.

È la Torino realizzata dal Vitozzi e dai Castellamonte, con la parentesi più ardita di Guarino Guarini, autore della Cappella della Sindone e della Chiesa di San Lorenzo. L’inizio della famosa Torino Barocca.

Nel frattempo, tutto attorno alla città, iniziò a prendere forma una corona di delizie, un insieme di residenze di svago per i periodi di villeggiatura dei Savoia, una più bella delle altre. Sì, sono le famose residenze sabaude, come il Castello del Valentino, Villa della Regina, la Palazzina di Stupinigi e la Reggia di Venaria, solo per ricordarne qualcuna.

Tornando alla Cittadella, devo dire che si rivelò molto utile, più volte sventò gli attacchi e gli assedi dei nemici.

Il più duro fu quello del 1706. Le truppe franco-spagnole parevano avere la guerra in pugno, ma non potevano immaginare che il sacrificio eroico di un umile soldato di nome Pietro Micca avrebbe salvato la città.

Mi fa sempre un certo effetto visitare il punto preciso del cunicolo in cui questo coraggioso personaggio ha acceso la miccia che ha bloccato i soldati francesi.

Clicca qui se vuoi provare anche tu questa emozione.

Pietro Micca - dipinto di Andrea Gastaldi alla GAM di Torino

Passato il momento difficile, qualche anno più tardi Torino visse uno dei suoi periodi migliori: lasciò le vesti da capitale ducale per mettere quelle più sontuose di un regno.

Il novello re di Sardegna si fece aiutare dall’incredibile talento dell’architetto Filippo Juvarra e a seguire dalla concretezza magniloquente di Benedetto Alfieri.

Sono gli anni della Basilica di Superga, della facciata e dello scalone di Palazzo Madama, della Galleria di Diana della Reggia di Venaria. E potrei continuare ancora a lungo…

La Torino nell’800: da Napoleone al periodo risorgimentale

Ma Torino era destinata a continui su e giù della ruota della fortuna. Con la campagna in Italia del 1800, Napoleone diventò il suo nuovo signore. E per i Savoia ci furono ben 15 anni di esilio.

L’Ottocento era iniziato male per la città, l’occupazione francese non fu mai digerita del tutto, ma i decenni successivi furono trepidanti.

Innanzitutto si capì il potenziale di alcuni cambiamenti apportati dal nemico Napoleone.

I francesi avevano infatti abbattuto le mura cittadine, creando nuovi spazi urbani, come le cosiddette promenades, ovvero i suggestivi grandi viali alberati che ancora oggi si diramano dal centro città.

Ed ecco spiegato il motivo per cui alcuni definiscono Torino una piccola Parigi.

Corso Galileo Ferraris a Torino

Napoleone aveva anche distrutto un antico ponte pericolante che collegava la strada verso il Po con la collina, per costruirne un altro decisamente più moderno, quello che oggi chiamiamo Ponte Vittorio Emanuele I.

Fu un dono inatteso e anche se arrivava dai francesi a nessuno venne in mente di abbatterlo.

Anzi, il Comune fece erigere la scenografica chiesa della Gran Madre nella zona precollinare oltre il ponte per festeggiare il ritorno dei Savoia, i quali a loro volta diedero il là per la costruzione della bellissima piazza Vittorio Veneto e dell’adiacente Borgo Nuovo.

In questo modo l’ordinata città barocca si impreziosì ulteriormente grazie all’eleganza del periodo neoclassico, come fosse una sua naturale continuazione.

Lungo Po visto da Piazza Vittorio

Ma i tempi erano destinati a cambiare ancora. L’autorità ristabilita dalla Restaurazione risultò apparente. Niente riuscì a fermare i venti di libertà nati dalla Rivoluzione Francese.

Torino fu subito ricettiva, divenne il centro propulsore del Risorgimento Italiano, guidata dai Savoia che sconfissero l’invasore austriaco nelle Guerre d’Indipendenza, e come ricompensa ottenne l’onore di essere la prima capitale del Regno d’Italia nel 1861.

Il Museo Nazionale del Risorgimento racconta questa incredibile parte della storia.

Torino saluta i Savoia e ce la fa da sola

Ma te l’ho già detto, per una città come Torino i rovesci della fortuna sono sempre dietro l’angolo.

Manco tre anni e si vide strappata del suo ruolo di capitale. Dopo oltre due secoli a immagine e somiglianza dei Savoia, parve perdere di colpo tutti i suoi punti di riferimento.

Per fortuna il piangersi addosso non durò a lungo. Presto si rimboccò le maniche alla ricerca di una nuova identità.

Si buttò quindi sul lavoro. Obiettivo? Fare crescere la produzione manifatturiera e concentrarsi sullo sviluppo industriale.

Il motore di tutto ciò fu la nascita di una moderna borghesia imprenditoriale, che decise anche di dedicarsi al mercato immobiliare commissionando numerosi edifici in nuove aree residenziali intorno al centro cittadino.

E così, Torino si riempì di estrosi edifici in stile eclettico, caratterizzati dalla commistione di stili diversi e dalla sperimentazione di nuove tecniche costruttive.

La città del secondo Ottocento fu plasmata da una nuova generazione di professionisti quali Alessandro Antonelli, Crescentino Caselli, Carlo Ceppi, Camillo Riccio e Riccardo Brayda.

Palazzo dei Draghi a Torino

E La Mole Antonelliana divenne la sua massima manifestazione.

Mole Antonelliana Torino

Per dimostrare a tutti gli incredibili risultati raggiunti, Torino organizzò alcune delle grandi Esposizioni Nazionali e Internazionali di fine secolo, che avevano lo scopo di promuovere la neo-nata produzione industriale dell’Italia.

Il microcosmo del Borgo Medievale e la scenografica Fontana dei Mesi del Parco del Valentino risalgono proprio a questo periodo così dinamico.

Torino Belle Époque

Ma il meglio per la Torino industriale doveva ancora arrivare.

Mentre in città si diffondeva la bellezza dello stile liberty, a ridosso del Novecento, nasceva la FIAT. E qualche anno più tardi fu il turno della Lancia. Torino era diventata la capitale dell’automobile.

Un tale sviluppo economico fu motivo di attrazione per moltissime persone dalle campagne che si riversarono a ridosso della cinta daziaria della città, dando vita ai primi quartieri operai, le cosiddette barriere.

Ma Torino non si fermò qui. Diventò anche capitale della moda, dell’editoria, dell’aeronautica e della finanza e fu promotrice della nascita del cinema e della radio-televisione.

La Torino della FIAT: da dorata a grigia città industriale

Torino sopravvisse ai due conflitti mondiali con tenacia, nonostante la depressione economica del primo dopoguerra, gli anni difficili del fascismo e i pesanti bombardamenti della II Guerra Mondiale.

Durante questo periodo così duro, la produzione industriale resse sempre e la FIAT diventò un traino fondamentale per il boom economico dell’Italia negli Anni Cinquanta.

L’apice di questo periodo d’oro fu il grande evento di Italia ’61 che celebrò il progresso tecnologico di Torino e di tutta l’Italia, in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia.

Nell’immaginario collettivo, Torino era diventata la città delle grandi opportunità. E proprio in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita, un numero incredibile di immigrati, soprattutto dal Sud Italia, si riversò in città, portando la popolazione a superare un milione di abitanti.

Ma purtroppo Torino non era pronta ad accogliere tutte queste persone. Mancavano case, servizi e la convivenza non fu immediata.

Si cercò di correre ai ripari con numerosissimi progetti di edilizia popolare, concentrati soprattutto attorno all’enorme stabilimento della FIAT nel quartiere di Mirafiori.

Nonostante un buon inizio, gli Anni Sessanta non furono affatto semplici. Al boom economico seguirono molte tensioni sociali che sfociarono nelle proteste del ’68 e nell’autunno caldo degli operai.

La situazione non migliorò nel decennio successivo. Anzi, l’intero sistema industriale del nostro Paese entrò in crisi.

A Torino chiusero molti stabilimenti, migliaia di operai finirono in cassa integrazione e molti altri furono licenziati. Per la FIAT era iniziata una recessione senza fine, come testimoniano pure i giorni moderni.

Ripartire dagli errori verso la Torino del futuro

A partire dagli Anni ’80, iniziò una lunga riflessione su Torino per traghettarla nella era post- industriale. Ancora una volta questa città doveva voltare pagina e trovare una nuova identità.

Se ti stai chiedendo qual è l’elemento caratterizzante della Torino di oggi, ti posso subito dire che ha imparato a non focalizzarsi su unico aspetto, ma ha capito l’importanza di diversificare, cercando finalmente di mettere a frutto tutte le sue potenzialità.

Certo, la strada è ancora lunga. Ci sono preconcetti da abbattere e probabilmente ci vorrà ancora del tempo prima che si trovi il modo giusto di valorizzare ogni settore.

Torino, città d’arte e cultura

Di sicuro sta puntando molto sul suo patrimonio artistico.

Del resto, musei come quello Egizio, quello del Cinema, quello dell’Automobile o quello del Risorgimento sono perle rare nel mondo.

Per non parlare del complesso dei Musei Reali, delle bellissime residenze sabaude e dell’unica e inimitabile Cappella della Sindone.

La considero una vera e propria capitale d’arte che ha imparato a valorizzare l’eredità del passato, ma che sa anche stare al passo con le novità dell’arte contemporanea, grazie a fiere dal respiro internazionale come Artissima; un circuito aggiornato di gallerie e spazi museali; moderni centri dedicati alla fotografia; installazioni e opere di street art sempre più numerose in giro per la città e persino nuovi grattacieli.


Se poi estendiamo il discorso a tutte le arti, allora mi vengono in mente tutti gli eventi di fama internazionali che animano il calendario torinese, dal mondo del cinema a quello della musica; dall’editoria alla danza. Ad esempio il Salone del Libro, il Torino Film Festival e MITO Settembre in Musica.

Torino, città dinamica

Torino si è messa d’impegno anche nello sfatare certi luoghi comuni sulla personalità dei suoi abitanti.

Nell’immaginario collettivo lo stereotipo del torinese è infatti quello di essere riservato, se non a tratti freddo e serioso.

In realtà basta farsi un giro per la città per scoprire quanto questa città sia dinamica e sufficientemente chiassosa.

Mi vengono in mente il vivacissimo Mercato di Porta Palazzo o quello del Balon; lo “struscio” del fine settimana che riempie le vie dello shopping; locali e dehors dappertutto, a cominciare dalle zone della cosiddetta “movida”; la grande partecipazione agli eventi culturali e sportivi, come le partite di calcio di Juve e Toro, e più recentemente le ATP Finals di Torino.

Torino, città che punta sull’innovazione usando la creatività

Ma poi come si fa a considerare Torino una città troppo impostata, quando la creatività e lo sviluppo tecnologico vi regnano sovrani?

Non a caso è stata la capitale europea dell’innovazione 2024-2025 ed è diventata Città Creativa Unesco per il Design nel 2014.

Ci sono poli di eccellenza come il Politecnico, il centro delle OGR e l’Alenia, leader nel settore aerospaziale e sono presenti grandi aziende del Made in Italy e del Design.

Direi che non ha proprio nulla da invidiare ad altre città.

Torino, città golosa

E non ho ancora parlato di tutto il settore gastronomico.

Torino è la città del cioccolato e dei gianduiotti; del bicerin e del caffè Lavazza; dei grissini e dei tramezzini; di vini come il Barolo e del Vermouth Carpano; di Eataly e del Salone del Gusto con Terra Madre.

Non si può venire a Torino e non provare tutte le sue prelibatezze e almeno uno dei suoi bar storici.

Torino, la città giusta per un viaggio autentico

Potrei parlare ancora a lungo dei suoi punti di forza e di tutti i suoi sforzi nell’alzare l’asticella, giorno dopo giorno.

Ma credo che Torino da sola offra il miglior biglietto da visita di se stessa.

Al di là di tutte le cose da vedere e fare, Torino è una città da vivere soprattutto all’aperto, in mezzo alla gente, camminando tra i suoi quartieri, sotto i suoi portici, attraverso le sue piazze, sopra i suoi ponti, lungo i suoi viali alberati, perennemente col naso all’insù, facendosi incantare da atmosfere sempre diverse, dai giochi di luci, dalle giornate di nebbia e dai cieli tersi.

Per me un viaggio ha valore quando ti fa allontanare dalla routine; quando ti regala energia, positività e stimoli nuovi; quando riesci a creare legami immediati con i luoghi e la sua gente, al punto che può capitare che ti manchino quando meno te lo aspetti, anche dopo un po’ di tempo che sei tornato a casa.

Per me Torino ha tutte le carte per essere uno di quei luoghi. A questo punto resta a te scoprire se ho ragione o meno.

Per il momento, sarò già soddisfatta del mio lavoro se sarò riuscita a incuriosirti.

–> Se vuoi continuare a conoscere Torino attraverso storie, luoghi e percorsi, puoi esplorare tutti gli articoli di In giro per Torino.

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